venerdì 9 dicembre 2016

APPROFONDIMENTI: Il Museo della Radio e della Televisione della RAI

Il Museo della Radio e della Televisione di via Verdi 16 a Torino è fin dalle suo origini collegato con la storia e lo sviluppo dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche), la cui direzione generale ed il cui centro ricerche erano site in Torino. Il primo progetto di realizzazione di un museo aziendale risale al 1939, ma gli eventi bellici fecero posticipare la sua attuazione. Un secondo tentativo di dare collocazione alla raccolta di cimeli e materiali collezionati fino a quel momento venne fatto  tra il 1965 e il 1968. Fu individuata la sede di via Arsenale 21, ma anche in questa circostanza si dovette optare per una sistemazione provvisoria presso il centro di produzione di via Verdi. La collezione fu però esposta al pubblico solo a partire dal 1984 in occasione della mostra La Radio, storia di sessant’anni: 1924-1984. Via verdi è così diventata la sede definitiva e l’apertura periodica al pubblico della collezione permanente risale al 1993.
La collezione è organizzata da un punto di vista cronologico e parte con oggetti che hanno caratterizzato i primi studi sull’elettromagnetismo e le sue applicazioni: la pila di Alessandro Volta (1799), l’apparato telegrafico scrivente Hughes del 1855, il fonografo a cilindro (1877), le lampade a filamento di platino o di carbonio (1878). Non poteva mancare ovviamente il trasmettitore usato da Marconi per il primo esperimento di Pontecchio (1895) e sue invenzioni successive.
Si arriva con gli inizi del ‘900 alla nascita del diodo e del triodo e della radio a cristallo di galena. Il museo Rai conserva il “Round-Marconi”, primo microfono elettromagnetico della radiofonia italiana, risalente al 1924.

Con la diffusione del segnale radio, nacquero i primi apparecchi prodotti in serie come il ricevitore “Marelli” modello “Coribante” del 1931.
Si arriva agli anni ’30 del novecento. Il governo fascista intuisce l’importanza della radio come strumento di propaganda. Ecco allora tra i cimeli “Radiorurale”, un radioricevitore che doveva avere caratteristiche standardizzate e il cui prezzo era imposto; era prodotto da varie case costruttrici e acquistabile solo da istituti scolastici o enti governativi.
Intanto, il 26 ottobre 1944, l’EIAR diventa RAI-Radio Audizioni Italia.
Il museo Rai conserva anche molte delle attrezzature professionali utilizzate negli studi radiotelevisivi negli anni 1950-1970: apparecchi di fonoincisione usati per registrare su dischi a 78 o 33 giri le sigle musicali più ricorrenti, o la telecamera “General Electric” usata per le prime trasmissioni ufficiali nel 1954. Non mancano però anche apparecchi per uso domestico.
Ma la collezione del museo arriva fino ai nostri giorni con lo sviluppo del digitale.
Attualmente il museo aziendale, che tra l'altro è ad ingresso gratuito, è aperto dal Lunedì al Venerdì con orario continuato 9,30 - 19; si consiglia comunque di prenotare telefonando al numero: 011- 8104666/4440/4944.
Per maggiori info visitate il bellissimo sito ufficiale al link:  http://www.museoradiotv.rai.it/

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