domenica 21 gennaio 2018

L'inviata di la Repubblica Concita De Gregoro alla Scuola Holden commenta il suo libro "Chi sono io?"

 
Lunedì 22 gennaio alle ore 19, la Scuola Holden ospita Concita De Gregorio, inviata per la Repubblica, per commentare l’uscita del nuovo libro Chi sono io? (edito da Contrasto). 

L'autrice dialogherà con 
Helena Janeczek, nota scrittrice tedesca da trent’anni residente nel nostro paese, affrontando il tema della fotografia femminile e del significato dell’autorappresentazione. In un percorso virtuale tra epoche e culture differenti, emergono le problematiche relative all’identità che, secondo l’autrice, appartiene all’ambito dall’autoritratto, in contrasto con il selfie correlato al concetto di reputazione.
 
Nel’introduzione all’opera Concita De Gregorio spiega: «Ho cercato molti autoritratti, per molto tempo. Quelli che ho trovato sono quasi tutti femminili. Le donne fotografe si ritraggono sempre, quasi sempre. Gli uomini fotografi molto meno. È curioso. I fotografi non hanno bisogno di cercare la loro anima? Come mai voltano così di rado la macchina fotografica verso se stessi? Perché il lavoro sull’identità – chi sono io – è in fotografia un lavoro soprattutto femminile?».

L’autrice ha scelto quindi di interrogare cinque giovani fotografe italiane – Guia Besana, Silvia Camporesi, Anna Di Prospero, Simona Ghizzoni e Moira Ricci – che si muovono nel campo dell’autorappresentazione. Si tratta di racconti-dialoghi raccolti in sezioni dedicate. Nessuna caratteristica tecnica viene rilevata nella descrizione delle immagini, ponendo al centro invece la storia: la famiglia, la madre, l’infanzia, il corpo, il sesso, la paura e temi legati all’identità.

Oltre a voler decifrare l’intenzione di fondo che risiede nell’autoritrarsi, l’autrice ha posto l’accento su alcuni temi comuni evidenti nei loro autoritratti: la presenza dell’acqua come elemento ricorrente o del colore rosso; la scelta di rappresentarsi allo specchio o con il volto celato; la metamorfosi come simbolo di rinascita e trasformazione del corpo; il travestimento come strumento di affermazione sociale o di evasione da ruoli precostituiti; il corpo in quanto oggetto di riflessione, denuncia e riappropriazione.
Il libro contiene una galleria fotografica che va da Francesca Woodman a Cindy Sherman, da Wanda Wulz a Dora Maar, attraverso gli anni dalla fine dell’Ottocento, arrivando al secolo scorso con Vivian Maier che disse di fotografare se stessa per trovare il proprio posto nel mondo, per proseguire con le interpreti dei nostri giorni. 
 
Ingresso fino a esaurimento posti disponibili 
 
Prenotazione obbligatoria: reception@scuolaholden.it | 011 6632812
Prenotazioni Carta Plus del Circolo dei lettori:
info@circololettori.it | 011 4326827

Scuola Holden, piazza Borgo Dora 49
lunedì 22 gennaio, ore 19 


 

Con la VISITA SUONATA a Palazzo Madama le opere d'arte di Giansone si animeranno al ritmo del jazz

Siete già stati a Palazzo Madama a visitare in Sala Atelier la mostra "Giansone. Sculture da indossare"? Qualsiasi sia la vostra risposta, vi invito ad andarci domenica 21 gennaio alle ore 16, in occasione della "Visita suonata", con Giuseppe Golisano al sassofono contralto ed Emilio Bernè alle percussioni. I due musicisti piemontesi che, praticando da anni la palestra del post bop, sono particolarmente avvezzi all'improvvisazione, in tre diversi momenti si allacceranno al tema del jazz particolarmente presente nell'opera di Giansone e rappresenteranno la teoria delle tangenti, la teoria modulare e il concetto caro all'artista  secondo cui la scultura sia “cavare fuori” le forme dal supporto amorfo, per delinearne via via la sagoma e poi fermarsi nell’attimo conclusivo del suo processo genetico. 
Proprio attraverso l'improvvisazione i due artisti cercheranno di esaltare le affinità del modo di procedere e lavorare del maestro piemontese con il jazz, dove la forma ritmica si moltiplica e articola, gli strumenti dialogano tra loro, e il dinamismo delle scale musicali ricorda la staticità della scultura in cui nulla resta mai immobile. Tra l'altro Bernè suonerà un "basket bongo" realizzato proprio per l'occasione da Golisano, utilizzando dei fili di rame.

Per partecipare alla Visita Suonata basta essere in possesso del regolare biglietto d'ingresso al museo.

Giuseppe Golisano, classe '73, sassofonista e clarinettista torinese di scuola parkeriana e di derivazione free jazz; ha inciso nel 2012 con Famoudou Don Moyè, col quale ancora collabora. Fondatore della label indipendente “Charlie Bird Records”, è attualmente impegnato nel progetto “Post Jazz Project” con importanti musicisti della scena torinese e nazionale. Il suo sound si distingue per l'espressione calda ed esplosiva, sempre al confine tra il melodico e il free.

Emilio Bernè ha studiato musica e batteria da autodidatta (batterista, compositore, improvvisatore). Il suo drumming è ispirato a un mix di musica nera, free jazz ed influenze elettroniche della scena noise e dell'arte performativa. Ha collaborato con artisti di fama internazionale come Jean-Francois Laporte, Betrand Gauguet, Gianni Gebbia e Sabir Mateen.