domenica 16 luglio 2017

APPROFONDIMENTI: le Chiese "gemelle" di Santa Cristina e San Carlo

Sul lato sud dell’attuale Piazza San Carlo, nata dal progetto di ampliamento verso meridione della città, oltre le antiche mura, affidato dai Savoia al Castellamonte nella prima metà del 1600, si trovano due chiese con facciata barocca, spesso definite “gemelle”, ma che in realtà ben poco hanno in comune fin dalla loro origine. Si tratta delle chiese di Santa Cristina e di San Carlo.
La chiesa di SANTA CRISTINA fu fatta edificare nel 1639 da Maria Cristina di Francia su progetto di Carlo da Castellamonte e successivo intervento del figlio Amedeo. Adiacente alla chiesa si trovava il monastero delle suore carmelitane scalze, cui Maria Cristina fu molto legata in vita: qui venne sepolta nel 1674.
Venne realizzata una struttura ad una sola navata a pianta rettangolare. Nel 1641 però i lavori si fermarono e l’edificio rimase incompiuto. Le volte furono affrescate solo nel 1666 da Giacomo e Giovanni Andrea Casella. La facciata fu invece completata tra il 1715 e il 1718 da Filippo Juvarra, su commissione di Vittorio Amedeo II. Si presenta a due ordini sovrapposti ed è caratterizzata dall'andamento curvilineo della parte centrale; spicca il ricco portale ed una grande finestra ovale. Sono presenti colonne e lesene ed è impreziosita dalle statue di santi, tra cui Santa Cristina e Santa Teresa di Pierre Legros e dalle allegorie delle virtù realizzate da Carlo Antonio Tantardini e dal Caresana. All’interno sempre nel ‘700 fu posto un organo, opera di Liborio Grisanti, uno tra i più noti costruttori di organi a canne, ancora oggi visibile dietro l’altare.
Nel 1802, in periodo Napoleonico, la chiesa divenne un fienile e il convento adiacente venne chiuso. Divenuta negli anni successivi Camera di Commercio, fu riconsacrata per volontà di Vittorio Emanuele I che volle anche provvedere a trovare arredi e far abbellire con nuovi marmi. Questi commissionò poi un nuovo altare a Ferdinando da Bonsignore. Il risultato fu però non eccellente, poiché frutto della commistione di oggetti che danno un senso di scarsa correlazione ed omogeneità.
Nel corso dell’800 la chiesa divenne nota come “chiesa delle serve” poiché la domenica, nel primo pomeriggio, veniva celebrata appositamente una messa per le donne di servizio delle famiglie nobili del quartiere, che avevano obbligo di riprendere la loro attività entro le 16.00.
Con il rifacimento di via Roma, in periodo fascista, la chiesa venne trasformata, privata di alcuni finestroni e il convento adiacente fu completamente demolito.

La chiesa di SAN CARLO BORROMEO fu invece edificata nel 1619 per volontà di Carlo Emanuele I di Savoia che la dedicò proprio a San Carlo Borromeo, venuto a piedi a Torino in pellegrinaggio per pregare dinanzi alla Sacra Sindone. La chiesa, il cui progetto originale è di dubbia attribuzione, forse il M. Valperga o il Galleani di Ventimiglia, sorse accanto al convento degli Agostiniani scalzi, struttura oggi non più esistente. Presenta una pianta longitudinale a navata unica, due campate con volta a crociera e due cappelle per ogni lato. La cappella destra, detta dell’Addolorata e la cappella di San Giuseppe che la fronteggia, sono opera di Tommaso Carlone.
Nel 1653 Cristina di Francia affidò a Bernardino Quadri l’esecuzione dell’altare maggiore e la decorazione a stucco dello stesso e del coro, su disegno di Amedeo di Castellamonte. La pala dell'altare maggiore, datata intorno al 1655, raffigura San Carlo in adorazione della Sindone e fu opera di Giacomo e Giovanni Andrea Casella.
Il campanile, che data intorno al 1779, è a pianta quadrata e presenta una cupola ottagonale.
Fu solo nel 1834 che si decise per il completamento della facciata. Venne bandito un concorso ed il progetto vincente fu quello di Ferdinando Caronesi che decise di prendere spunto da quanto fatto dallo Juvarra nella vicina chiesa di Santa Cristina.
Durante la seconda metà dell’800 la chiesa fu oggetto di numerosi rimaneggiamenti con il succedersi dei diversi ordini religiosi.
Tra il 1935 e il 1937 venne incorporata nei nuovi edifici di via Roma e vennero ridisegnati, da Marcello Piacentini e Giuseppe Momo, il fianco sinistro, l'abside e parte del fianco destro.

Nessun commento:

Posta un commento