venerdì 10 marzo 2017

Tutto il fascino delle Missioni Archeologiche Italiane nella nuova mostra al Museo Egizio

Se oggi noi torinesi possiamo vantarci di avere in città un museo dell'importanza dell'Egizio, rinomato a livello internazinale, dobbiamo soprattutto ringraziare l'impegno di alcuni personaggi che, con estrema competenza e rigore scientifico, hanno contribuito nei primissimi anni del Novecento ad arricchire di circa 30 mila reperti le collezioni di Drovetti. Il più conosciuto è certamente Ernesto Schiaparelli; poi ci sono i suoi molti collaboratori, come l'archeologo e chimico Virginio Rosa, l'egittologo Francesco Ballerini e l'antropologo Giovanni Marro. A celebrarli ecco ora la mostra "Missione Egitto 1903-1920. L'avventura Archeologica M.A.I. raccontata" (M.A.I. sta per Missione Archeologica Italiana), che da sabato 11 marzo fino al 10 settembre documenta proprio questo grande periodo di scoperte, attraverso disegni, taccuini, lettere, fotografie, reperti e alcuni rari filmati, provenienti da vari enti come l'Archivio Storico di Torino, quello Alinari, quello della Breccia dell'Università di Pisa e quello di Roma. La mostra è curata da Beppe Moiso e Paolo Del Vesco, con la collaborazione della Scuola Holden che ha realizzato lo storytelling dell'audioguida. Il percorso inizia giustamente con il focalizzare gli avvenimenti principali del contesto storico/politico di fine Ottocento e inizi Novecento, per poi passare ad
una celebrazione della città di Torino, che in quegli anni stava vivendo un periodo di grande espansione culturale ed industriale, dal successo delle prime case cinematografiche, alla moda, alle grandi esposizioni internazionali. Quindi si arriva alla figura del grande Schiaparelli, che tra l'altro del Museo fu direttore a partire dal 1894; di lui osserverete una scrivania affollatissima di oggetti e documenti. Durante il percorso vedrete anche gli oggetti di una tipica area di scavo, le attrezzature fotografiche, gli imballaggi per trasportare i reperti, i fucili per difendersi da eventuali aggressori, le brandine per dormire e il vasellame per i pasti. Per poi essere guidati dalla voce narrante dell'audioguida alla scoperta dell abitazioni, in cui le donne aspettavano il rientro degli uomini ornate da bracciali e gioielli, occultati alla vista dei più sotto le vesti, provenienti dal British Museum. Infine alcuni video del Metropolitan Museum di New York che documentano anche il lato "turistico" delle aree di scavo, visitato da artisti, letterati e personaggi dell'alta società.
“Dedicare una mostra temporanea alla Missione Archeologica Italiana (M.A.I.)” ha dichiarato il Direttore Christian Greco “ ed alla figura di Ernesto Schiaparelli che ne fu il fondatore, significa rendere omaggio a uno degli elementi costitutivi dell’identità del Museo Egizio. La costruzione identitaria è un processo complesso in cui è imprescindibile guardare alla propria storia e confrontarsi con essa. Questa esposizione non è dunque un mero approfondimento di un segmento della storia del Museo ma è la sottolineatura di uno degli aspetti che reputiamo fondamentali per la vita dell’Egizio: il lavoro di scavo.”
La nuova mostra al Museo Egizio conferma e rafforza tra l'altro la volontà di puntare sulla ricerca, che dev'essere uno dei punti fermi delle istituzioni museali per continuare a rivalutare costantemente nel tempo le proprie collezioni.
Molto completo il catalogo, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore, completo di 16 saggi e 263 schede che bene illustrano gli oggetti e i documenti d'archivio presenti nell'esposizione.

Maggiori informazioni sul sito:   www.museoegizio.it

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