domenica 22 gennaio 2017

Al Museo Montagna una mostra dedicata al musicista e pittore Federico Collino

Dal 20 gennaio all'11 aprile una nuova mostra al Museo Nazionale della Montagna (piazzale Monte dei Cappuccini 7) racconta un'artista purtroppo non molto conosciuto, ma di sicuro talento. Il titolo è "Federico Collino tra musica e pittura. Dal Conservatorio di Torino ai paesaggi della Valle di Viù". E proprio di Collino (Pinerolo, 1869 - Torino, 1942) questa esposizione, realizzata da Marco Ribetti in collaborazione con la Società Storica delle Valli di Lanzo e coordinata da Laura Gallo, vengono presentate circa sessanta opere di vario formato, scelte per l'occasione all'interno di un corpus di trecento tra disegni, pastelli e olii, realizzati a partire dal 1896.
Eccovi una breve biografia dell'artista:

Federico Collino si diploma al Liceo Musicale nel 1891 e nello stesso anno viene assunto dallo stesso Liceo come Maestro di oboe e fagotto. Dal 1892 inizia a rappresentare alcune sue composizioni a partire dal Circolo degli Artisti di Torino. Suona come primo oboe e corno inglese al teatro Regio e al teatro Carignano; dirige al teatro Vittorio Emanuele come Maestro sostituto per la stagione autunnale 1895. Parallelamente, coltiva la passione per la pittura. Nel tempo libero, soprattutto durante le vacanze a Usseglio, avvia una produzione come pittore en plein air, inserendosi nel filone del nuovo interesse per il paesaggio maturato nella seconda metà dell’Ottocento dai pittori torinesi dell’Accademia Albertina di Belle Arti e dai soci del Circolo degli Artisti, attratti dagli scenari montani, e in particolare dalle Valli di Lanzo, tra cui si possono ricordare Cesare Ferro Milone, Giovanni Guarlotti, Giovanni Piumati e Alessandro Poma. D'altra parte fra Otto e Novecento queste vallate vivono una stagione irrepetibile quali luoghi di villeggiatura, frequentati anche da presenze illustri, come la regina Margherita di Savoia, Benedetto Croce, Guglielmo Marconi, Guido Gozzano, Annie Vivanti, Eleonora Duse, che gira a Balme il film Cenere, mentre Giovanni Pastrone, il regista del kolossal Cabiria, soggiorna a Ricchiardi di Groscavallo. Il primo schizzo dal vero di Collino, opera ispirata al greto d’un fiume le cui sponde sono fiancheggiate da un filare di alberi, porta la data del 1896. Seguono numerose tavolette, non riconducibili a una data certa, che coprono l’intero arco della vita dell’artista. Collino ritrae soprattutto il paesaggio montano: borgate (Interno di borgata Pianetto), torrenti, laghi (Malciaussia), ghiacciai, pascoli alpini, piloni votivi (Pilone votivo al Cortevizio), scene di vita quotidiana (Nel prato; Usseglio, prima della processione); ma anche
affetti famigliari (Ritratto di Tilde), nature morte con fiori e frutti. Nei suoi spostamenti tra Torino e le Valli di Lanzo il pittore raffigura vedute delle campagne del fondovalle: da Baracca nella neve, fino agli scorci della periferia torinese con le sue fabbriche di inizio Novecento (Torino, periferia). Non mancano angoli di Torino, come il giardino della sua abitazione di corso Ferrucci, e il raffinato pastello con un notturno di Piazza San Carlo percorsa da un’automobile con i fari accesi e le sfavillanti luci dei portici che illuminano la notte. Federico Collino frequenta il Circolo degli Artisti per tutta la vita, ne è animatore, socio dal 1913, membro del consiglio direttivo e figura di spicco dal 1892 quando viene incaricato di musicare l’opera Donna Fabia. Anche se la documentazione dei rapporti fra Collino e il Circolo è riconducibile soprattutto alla sua attività di musicista, è proprio qui che emerge il suo interesse pittorico. La frequentazione conviviale dei pittori soci e i loro amichevoli consigli hanno sicuramente favorito l’evoluzione e la piena maturazione della sua tecnica, al punto da incoraggiarlo a esporre i suoi dipinti a Palazzo Graneri nelle esposizioni sociali degli anni 1919, 1921, 1924, 1928.
In occasione della mostra è stato presentato anche il catalogo: "Federico Collino tra musica e pittura (1869-1942). Dal Conservatorio di Torino ai paesaggi della Valle di Viù", a cura di Gian Giorgio Massara; testi di Marco Albera, Manlio Collino, Marco Leo, Gian Giorgio Massara, Anna Nelayeva. Edito dalla Società Storica delle Valli di Lanzo, 240 pagine, 334 illustrazioni.

Altre informazioni: www.museomontagna.it



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