domenica 16 luglio 2017

Al Museo Montagna ci sono le etichette a tema montano e le sculture fantastiche di Donato Savin

Al Museo Nazionale della Montagna (Piazzale Monte dei Cappuccini 7) sono state recentemente inaugurate due mostre decisamente particolari che accompagneranno i visitatori per tutto il periodo estivo: sono "Etichette delle montagne" e "Boschi di Pietra", personale dell'artista Donato Savin. Ma andiamo con ordine...

- "Etichette delle Montagne. Immagini di commercio" attinge al patrimonio del Centro Documentazione del Museo che conta oltre 3 mila etichette a tema montano, raccolte in particolare negli ultimi trent'anni, ma che spaziano negli ultimi 150 anni. L'esposizione, organizzata dal Museo Nazionale della Montagna con Regione Piemonte, Fondazione CRT e Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Trento, con la collaborazione della Città di Torino e del Club Alpino Italiano, mostra l'evoluzione dell’etichetta commerciale, attraverso le sue tre principali componenti grafiche – il testo, l’ornato e l’illustrazione – che concorrono, secondo le mode che ne definiscono lo stile, alla sua potenzialità espressiva. Pur essendo nate con il semplice scopo di fornire informazioni sul prodotto, le etichette hanno assunto col tempo una sempre maggiore attrattiva, perchè si capì ben presto l'importanza commerciale di immagini evocative ed esaltanti la qualità e le caratteristiche del prodotto. E una collezione come quella che vedrete in mostra permette soprattutto di osservare l'evoluzione di questi foglietti di carta, che rappresentano immagini di montagne, sci, alpinismo, esplorazioni e regioni polari. Già nel XVIII secolo, ma soprattutto dal XIX, l’illustrazione viene impiegata per indicare i dati di fabbricazione, l’importanza del produttore e la qualità del prodotto. Icone di bellezza, come la figura femminile, i motivi floreali – in particolare in epoca liberty –, sono soggetti sempre più diffusi tra fine Ottocento e inizio Novecento, accanto ad altri elementi figurativi sinonimo di qualità e tradizione, come stemmi e medaglie; per gli alimentari è presente anche la riproduzione del prodotto, talvolta all’interno di composizioni più complesse, con animali, paesaggi e figure. Spesso queste etichette rappresentavano eventi mondiali di una certa importanza, come le corse ai Poli, all'oro del Klondike e al Far Weat. Altre, datate all'incirca a sessant'anni fa, riproducono l'Everest e il K2, rispettivamente a ricordo delle prime salite britannica del 1953 e italiana del 1954. Nel 1956 è la volta di un altro ottomila, il Manaslu, salito in prima ascensione da una spedizione giapponese, ricordata – come era anche avvenuto per il K2 – sui pacchetti di sigarette. All’Everest invece era toccata un’etichetta per la frutta californiana.


Sulla mostra è stato anche realizzato un volume omonimo a cura di Aldo Audisio e Laura Gallo, edito da Priuli & Verlucca, che descrive circa 750 pezzi della collezione con l'aggiunta di una serie di saggi di autori vari che illustrano l'evoluzione della pubblicità e del merchandising dall'800 al giorno d'oggi.
"Etichette delle montagne" sarà visibile fino al 3 dicembre.

- "Boschi di Pietra" espone alcune opere fantastiche di Donato Savin, scultore valdostano particolarmente legato al suo territorio che da sempre modella la pietra grezza e il legno creando forme che, come egli stesso precisa, sono aperte ad ogni interpretazione. Ma che comunque sono fortemente legate alla natura della Valle d'Aosta, con i suoi boschi e gli animali che l'abitano:  gipeti, cervi, cavalli, conigli, che assumono forme astratte e fortemente evocative. 

Donato Savin nasce a Cogne in Valle d'Aosta nel 1959, dove vive nella frazione di Epinel, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Giovanissimo si avvicina alla scultura, a 17 anni visita per la prima volta la fiera di Sant’Orso ad Aosta rimanendo affascinato dalla grande varietà di lavorazioni a cui si dedica in seguito con un suo personale percorso di ricerca tutto da autodidatta. Nel legame forte tra la comunità e il territorio trova la sua ispirazione; nel fiume Grand Eyvia la materia da modellare: gneiss del Gran Paradiso, granito, dolomia, magnetite della miniera di Cogne, marmo verde di Runaz, marmo Bardiglio e altre pietre. Tante tipologie di minerali da tagliare, scolpire e lavorare, a partire da semplici disegni o bozzetti in argilla, per creare sculture che rappresentano gli animali del parco o forme più astratte, forme pure, essenziali, come le steli. Oltre alla Fiera di Sant’Orso, attestazione del legame costante e continuativo con la sua terra, Savin partecipa, a partire dagli anni Novanta, a mostre personali e collettive in tutta Italia, da nord a sud, ma anche all’estero. Numerose sono anche le opere esposte in spazi pubblici.

La mostra di Savin, che sarà visibile fino al 10 settembre, è realizzata con la collaborazione della Città di Torino, del Club Alpino Italiano, della Regione Autonoma Valle d'Aosta e della Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali della Valle d'Aosta.

Altre informazioni su:   www.museomontagna.org


Nessun commento:

Posta un commento