martedì 20 dicembre 2016

Fino all'11 febbraio alla Galleria Franco Noero prosegue la mostra dedicata al grande fotografo Robert Mapplethorpe

Nella bellissima sede settecentesca della Galleria Franco Noero (piazza Carignano 2) prosegue fino all'11 febbraio 2017 la mostra dedicata al grande fotografo Robert Mapplethorpe (New York, 4 novembre 1946 – Boston, 9 marzo 1989), allestita in collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation in occasione del settantesimo anniversario della sua nascita. La selezione di fotografie è una sequenza di associazioni, somiglianze e contrasti cari all’artista: ritratto, natura morta, nudi maschili e femminili, parti del corpo e sensualità. Gli scatti sono normalmente realizzati in studio, in bianco  e nero, mettendo in scena tutto il suo universo, fatto di momenti privati e intimi della sua vita personale, dei suoi compagni di strada, del jet set.
Grazie all’architettura degli spazi presenti è facile visualizzare un viaggio tra le sue opere più importanti, partendo da quelle giovanili degli anni Settanta, fino a quelle sofisticate degli anni Ottanta, venate di sottile edonismo. Spiccano ovviamente i ritratti, ma non mancano le foto di fiori (anche questi hanno elementi che richiamano la sessualità...) e le grandi sequenze d'immagini, dedicate a due tra i modelli preferiti dall’artista, Milton Moore e Dennis Speigh. Presente nella sala principale del palazzo anche il suo celebre autoritratto, che rappresenta l'autore nell'atto di brandire un coltello. "Sono ossessionato dalla bellezza - amava dire di sè  - Voglio che tutto sia perfetto, e naturalmente non lo è. E questo è un mondo difficile, perché non si è mai soddisfatti".

Cenni Biografici


Pur essendo di origine cattolica, Robert Mapplethorpe è sempre stato ossessionato dal nudo e dalla pornografia sin dall’infanzia. A sedici anni viene sorpreso a rubare un giornale pornografico gay sostenendo “Erano sigillati, il che li rendeva anche più sexy; perché non li potevi vedere […]. Pensavo che se avessi potuto in qualche modo renderli arte, se avessi potuto mantenere quella sensazione, avrei creato qualcosa di unicamente mio”. Per soffocare i suoi istinti omosessuali si iscrive all’associazione paramilitare “National Honor Society of Pershing Rifles” di cui lo stesso padre faceva parte. Sono gli anni tra il 1963 e il 1969, quelli della guerra del Vietnam, della rivoluzione sessuale,  degli hippies e delle rivolte studentesche, anni che portarono ad un profondo cambiamento della società americana. Assecondando le mode del tempo, Robert fa uso di marijuana, LSD, speed-ball, e altre droghe, che lo accompagneranno per tutta la vita. Nel 1967 conosce Patti Smith, giovane donne non ancora famosa, appena arrivata a N.Y. con cui avrà una relazione. Inizierà a fotografare con una Polaroid e coltiverà la sua passione per l’immagine grazie anche al curatore della sezione fotografica del Museum of Modern Art, John McKendry. Nel 1973 espone la prima personale, “Polaroids”, presso la Light Gallery di New York, ma la svolta della sua carriera arriva con l’amante Sam Wagstaff, che lo itrodurrà nell’alta società, permettendogli di fare del suo lavoro una professione retribuita. Sam gli regalerà la prima macchina fotografica professionale, la “Hasselblad” con cui produrrà centinaia di capolavori che lo renderanno famoso, fino al controverso “The X portfolio”, una serie di fotografie sadomaso agli innumerevoli ritratti di personaggi famosi e nature morte.
All’apice della sua carriera, nel 1989, Robert Mapplethorpe muore a causa delle complicazione portate dalla malattia dell’AIDS.

La mostra è visitabile ad ingresso libero dal martedì al sabato, dalle 12 alle 20

Altre informazioni:   www.franconoero.com

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