venerdì 7 luglio 2017

Il Castello di Rivoli ha acquisito la Collezione Cerruti di 300 opere classiche e le renderà visibili da gennaio 2019


Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922 – Torino, 2015), imprenditore, scomparso nel 2015 all’età di 93 anni, aveva un debole per il collezionismo d'arte di alto livello. Nella sua villa sono presenti opere di Renoir, Modigliani, Kandinsky, Klee, Boccioni, Balla e Magritte, per arrivare a Bacon, Burri, Warhol, De Dominicis e Paolini. In totale sono circa trecento tra opere scultoree e pittoriche, spazianti dal medioevo al contemporaneo. Senza contare i duecento libri antichi, le legatorie, i fondi d'oro e gli oltre trecento mobili ed arredi, tra tappeti e scrittoi di ebanisti celebri. Una collezione di capolavori  che va dal Rinascimento all'Ottocento toccando la modernità e che non poteva certamente essere abbandonata a se stessa. E che infatti non lo sarà, perchè proprio oggi è stato confermato l'accordo tra Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte, che conferisce al primo museo dell’Arte Contemporanea italiano la cura, lo studio, la valorizzazione e la gestione di questa straordinaria collezione sconosciuta ai più. Seguendo il volere dello stesso Cerruti, che nello statuto della Fondazione aveva esplicitamente scritto come avesse “deciso di volgere a beneficio della collettività nazionale e internazionale” la sua Collezione nell’auspicio “di poter perpetuare i valori che lo avevano animato, nonché il senso di mecenatismo, così da contribuire a rendere la Collezione Cerruti realtà sempre viva e motore di crescita culturale”, tutte le opere saranno visibili a partire dal gennaio 2019 nella sua stessa villa a pochi passi dal Castello, dopo aver terminato i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza.

Magritte - Le Duo
“Siamo felici che il sogno di Francesco Federico, di poter vedere la sua casa collezione aperta al pubblico, possa oggi avverarsi grazie all’unione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea" ha affermato Andreina Cerruti, Presidente della Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte - "Questa iniziativa del Museo di Rivoli e della nostra Fondazione apre al mondo la straordinaria collezione d’arte di mio fratello – aprire al mondo così diceva e voleva lui –. La collezione è anche un racconto di vita, il dischiudersi della propria vita nel linguaggio esclusivo che è proprio dell’arte e della poesia”. 

Severini - Danzatrice C

Malgrado Il Castello di Rivoli sia da sempre dedicato all'Arte Contemporanea, la scelta di collaborare con un'istituzione di questo tipo potrebbe sembrare alquanto contro tendenza, ma in realtà il Museo vuole proprio dimostrare come sia possibile e fruttuoso il dialogo fra l’arte contemporanea e il suo passato. "Questo importante lascito" - ha affermato il direttore del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev - "sarà un motore di creatività per il Museo, in un dialogo inedito tra antico e contemporaneo, attraverso programmi educativi, artistici e curatoriali. Dietro a questa straordinaria collezione c’è la figura ideale di un amante dell’arte come Francesco Federico Cerruti, un uomo discreto e riservato, poco incline alla rumorosità del mondo che ricercava nel silenzio del suo museo privato il trasalimento e lo stupore dinanzi all’enigma della creazione artistica. Pur frequentando la casa di Rivoli e curandone la disposizione delle opere e degli arredi in un equilibrio che facesse convivere la prossimità e la lontananza delle opere, Cerruti scelse di non abitarvi, continuando a vivere in un alloggio semplice nei pressi della sua fabbrica LIT (Legatoria Industriale Torinese) a Torino. La sensibilità e la generosità del collezionista Cerruti, la trama nascosta della sua passione, sono ora parte integrante del nuovo polo museale, unico nello scenario italiano e internazionale, uno spazio straordinario che sarà aperto al pubblico con visite guidate e che vedrà la partecipazione di artisti, scrittori, filosofi, storici dell’arte, filmmaker, impegnati in un dialogo serrato per cogliere la voce nascosta, le sfumature, le vibrazioni che si celano nelle pieghe dell’arte capace di accogliere l’eredità del passato, il suo respiro, il suo ritmo e di collocarli nel cuore pulsante del tempo presente. Nella nostra era digitale, innovativa, tecnologica, ma proiettata all’archiviazione acritica del passato, i musei enciclopedici come il Metropolitan a New York, l’Hermitage a San Pietroburgo e il Louvre a Parigi aprono sezioni dedicate all’arte contemporanea; il Castello di Rivoli sceglie un percorso diverso – nella consapevolezza del legame ineludibile tra le opere del passato e del presente, di un cammino come quello dell’arte che è oltrepassamento di ogni soglia spazio temporale - e vuole essere il primo museo d’arte contemporanea al mondo che, grazie a questo accordo, apre una sezione dedicata all’arte del passato”.

Pelizza da Volpedo - La vita che passa
“Si tratta di un accordo inedito e di grandissimo rilievo" ha aggiunto Antonella Parigi, Assessora alla Cultura e Turismo Regione Piemonte - "che dimostra l’impegno della Regione Piemonte nell’ambito dell’arte e quanto il Castello di Rivoli si stia affermando sempre di più come un centro culturale di assoluta importanza, capace di dialogare efficacemente con numerosi soggetti e istituzioni. In questo contesto, la collaborazione con la Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte rappresenta un risultato straordinario, che restituirà alla collettività un patrimonio di immenso valore, nonché la testimonianza del punto di vista di un grande amante dell’arte. Il nostro lavoro, al fianco delle istituzioni coinvolte, proseguirà quindi per garantire la valorizzazione della Collezione e, grazie anche alla riapertura della villa rivolese di Francesco Federico Cerruti, amplierà l’offerta culturale e artistica del nostro territorio”. 

Francesco Federico Cerruti nacque a Genova il 1° gennaio del 1922 da Giuseppe (1890-1972) e da Ines Castagneto (1892-1977). Il padre, di modeste condizioni economiche e dipendente di una legatoria genovese, si trasferì con la famiglia a Torino l’anno successivo, in cui venne alla luce la sorella Andreina il 19 gennaio 1923. Giuseppe, inviato nella città subalpina dalla ditta genovese per aprire una succursale, ben presto si mise in proprio avviando una sua attività di legatoria. Gli anni dell’infanzia di Francesco Federico furono caratterizzati da una educazione molto ferrea e severa e i due fratelli, già in età scolare, vennero subito coinvolti nell’attività del padre che li obbligava a legare i libri nella cucina di casa dopo il rientro da scuola. Questo ambiente familiare, così austero e rigido, influì molto sulla formazione e sul carattere di Francesco Federico, che per tutta la vita mantenne sempre uno stile di vita molto sobrio dai tratti molto intransigenti.
Diplomatosi in ragioneria nella sessione estiva del 1940 presso l’Istituto tecnico commerciale G. Sommelier, Francesco F. entrò subito a lavorare nella ditta familiare, seguito l’anno successivo dalla sorella. I bombardamenti del luglio del ’43 distrussero completamente lo stabilimento che allora era sito in corso San Maurizio, poco distante dal centro cittadino. Nel dopoguerra il “ragioniere”, così venne in seguito chiamato da tutti, dimostrò grandi capacità organizzative e un grande spirito di innovazione a tal punto che rilanciò l’azienda familiare, denominata Legatoria Industriale Torinese. Dopo una sua visita negli Stati Uniti nell’ottobre 1957, introdusse in Italia la tecnica americana della “perfect binding”, una procedura che permetteva la rilegatura senza cuciture. Creò le proprie macchine per industrializzare la legatoria - fino ad allora pratica artigianale - brevettando anche tecniche specifiche. Grazie a questa sua ingegnosità, la LIT raggiunge i massimi livelli di produzione, con ingenti quantità di commesse inerenti alle rilegature di libri d’arte e, soprattutto, alle guide telefoniche italiane.
A questo suo innovativo spirito imprenditoriale affiancò un grande amore per la bellezza, fondato su un’innata raffinatezza e profonde intuizioni, che lo portò a creare una delle collezioni d’arte tra le più importanti d’Europa. Oltre alla passione per il bello e alle capacità visionarie del capitano d’industria, erano presenti in lui sentimenti di compassione e di carità, tradotti in attività di beneficenza, sempre nel suo stile rigoroso e appartato, lontano dai riflettori. Dopo una lunga malattia, morì a Torino il 15 luglio 2015.

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