giovedì 6 aprile 2017

Una mostra al MAO che svela l'autenticità di 14 giade cinesi

Caso mai non  aveste già degli ottimi motivi per passare in questi giorni al MAO Museo d'Arte Orientale (via San Domenico 11), che ha appena inaugurato la mostra "Dall'antica alla nuova via della seta", con oggetti provenienti dai maggiori musei europei, sappiate che dal 6 aprile fino al 25 giugno al primo piano di Palazzo Mazzonis verranno esposte 14 giade cinesi di varie epoche, che dovrebbero collocarsi stilisticamente in un arco cronologico che va dal Neolitico al XVI secolo. Ho parlato al condizionale? Ebbene sì, perchè la particolarità di questa piccola esposizione, dal titolo "L’arte rivelata dalla scienza", consiste proprio nel dubbio sull'autenticità di questi oggetti, di proprietà del MAO e mai esposti prima, proprio perchè di incerta fattura. A far luce sul mistero ci ha pensato il Dipartimento di Chimica dell'Università di Torino, attraverso il progetto di approfondimento storico-artistico e di diagnostica non invasiva nato nel 2016.
La giada, mi dicono gli esperti, è uno dei più difficili materiali da datare, motivo per cui in commercio i falsi sono decisamente abbondanti. Per gli antichi Cinesi il corrispettivo termine 玉 yu indicava genericamente una pietra di rara bellezza e dal particolare splendore: i manufatti erano spesso realizzati in altri minerali semi-preziosi, magari meno duri e compatti della vera giada. L’ideogramma yu è composto dal carattere 王 wang, “re”, con un puntino aggiunto: un’insegna regale, che denota qualità come bellezza, virtù, onore e purezza. Le caratteristiche visive e tattili della giada ne hanno da sempre fatto un perfetto talismano, carico di supposte proprietà magiche, curative, protettive. Nelle culture più antiche questo materiale, indice di status sociale, aveva un significato particolare in ambito funerario come segno di incorruttibilità e longevità. Si aggiunga la difficoltà di lavorazione della giada, ha certamente contribuito a rafforzare la preziosità, il senso di ammirazione e l’aura di sacralità.
L'esposizione dei 14 esemplari rivelerà al pubblico i risultati della ricerca, che ha portato alla loro suddivisione a seconda del periodo di realizzazione e del grado di autenticazione, spiegando come si è giunti a tali determinazioni incrociando il dato stilistico e quello diagnostico.
Le analisi microscopiche e chimico-fisiche effettuate su ogni oggetto non hanno richiesto prelievi di materiale, perchè basate sull'interazione della materia con radiazioni elettromagnetiche, quali la radiazione luminosa (spettroscopie) o i raggi X (diffrattometria). Sono state condotte da Gabriele Vellano sotto la guida di Eliano Diana e Roberto Giustetto (Università di Torino). Lo studio è stato invece realizzato da Sara Bortoletto con il coordinamento di Marco Guglielminotti Trivel (MAO), che ne ha curato anche l’esposizione insieme al prof. Diana.

L'esposizione è inclusa nel biglietto d'ingresso al museo.

Se vi interessa approfondire sulla mostra "Dall'antica alla nuova via della seta" leggete al link:
http://sguardisutorino.blogspot.it/2017/03/una-grande-mostra-al-mao-sullantica-via.html

Nessun commento:

Posta un commento