martedì 4 aprile 2017

I testamenti di 25 grandi italiani in mostra presso il Circolo dei Lettori

Potrà non piacerci, ma prima o poi tutti ci arriveremo. Andremo in uno studio notarile e detteremo le nostre ultime volontà. In un certo senso sarà come passare in rassegna un po' tutta la nostra vita per passarla alle future generazioni, insieme alle nostre idee e alle nostre passioni. Peccato solo che, molto probabilmente, il nostro testamento non sarà fra quelli che entreranno nella storia. Come è successo per le venticinque "ultime parole" dei grandi italiani che, da martedì 4 aprile (con inaugurazione alle 19), sono diventati oggetto di una mostra che durerà fino al 12 aprile presso il Circolo dei Lettori (via Bogino 9). Si tratta di "Io qui sottoscritto" ed è realizzata a cura del Consiglio Nazionale del Notariato e della Fondazione Italiana del Notariato, grazie al notaio Giulio Biino, che al Circolo dei lettori ha raccontato i retroscena della successione di quattro personaggi famosi, da Giacomo Puccini ad Alberto Sordi, da Luciano Pavarotti a Michelangelo Manini. Le antiche carte testamentarie raccontano storie. Rivelano non solo la situazione economica e familiare del loro autore, ma dicono anche molto sul suo animo, sulle scelte morali e civili, sulle sue propensioni e carattere. È il caso di Giovanni Agnelli, il cui testamento venne aperto dai familiari dopo la sua morte a Villa Frescot il 24 gennaio 2003 e, pochi giorni dopo, fu al centro di un incontro di famiglia. Di Giorgio Ambrosoli, avvocato, assassinato l'11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona. Del tenore Enrico Caruso, ma anche di Camillo Benso Conte di Cavour e del poeta Gabriele D’Annunzio. Poi Alessandro Manzoni, Giovanni Pascoli e Luigi Pirandello, Papa Paolo VI e Giuseppe Verdi. Il testamento della scrittrice Maria Grazia Deledda rivela una storia particolare. Così comincia: «Oggi ventisei aprile mille novecento trentacinque, pienamente sana di mente e di corpo dispongo delle mie ultime volontà» e testimonia il fatto che l’autrice di "Canne al vento" fosse una delle poche donne dell’epoca a possedere beni, e dunque a dover decidere a chi destinarli tramite l’ultima carta.

Se verrete all'inaugurazione, ad ingresso libero fino a esaurimento posti, assisterete anche alla lettura del testamento di Camillo Benso Conte di Cavour da parte del giornalista e scrittore Bruno Gambarotta.


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