martedì 27 giugno 2017

Mercoledì 28 alle ore 19 inaugurazione in piazza Bottesini dell'opera d'arte di Calixto Ramirez, per il progetto "Opera Viva" in Barriera di Milano


A partire dal 28 giugno (inaugurazione alle ore 19) sarà visibile sul cartellone pubblicitario di piazza Bottesini a Torino la seconda opera del progetto “Opera Viva Barriera di Milano”, a cura di di Christian Caliandro su progetto di Alessandro Bulgini. L'artista protagonista di questa sessione, che terminerà il 28 luglio, è il messicano Calixto Ramirez, con la realizzazione di 3 metri per 6 “Tana libera tutti!”.  Egli usa il proprio corpo come metro esclusivo di misurazione e interpretazione della realtà che lo circonda, impiegando mezzi volutamente poveri e scarsi: la sola presenza fisica è alla base di un’opera effimera, transitoria, precaria. L’autore parte non solo dalla presenza umana nello spazio, ma anche dalla sua natura “addomesticata” (alberi, foglie, cortecce, radici, tronchi spezzati), nella quale si immerge e con la quale sembra volersi fondere. Come molta arte significativa del XXI secolo, l’opera di Ramírez sembra consistere in un solo, apparentemente paradossale, “essere-presenti-scomparendo”; così facendo combina una strana forma di presenza con una strana forma di assenza. Un modo al tempo stesso ironico, scanzonato e molto serio, come del resto è nello spirito delle Operette morali di Leopardi, che sono lo “spunto” per questa edizione di "Opera Viva Barriera di Milano".

Nel 1982, Goffredo Parise scriveva all’interno della sua rubrica "Lontano" sul Corriere della Sera: “L’arte più pura e perfetta sulla terra è quella living, cioè della vita, dell’apparizione fisica in un determinato momento e mai più” (Lontano, Adelphi 2009, p. 25). L’arte “della vita”, l’arte vivente, è in grado di catturare il sentimento dell’organico, della crescita costante, dello sviluppo e dell’evoluzione. È questa un’idea e una pratica che alcuni artisti – come Ramirez e gli altri proposti nell’ambito del progetto Opera Viva Barriera di Milano - sembrano percepire e restituire in maniera particolarmente brillante e personale. L’idea, per esempio, che le nostre identità personali e collettive non siano monolitiche, date una volta per tutte e immobili, fisse, determinate, ma soggette a continua mutazione; che anzi l’identità sia questa mutazione, questo movimento. Per non perdere l’identità, occorre quindi sempre essere disposti a fonderla, cederla, ad aprirsi all’Altro e a identificarsi con esso. Processo che si può compiere solo andando “verso” l’altro, uscendo dai luoghi deputati dell’arte, così come accade con Opera Viva in Barriera, dove l’opera degli artisti è esposta in una piazza e può essere fruita da tutti.
 

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