lunedì 13 marzo 2017

Dal 14 marzo nuova rotazione al MAO con esposizione di tre pregiati Kesa giapponesi

Da sempre il MAO - Museo d'Arte Orientale (via San Domenico 11) ha l'abitudine di far "ruotare" una parte delle sue pregiate collezioni, allo scopo di preservare gli oggetti che potrebbero degradarsi restando esposti troppo a lungo, ma anche di permettere ai visitatori di ammirare un maggior numero di opere d'arte. 
Dal 14 marzo al 15 ottobre verranno quindi esposti nella Galleria Giapponese al secondo piano tre differenti Kesa, ossia i mantelli rituali indossati dai monaci buddhisti che si compongono di diversi pezzi di stoffa uniti da cuciture sovrapposte. Nella pratica buddhista i kesa vengono di solito donati ai monaci come atto di devozione ed i tre esemplari che vedrete esposti al MAO risalgono al XIX secolo. Il kesa a disegni geometrici romboidali risale agli anni di passaggio tra il periodo Edo (1603-1868) e l’era riformista Meiji (1868-1912) e nella sua simmetria appare più sobrio di gran parte dei tessuti giapponesi in possesso del museo. Nel kesa con motivi floreali, simboli augurali e draghi predominano i motivi decorativi floreali: grandi crisantemi e peonie si intrecciano a fiori più piccoli, stilizzati e arabescati. L’andamento sinuoso degli steli tra un fiore e l’altro crea la sensazione di un moto ondeggiante che conferisce eleganza all’intero impianto decorativo. I simboli augurali, nonché l’impiego di vivaci colori, fanno supporre
che si tratti di un tessuto di origine cinese. Nel kesa con motivi di aceri, crisantemi, pini, ventagli, onde e cascata l’elemento ricorrente è l’acqua nelle sue diverse forme: il moto ondoso dei flutti increspati si alterna al dinamismo curvilineo dei corsi fluviali, a loro volta in contrasto con la linearità dello scroscio di una cascata.
La rotazione riguarderà anche la sostituzione del paravento, ospitato nella medesima sala dei kesa, con due opere di natura diversa: la prima è un grande kakemono (dipinto su rotolo verticale) realizzato nel terzo quarto del XIX secolo; ne è protagonista il Buddha storico ritratto in Parinirvana, ovvero nell’attimo in cui cessa la sua esistenza fisica per estinguersi nel nirvana. Il secondo è un raro contenitore per sutra (scritture buddhiste) in pietra con iscrizione datante 1127.

Altre info sul museo al sito:   www.maotorino.it

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