domenica 9 aprile 2017

Al MAO si festeggia l'Hanami con due incontri e la rotazione delle spade da Samurai

Una delle festività più affascinanti del Giappone è certamente l'Hanami, che consiste nell'osservare le fioriture primaverili per ammirarne l'indiscutibile bellezza. Si tratta di una tradizione millenaria: la parola Hanami ( はなみ), che significa “osservare i fiori” (hana = fiori e mi = vedere), compare per la prima volta nel racconto Genji Monogatari, scritto da Murasaki Shikibu nel X secolo, ma ha radici ancora più antiche, legate al periodo Nara (710-784). L'idea di trasformare l’usanza della contemplazione in una nuova occasione di festa, con balli sotto gli alberi di ciliegio, venne all'Imperatore Saga nel IX secolo, quando queste piante avevano già sostituito i susini, piantati nel giardino del palazzo della Corte Imperiale a Kyoto. Il diffondersi della ricorrenza tra la popolazione è però molto più recente, intorno al periodo Edo, quando si iniziò a godere dei parchi fioriti bevendo sake e mangiando sotto una pioggia di petali rosa. Ed il fiore di sakura (ciliegio), che in questo periodo dell'anno in Giappone crea uno spettacolo davvero mozzafiato, venne anche adottato dai samurai quale emblema di appartenenza alla propria classe, al punto di essere oggi assunto a simbolo delle arti marziali. Secondo l'iconografia classica del guerriero il ciliegio rappresenta insieme la bellezza e la caducità della vita, per il duplice aspetto di grandiosità e fragilità.
Non stupitevi quindi se il MAO Museo d'Arti Orientali (via San Domenico 11) ha deciso di dedicare all'hanami ben due giornate di eventi, lunedì 10 e martedì 11 aprile, trasformando l’atrio e i giardini giapponesi del museo in un luogo privilegiato per la contemplazione dei ciliegi in fiore. 


Eccovi il programma per intero, che comprende due incontri e la rotazione delle spade da samurai nella galleria giapponese.

Lunedì 10 aprile, ore 15.30-18.30
I GIARDINI GIAPPONESI.
Seminario a cura di Silvia Vesco e Stefano Passerotti
con degustazione di tè giapponese

Prima parte. IL SENSO DELLA NATURA IN GIAPPONE
Uno degli aspetti del Giappone che da sempre affascina l’Occidente è il rapporto particolare con la natura, il senso di essere partecipi dei suoi ritmi e di contemplarne l’aspetto divino.
Questa attenzione si trasforma quasi in una sorta di religione. Attraverso il modo di porsi nei confronti della Natura e il compenetrarsi del mondo divino a questa, il Giappone ha elaborato la propria originalità e le proprie espressione estetiche.
Nelle vie dell’arte, nella letteratura, nella pittura, nella scultura, nella musica, e nella cerimonia del tè, l’approccio alla natura ha dato vita a una gamma ricchissima di manifestazioni e sono stati elaborati moltissimi concetti per esprimere i modi di rapportarsi a essa.
La definizione del termine “Natura” usata in Giappone aiuterà a comprendere il diverso approccio artistico in Oriente e in Occidente; allo stesso tempo il legame imprescindibile tra Natura e Religione contribuirà alla determinazione di un campo semantico originale e profondo.
Si introdurrano i concetti di “vuoto”, di “wabi” (侘び) e “sabi” (寂び) che se applicati al tentativo di riproduzione della Natura in forme artistiche originali (il giardino zen, per esempio) mostreranno come la ricerca dell’assimetria e dell’imperfezione siano obiettivi da perseguire senza esitazioni.

Silvia Vesco è ricercatore e docente di Storia dell’arte giapponese presso il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dopo un Master in Arte e archeologia dell’Asia Orientale presso l’Università di Londra ha vissuto e studiato a lungo in Giappone. Ha organizzato diversi convegni internazionali e curato importanti mostre d’arte giapponese in prestigiose sedi italiane e in Giappone.

Seconda parte. GIARDINIERE CORAGGIOSO
La filosofia e la poesia dei giardini giapponesi verranno messi a confronto con l’antico sapere Occidentale, in particolare con l’esperienza dell’artista ambientale fiorentino, la sua storia e la tradizione familiare. Una pratica, la sua, che mette in campo il rispetto della natura senza l’uso di prodotti chimici e impianti di irrigazione.
Si scoprirà quanto il parallelo con la tradizione giapponese trovi importanti punti di contatto, dalle pratiche e usi nel rispetto del luogo, al fattore tempo per cui non esiste il pronto effetto ma si segue il ritmo della natura.
Tra gli importanti esempi di giardini giapponesi in Italia verrà ricordato il lavoro a Villa Erba vicino Como del maestro Yasuo Kitayama. Stefano Passerotti illustrerà nel dettaglio le sue pluripremiate installazioni ai garden show in Giappone e a Singapore, che raccontano dei sogni ad occhi aperti e la vita in armonia la natura.

Stefano Passerotti, garden designer, è nato a Firenze dove ha stabilito il suo laboratorio di sperimentazione alla Limonaia dell’Imperialino che ospita il Giardino Sonoro. È stato introdotto dal nonno e dal padre all’arte del giardinaggio, su cui ha costruito una personale filosofia che riassume una scuola di pensiero antica. Si è guadagnato il soprannome di “giardiniere coraggioso” per l’approccio anticonvenzionale al mondo botanico, che lo porta a una vera e propria sfida nel rispetto della natura come fonte di vita ed elemento fondante di armonia con il cosmo. Vanta prestigiosi riconoscimenti internazionali: Singapore Garden Festival 2016(Gold Medal e Best of Show), Hampton Court Flower Show 2015(Silver- Gilt Medal), Hampton Court Flower Show 2014(Gold Medal), Gardening World Cup 2014-Japan(Silver Medal).

Costo seminario e degustazione di tè giapponese € 12.
La partecipazione al seminario prevede un numero limitato di posti disponibili.
Il biglietto dell’attività va acquistato entro DOMENICA 9 APRILE presso la biglietteria del Museo.
Eventuali posti disponibili saranno messi in vendita il giorno stesso, si consiglia di telefonare allo 0114436927/8 



Dall’ 11 aprile al 26 novembre 2017
LE SPADE DEI SAMURAI. ATTO SECONDO
Rotazione di lame e foderi nella Galleria Giapponese
La collezione di opere giapponesi del MAO si è arricchita di un importante nucleo di armi bianche grazie alla collaborazione con INTK (Itaria Nihon Token Kyokai), l’Associazione Italiana per la Spada Giapponese. Il prestito si compone di diverse decine di token, le spade giapponesi forgiate con metodo tradizionale. Le armi esposte vengono sostituite due volte all’anno per non danneggiare le parti più delicate, come i foderi laccati, e per permettere al visitatore di godere della varietà delle opere ricevute in prestito.
Ingresso con biglietto delle collezioni permanenti.

Martedì 11 aprile, ore 18
MEIBUTSU: SPADE LEGGENDARIE DELL’ANTICO GIAPPONE
Incontro a cura di Gianluca Venier e Simone Di Franco
Segue visita all’esposizione nella Galleria Giapponese.
Tra le spade realizzate in Giappone nel corso di mille anni ve ne sono alcune assolutamente particolari e preziose, denominate meibutsu. Il termine significa letteralmente “speciale” ed è riferito a qualcosa che rappresenti il carattere specifico di una tradizione ma che, allo stesso tempo, abbia colpito in maniera permanente la fantasia e la memoria popolare. Le spade meibutsu, infatti, non soltanto sono state realizzate dai più importanti forgiatori del loro tempo ma portano con sé il ricordo di eventi memorabili, leggendari o reali, di cui sono state protagoniste. E, come elemento distintivo, hanno un “nome proprio” con cui vengono ricordate e che le distinguono da tutte le altre. I nomi sono epiteti popolari che fanno riferimento a una particolare storia o a un possessore famoso della spada, oppure a una qualche caratteristica materiale o simbolica. Come ad esempio la “Daihannya” di Nagamitsu (forgiatore di Bizen), il cui nome evoca sia il valore oggettivo della lama (calcolato in 600 kan nel 1400) sia il Dai Hannya Kyo, ossia il “Grande Sutra della Saggezza” (Prajnaparamitasutra) che è scritto su 600 rotoli di carta. Le meibutsu sono state possedute dai più importanti personaggi politici della storia del Giappone, sin dal periodo Heian (794-1185 d.C.). Sono state tramandate per generazioni e sono passate, spesso come omaggio, tra le più influenti famiglie del Paese. Ripercorrere brevemente la storia di queste spade offre l’occasione per accennare ad alcuni degli eventi più significativi della storia giapponese, come pure ad alcuni dei personaggi più famosi. Ma offre anche lo spunto per narrare vicende ed aneddoti (talvolta ironici, talvolta macabri) che sono entrati nella memoria popolare.

Gianluca Venier ha studiato Storia dell'Arte presso l'Università degli Studi di Firenze, città in cui attualmente risiede. Iscritto alla INTK dal 2011, attualmente ne fa parte come membro del Consiglio Direttivo e Redattore responsabile del Bollettino periodico. E' membro fondatore, e Board Director, della NBTHK (Nihon Bijutsu Token Hozon Kyokai, Society for the Preservation of the Japanese Sword), Italian Branch.

Simone Di Franco
è socio dell'INTK dal 2002, fa parte da diversi anni del Consiglio Direttivo. Ha realizzato e cura il sito internet della associazione, intk-token.it, dove ha raccolto, insieme a una solida community di esperti e appassionati, una grande quantità di informazioni e materiale multimediale sulle spade giapponesi.

Ingresso gratuito fino esaurimento posti disponibili.
I tagliandi gratuiti verranno distribuiti a partire da mezz’ora prima dell’inizio dell’appuntamento.
INFO 0114436927/8

Altre info al sito:   www.maotorino.it

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