mercoledì 18 ottobre 2017

Al Museo Accorsi-Ometto gli abiti da signora tra '800 e '900 appartenenti alla Collezione Devalle di Torino


La Fondazione Accorsi-Ometto, dal 19 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018, ospiterà nelle sale del museo una serie di abiti provenienti dalla Collezione Roberto Devalle e risalenti al periodo 1895-1925.
L’avventura della sartoria inizia a Torino nel 1925 con Giovanni Devalle. È, però, con il figlio, Roberto Devalle, che la sartoria acquista la sua funzione più importante: non solo quella del noleggio, ma anche quella della creazione di fantasia e di ricostruzione filologica dei costumi per lo spettacolo.
Il giovane Devalle, dopo aver frequentato i corsi di figurino e storia del costume tenuti da Golia e lavorato presso note sartorie torinesi, nel 1948 viene nominato capo della sartoria del Teatro Regio di Torino; nel 1951 viene assunto alla Sartoria teatrale della Scala a Milano, dove resta fino al 1956, anno in cui fa ritorno a Torino per assumere la direzione della ditta paterna. Nel 1968 la sartoria si trasferisce nella sede attuale di Via degli Artisti. Molti dei costumi che vanno in onda sulla Rai in quegli anni provengono dalla sartoria Devalle e sono per lo più confezionati ex novo. Il lavoro di Roberto Devalle si fa sempre più meticoloso, grazie a una ricerca filologica, non solo sugli stili, ma anche sulle tecniche sartoriali del passato: gli abiti antichi vengono catalogati e studiati, per comprenderne i segreti di costruzione e carpirne i trucchi di manifattura. Ancora oggi, accanto alla sua attività sartoriale e di noleggio, Roberto Devalle, affiancato dalla preziosa presenza del figlio Andrea, va alla ricerca di abiti e costumi d’epoca, restaurandoli e studiandoli, rendendo, così, la sua collezione fonte importante per mostre, esposizioni, spettacoli teatrali, sceneggiati televisivi e film.

L’esposizione, curata da Silvia Mira, storica della moda, condurrà il visitatore all’interno di un mondo in cui gli abiti rappresentano una sorta di linguaggio non scritto, che rimanda a realtà sociali e politiche specifiche, che parla di differenze e di uguaglianze, di appartenenze e di esclusioni. La presenza in contemporanea dalla mostra GIACOMO GROSSO. Una stagione tra pittura e Accademia consentirà di ammirare gli abiti esposti in un dialogo ideale con quelli dei dipinti, per sottolineare, come arte e moda, pittura e tessuti, siano interconnessi e divengano comprensibili solo se riferiti ad un preciso momento storico.

La visita comincerà con due abiti femminili, uno da giorno, del 1897 circa, e uno da pomeriggio del 1900-1903. Scopriremo così come ogni signora della buona società aprisse la propria casa un giorno fisso della settimana a un orario prestabilito, per ricevere le visite da parte dalla propria cerchia di amicizie. Chi si recava in visita e chi riceveva doveva attenersi a regole ben precise nell’abbigliarsi.
In sala della musica il visitatore sarà accolto da un abito da sera tempestato di paillettes nere del 1907 circa. I ricevimenti serali, le veglie, potevano avere carattere intimo o di gala: nel primo caso si adottava l’abito da visita, mentre, nel secondo caso o in occasione dell’esibizione di un musicista o di un cantante, si doveva indossare un abito da sera. Alle veglie di gala le signore non portavano mai il cappello, ma usavano il ventaglio e lunghi guanti in pelle, bianca o avorio.
In sala Luigi XVI e in sala Piffetti saranno esposti ancora degli abiti da sera e da passeggio, mentre in camera da letto Accorsi saranno presenti una veste da camera (robe du matin), usata nell’intimità della propria camera e un “abito del tè” (tea gown). L’usanza anglosassone del rito del tè cominciava a coinvolgere tutta l’Europa elegante.
Nella camera da letto Bandera due abiti, di inizio Novecento, dimostreranno come la moda di questo periodo prediligesse i colori a tinta unita e il bianco avorio per le giornate estive e i trattenimenti all’aperto.
 
Nel salottino Luigi XV e nella camera da letto veneziana si troveranno mantelli e abiti da giorno degli anni 1910-1918, a testimonianza del costante influsso della moda parigina a Torino.
Nella prima sala Cignaroli il frac sarà testimone dell’eleganza maschile: solo alla fine degli anni Venti, i gentiluomini cominciarono a preferire lo smoking.
Mentre l’abito da sera del 1925-1927 rappresenterà una fra le più importanti rivoluzioni, che meglio interpreta l’emancipazione della donna dagli inizi del secolo: l’orlo delle gonne che comincia ad accorciarsi.
Nella seconda sala Cignaroli concluderanno il percorso due elegantissimi abiti da sera, del 1924-25. L’estrema semplicità strutturale dell’abito di chiffon o crepe de Chine era integrata da sontuose decorazioni, ricamate con perline vitree iridescenti, paillettes, perle, fili d’oro e d’argento. La linea dritta e tubolare del vestito creava una nuova architettura accentuando la verticalità e valorizzando la silhouette.

In sintesi si tratta di una mostra che consente di fare un viaggio indietro nel tempo per ammirare la bellezza e l’evoluzione delle linee, ma che permette anche di scoprire le regole a cui le donne dell’epoca dovevano rigorosamente attenersi, dandoci in maniera indiretta un quadro della società dell’epoca e delle sue convenzioni.

Informazioni per il pubblico:
011 837 688 int. 3 - info@fondazioneaccorsi-ometto.it
ORARI: Da martedì a venerdì 10.00 – 13.00; 14.00 – 18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00– 13.00; 14.00– 19.00
Lunedì chiuso

COSTI Mostra: intero € 8,00; ridotto € 6,00 studenti fino a 26 anni, over 65, convenzioni, insegnanti
Mostra con visita guidata (sabato, domenica e festivi ore 12.00 e
18.00): € 4,00 oltre al biglietto d’ingresso
Mostra GIACOMO GROSSO + Mostra ABITI:
intero € 14,00; ridotto € 12,00 studenti fino a 26 anni, over 65, convenzioni, insegnanti
Percorso moda (visita guidata alle mostre GIACOMO GROSSO + ABITI):
6,00 oltre al biglietto d’ingresso delle due mostre
Gratuito: bambini fino a 12 anni, possessori Abbonamento Musei e
Torino + Piemonte card

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