martedì 6 giugno 2017

A Palazzo Madama un incontro su storia, responsabilità e futuro del collezionismo d'arte africana in Europa


Il collezionismo europeo di opere d'arte africane è stato sin dall'Ottocento una moda decisamente amplificata dai molti viaggiatori ed esploratori, che troppo spesso hanno letteralmente fatto man bassa di oggetti ritenuti da noi curiosi trofei piuttosto che rarità da esporre nei gabinetti aristocratici. E l'Italia in particolare possiede oggi importanti collezioni africanistiche conservate in musei antropologici, artistici e in raccolte missionarie e private. L'idea dell'esotico affascinava enormemente i collezionisti del XIX secolo, facilitati anche dal basso prezzo di acquisto dell'arte africana; la memoria della violenza predatoria resta dunque inscritta in questi oggetti, richiamandoci a una responsabilità su cui dobbiamo interrogarci. Per questa ragione molti musei occidentali hanno avviato negli ultimi anni un processo di “rilettura” delle collezioni africanistiche, condotto anche grazie alla partecipazione di rappresentanti delle comunità migranti.
Per approfondire questo argomento Palazzo Madama ha organizzato per mercoledì 7 giugno 2017 alle ore 17.30 un incontro dal titolo "L'Africa nel collezionismo europeo: storia, responsabilità, prospettive future", condotto dal  Direttore del Museo di Antropologia ed Etnografia dell'Università di Torino  Cecilia Pennacini e dalla ricercatrice Anna Maria Pecci.
La conferenza è ad ingresso libero e rientra nel programma legato alla mostra in corso "COSE D’ALTRI MONDI. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento", che espone oltre 130 oggetti esposti tra armi, strumenti musicali, oggetti sacri e ornamenti, consente di intraprendere un viaggio attraverso quattro continenti: Africa, Asia, Oceania e America. Le relatrici narreranno la storia del collezionismo di opere africane e  ragioneranno in particolare sulle  prospettive future, con attenzione ai progetti di rilettura e rivisitazione partecipata di queste collezioni.

Cecilia Pennacini dirige il Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino, dove insegna Antropologia culturale, Antropologia visiva, Antropologia dei media ed Etnologia dell’Africa. Dal 1988 conduce ricerche etnologiche in Africa centro-orientale (Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Tanzania, Uganda). Dal 2001 è a capo della Missione Etnologica Italiana in Africa Equatoriale (Ministero degli Affari Esteri). È autrice e curatrice di alcuni volumi (Kubandwa. La possessione spiritica nell’Africa dei Grandi Laghi, Torino, Trauben, seconda edizione 2013; Filmare le culture. Un’introduzione all’antropologia visiva, Roma, Carocci, 2005; La ricerca sul campo in Antropologia. Oggetti e metodi, Roma, Carocci, 2010), e di numerosi articoli pubblicati su riviste scientifiche. Si è inoltre occupata a lungo di cinema etnografico, realizzando alcuni documentari tra cui Kampala Babel (2008, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza con il sostegno del Piemonte Doc Film Fund).

Anna Maria Pecci - antropologa culturale e museale, si occupa della valorizzazione di patrimoni culturali in una prospettiva di accessibilità, partecipazione, mediazione ed empowerment culturale. Ha coordinato progetti di rilettura e interpretazione inclusiva di collezioni etnografiche quali Migranti e Patrimoni Culturali (2005-2008), Lingua contro Lingua. Una mostra collaborativa (2008-2009) nell’iniziativa europea MAP for ID - Museums as Places for Intercultural Dialogue, L’arte di fare la differenza (2012 e 2013/14) di cui è anche ideatrice. Tra le sue pubblicazioni: Patrimoni in migrazione. Accessibilità, partecipazione, mediazione nei musei (2009), Arte dei margini. Collezioni di Art Brut, creatività relazionale, educazione alla differenza (2013), A (quale?) regola d’arte. Contributi sulla frontiera tra inside e outside (2016). Svolge attività di progettazione, consulenza e formazione sia come ricercatrice indipendente sia nell’ambito dell’Associazione culturale Passages di cui è co-fondatrice.

Per maggiori info sulla mostra:

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