mercoledì 5 aprile 2017

A Palazzo Madama dal 6 aprile vedrete cose d'altri mondi. Provenienti da quattro continenti


Fra le collezioni mai viste di Palazzo Madama vi sono parecchi oggetti donati nel corso degli anni da diplomatici, imprenditori, artisti, commercianti e aristocratici, che tra Otto e Novecento hanno viaggiato attraverso quattro continenti portando a casa oggetti d'arte di varia tipologia. Che ora vengono esposti in una mostra nella Sala Atelier, curata da Maria Paola Ruffino e Paola Savio, storiche dell’arte di Palazzo Madama, dal titolo: "Cose d’altri mondi. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento". E' visibile da giovedì 6 aprile al 18 settembre 2017 (inaugurazione aperta al pubblico mercoledì 5 alle 17,30) ed espone 130 oggetti tra armi, strumenti musicali, oggetti sacri e ornamenti, reperti dell’America pre-colombiana, tamburi e sonagli congolesi, pagaie cerimoniali, testi sacri buddhisti, manufatti africani, maschere del Mali e della Nigeria. Alcune opere sono in prestito da due importanti musei etnografici del territorio piemontese: il Museo Etnografico e di Scienze Naturali Missioni della Consolata di Torino e il Museo Etnologico Missionario del Colle Don Bosco.
Il percorso espositivo è certamente ricco di sorprese e riconduce il visitatore ad un'epoca in cui con sguardo positivista si studiavano i mondi lontani dall’Occidente e quindi definiti esotici. Le sezioni sono quattro, suddivise fra i quattro continenti: Africa, Asia, America e Oceania. Osserviamole più nel dettaglio.

- Nell’Africa troviamo una selezione di armi e strumenti musicali raccolti dal marchese Ainardo di Cavour, durante un avventuroso viaggio compiuto nel 1862 nella regione detta Sennar (tra Egitto e Sudan), e da Tiziano Veggia, che lavora nella prima metà del Novecento alla costruzione di ferrovie in Congo, nonché dai Missionari della Consolata, in contatto con numerose etnie, quali i Bambara nel Mali, gli Yoruba in Nigeria e i nomadi Beja.

- Dall’Asia proviene la collezione di sculture sacre, stoffe, avori intagliati ed altri oggetti d’uso, esposta per la prima volta, che l’imprenditore Bernardo Scala nel 1880 porta con sé al suo rientro dallo Stato del Myanmar (allora detto Birmania). Di particolare fascino sono i testi buddhisti in lingua Pali, scritti su foglie di palma dorate e chiusi da tavolette in lacca rossa e oro che sono stati restaurati per la mostra, e gli oggetti provenienti dalla Corea donati dal conte Ernesto Filipponi di Mombello nel 1888: ventagli in carta di gelso dipinta e un libro che mostra esempi delle Cinque Relazioni Umane confuciane, in scrittura cinese e coreana a scopo divulgativo.

- Dalle Americhe, in particolare dal Messico, provengono gli oggetti precolombiani donati al museo nel 1876 dall’imprenditore Zaverio Calpini. Reperti rari e preziosi quali le sculture olmeche, urne cinerarie zapoteche, ornamenti d’oro e idoli della cultura Maya, Mixteca e Azteca, e anche manufatti più comuni quali gli stampi in terracotta a rilievo per decorare il corpo o i rocchetti in ossidiana da inserire nei lobi delle orecchie, che trovano sintonie inaspettate negli usi e nella cultura contemporanea. Dal Perù arrivano invece i pettorali e pendenti in argento e oro donati da Giovanni Battista Donalisio, console di Panama. Resta invece ignoto il nome di chi abbia offerto al museo di Palazzo Madama la collana d’artigli di giaguaro dell’America centrale; inquietante quasi quanto la Tsantsa, la testa umana miniaturizzata portata sul petto quale trofeo dai guerrieri della tribù Jívaro in Ecuador, offerta ai concittadini da Enrico della Croce di Dojola nel 1873.

- L’Oceania costituisce l’ultima sezione della mostra, con una selezione tra gli oltre 200 oggetti donati nel 1872 da Ernesto Bertea. Avvocato e pittore, Bertea non viaggia personalmente oltreoceano, ma acquista forse a Londra questo eccezionale nucleo di manufatti provenienti dalle isole polinesiane e Salomone, di pregio pari a quelli del British Museum. Tra gli oggetti esposti delle clave rompitesta, lance, fiocine, pagaie cerimoniali dipinte e intagliate a intrecci geometrici e alcuni tapa, tessuti fatti di fibra di corteccia battuta e decorata a stampo con motivi di linee e geometrie regolari.


Altre informazioni:   www.palazzomadamatorino.it

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