sabato 4 marzo 2017

Presentato il restauro del Codice Sforza, che ora ha pure un "fac-simile" e un saggio grazie a Novacharta

Ieri è stato presentato ufficialmente alla stampa il restauro di una raffinata miniatura conservata presso la Biblioteca Reale di Torino, attualmente visibile fino al 6 marzo presso la mostra "Emanuele d'Azeglio. Il collezionismo come passione" a Palazzo Madama. Si tratta del Codice Sforza, tornato al suo originario splendore grazie alla casa editrice Novacharta di Padova diretta da Vittoria de Buzzaccarini, che ha anche pubblicato il saggio sull’intervento di restauro, "Pagine di scuola" a cura di Giovanni Saccani e il facsimile dell’opera, stampato in solo 200 copie destinate al collezionismo (il prezzo è di 1.800 euro).
La storia di questo prezioso quadernetto membranaceo, arricchito da bellissime miniature, ha origine esattamente il 27 novembre 1467, quando a Cremona Ludovico Maria Sforza, meglio conosciuto come Ludovico il Moro, lo scrisse all'età di soli quindici anni, sotto la guida del suo maestro Francesco Filelfo (1389-1487). Per Ludovico, ancora lontano dal divenire il potente signore di Milano che tutti conosciamo, lo scritto aveva il significato più o meno di un compito in classe, un commento alla Rhetorica ad Herennium con l'aggiunta di notazioni grammaticali, letterarie e storiche; che però produsse con grande impegno e precisione, probabilmente per impressionare la madre Bianca Maria Sforza e dimostrarle i suoi progressi negli studi. Oltre ad essere una testimonianza di quanto venissero formati culturalmente i giovani principi dell'epoca, il codice è anche arricchito da una serie di miniature che rappresentano i membri delle famiglie Sforza e Visconti e vari episodi storici, fra cui l’attraversamento dell’Ellesponto da parte dell’esercito persiano di Serse, la battaglia di Salamina, la battaglia delle Termopili, l’attacco di Marco Furio Camillo ai Galli, la presa di Gerusalemme, l’armata di Annibale. La storia del quaderno prosegue fino all'epoca di Emanuele d'Azeglio, che lo acquistò a Londra e, comprendendone l'importanza, prese le precauzioni che ancora oggi vengono seguite per conservare ogni opera d'arte: lo incorniciò sotto vetro, lo nascose con dei drappi per evitargli la luce diretta e lo fece riprodurre fotograficamente da Camille Silvy, così da ottenere una copia perfetta da poter mostrare a chi ne facesse richiesta. Infine riuscì a venderlo, nel 1863, proprio alla Biblioteca Reale. 
Secondo Giovanni Saccani, direttore della Biblioteca Reale e curatore del saggio sul restauro Pagine di scuola, “Il facsimile del Varia75, conosciuto come Codice Sforza, riveste grande importanza non solo per l’opera in sé, ma per il collegamento con il d’Azeglio che fu un innovatore nel campo della conservazione. La scelta di far riprodurre il manoscritto al fotografo Silvy con il collodio umido rispondeva a tre prerogative ancora attuali: toglierlo dalla luce, evitare che fosse maneggiato, realizzare una copia per facilitare il lavoro di studiosi e ricercatori. Ma un vero facsimile in scala 1:1 non era mai stato pensato. L’edizione curata da Novacharta è un felice incontro tra biblioteca, editore e restauratore, che sottolinea la validità del principio di attiva e proficua cooperazione tra diverse competenze accomunate dall’intento di raggiungere uno straordinario obiettivo: la salvaguardia di un codice unico nel suo genere e che grazie a questa iniziativa potrà rivivere nel tempo.”
Novacharta da anni si occupa di diffondere i valori che stanno dietro allo studio delle opere antiche, che altrimenti rischierebbero di rimanere costantemente confinate negli archivi delle biblioteche che  li custodiscono. Ecco quindi chiaro il significato di progetti come "Salviamo un codice" e "Salviamo una biblioteca", nonchè delle riviste Charta (sul mercato ormai da 25 anni) e Alumina, ma anche dei volumi delle collane Cimelia e Quaderni di Restauro.


www.novacharta.it

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