giovedì 29 dicembre 2016

APPROFONDIMENTI: il Castello di Agliè

Il nucleo originario del Castello di Agliè fu probabilmente fatto edificare nel XII secolo dalla casata dei San Martino, famiglia nobile originaria del Canavese. Conservò fino al 1600 l’aspetto di forte medievale con mura e fossato, circondato da edifici rurali. I primi interventi di riammodernamento risalgono alla metà del secolo per volontà di Filippo di San Martino. Questi era un uomo colto, vissuto a Roma nell’entourage del Cardinal Maurizio ed era uno dei membri dell’Accademia dei Solinghi. Conobbe i duchi di Savoia e, dopo la morte di Vittorio Amedeo I, divenne consigliere dell’allora Madama Reale Cristina di Francia. In qualità di Sovraintendente delle Finanze, diresse la costruzione del castello del Valentino e soprattutto affidò al Castellamonte la ristrutturazione del palazzo di Agliè a partire della facciata, prevedendo però anche interventi sugli esterni. Venne realizzata così la cappella di San Massimo, i cui stucchi e le sculture per l’altare si devono a Francesco da Cremona. La morte dell’architetto fu causa dell’interruzione dei lavori, che rimasero così incompleti.
Nel 1764 i Savoia acquistarono dai conti di San Martino l’intera proprietà e procedettero ad ulteriori opere di riqualificazione su progetto di Ignazio Birago di Borgaro. Anche in questa circostanza il borgo limitrofo fu oggetto dell’opera di rinnovamento. Si ricorda in particolare la costruzione dell’attigua chiesa, collegata al palazzo da una galleria. La realizzazione della statuaria fu affidata a Ignazio e Filippo Collino, mentre gli stucchi furono realizzati da Giuseppe Bolina.
Furono inoltre risistemati i giardini all’italiana, estesi su una superfici di circa 320.000 mq, che contornavano l’edificio su tre lati. All’ingresso una splendida fontana realizzata dai Collino, raffigurante la Dora Baltea che si getta nel Po.
Durante la dominazione napoleonica il palazzo divenne un ricovero per mendicanti e il parco venne diviso per farne terreni agricoli. Con la Restaurazione i Savoia poterono riappropriarsi del castello e Carlo Felice diede inizio ad una nuova opera di ristrutturazione, che riguardò essenzialmente gli interni e gli arredi e che fu affidata a Michele Borda di Saluzzo. In particolare lo scultore Giacomo Spalla allestì la sala Tuscolana, che ospita ancora oggi i reperti ritrovati in una villa di Frascati. La Galleria delle Tribune ospita i dipinti dei cavalieri dell’ordine dell’Annunziata, realizzati tra il 1845 e il 1847 in prevalenza dal pittore astigiano Michelangelo Pittatore.
Nel 1830 seguì anche un intervento sui giardini, ridisegnati secondo il gusto romantico ad opera dello stesso Xavier Kurten, che aveva operato già nel parco del castello Racconigi.
Nel 1849 la proprietà passò a Carlo Alberto, il quale la cedette al figlio Ferdinando, duca di Genova. Per favorire gli spostamenti dei duchi era stata attivata nel 1887. la piccola stazione di Ozegna, sull’asse Rivarolo-Castellamonte, dotata di un'apposita saletta di attesa detta “reale”. La struttura è rimasta in funzione fino al 1986. Nel 1939 il nuovo proprietario, il duca Tommaso di Genova, vendette il palazzo allo stato italiano.
Negli anni ’80 fu oggetto di un ampio restauro che ha reso possibile riaprire al pubblico il castello, inserito dal 1997 nel sito UNESCO delle residenze Sabaude.
Per le sue peculiarità, è stato scelto come location di film e serie televisive come Elisa di Rivombrosa, La Bella e la Bestia e Maria José.
Leggende locali raccontano che il castello di Agliè abbia ospitato le spoglie di re Arduino, morto nel 1015. Nonostante una scomunica ricevuta dal vescovo di Ivrea, i suoi resti erano conservati sotto l’altare maggiore della basilica di Fruttuaria. Nel 1600 l’allora Abate, cardinale Ferrero, decise di violare il sepolcro e di seppellire le ossa in terra sconsacrata. Filippo di San Martino, che vantava lontane discendenze proprio da re Arduino, saputo dei fatti, fece trasportare i suoi resti presso il castello di Agliè, ove rimasero fino al 1674, quando il palazzo passò ai Savoia. Affinché la cassetta con i resti non venisse dispersa, la marchesa Cristina di Saluzzo la trafugò e la nascose presso il castello di Masino. Le ossa del sovrano sarebbero ancora custodite nella cappella del castello.

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