Paratissima e Cavallerizza danno il via il 10 di marzo a un nuovo anno ricco di mostre, eventi ed appuntamenti.
Due i progetti espositivi che inaugurano il nuovo corso: “LaNotteS’Avvicina” di Fabrizio Cicero, ospitato nella Manica del Mosca della Cavallerizza e “Paratissima Talents”, con i 15 artisti emergenti premiati nella passata edizione di Paratissima Circus 2022 e in esposizione nelle Scuderie.
Le due mostre sono ad accesso libero, confermando la volontà di Paratissima di estendere e aprire l’arte alla cittadinanza, grazie al rinnovato sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e al contributo di Cassa Depositi e Prestiti.
Opening venerdì 10 marzo dalle 18:00 alle 21:00, Piazzetta Accademia Militare, 3.
LaNotteS’Avvicina di Fabrizio Cicero è un’installazione immersiva, una poetica esposizione di stelle comete, che illuminerà la Manica del Mosca della Cavallerizza. Per l’occasione, lo spazio espositivo resterà buio, irradiato esclusivamente dalla luce delle lampadine a incandescenza delle 9 luminarie originali del 1980, cui l’artista ha dato nuova vita nel 2016. La mostra è a cura di Francesca Canfora e Laura Tota, prodotta da H501. In un momento storico in cui a solcare la notte sono le spettacolari scie luminose artificialmente prodotte da Starlink, la costellazione di satelliti tecnologici di Elon Musk, sembra quasi anacronistico parlare di Comete, considerate tra i corpi celesti più antichi del Sistema Solare. Quello del passaggio delle comete è sempre stato nelle remote credenze popolari un fenomeno legato a sinistri presagi, conquistando invece fama propiziatoria e glamour universale grazie a Giotto, che nel ‘300 inserì la famosa stella nell’affresco dell’Adorazione dei Magi all’interno della Cappella degli Scrovegni a Padova.
Se nella tradizione iconografica antica la stella cometa, simbolo universale della Natività, indica la direzione e la via ai Re Magi, ne LaNotteS’Avvicina di Fabrizio Cicero si propone invece a una prima lettura come protagonista di una poetica del disorientamento contemporaneo, in cui la stella da sempre considerata appunto guida e punto di riferimento ̶ ̶ si perde e cade, smarrendosi anch’essa. Non solo una, ma l’intero mausoleo di stelle smarrite e cadute che dà vita all’installazione sembra restituire quel sentimento collettivo e diffuso di precarietà e incertezza, proprio di un mondo attanagliato da una crisi di valori e da una impasse spirituale sempre più evidenti. Le Comete, tradotte in forme stilizzate così come siamo abituati a immaginarle sin da bambini e svelandone tutta la fragilità e precarietà, si legano inscindibilmente all’infanzia dell’autore, siciliano d’origine. Il materiale utilizzato per la loro realizzazione è costituito infatti da originali luminarie a incandescenza, patrimonio ed eredità delle feste tradizionali popolari locali, recuperate, restaurate e assurte a materia prima dell’opera d’arte. Se lo scenario subito successivo allo schianto degli astri a prima vista si configura come catastrofico e apocalittico, in realtà pulsa ancora e una calda e flebile luce intermittente rischiara l’oscurità, trasmettendo un tenue, ma tenace afflato di speranza. E così, il cortocircuito luminoso e sonoro della caduta ricorda quello dei gruppi elettrogeni delle feste di paese e il fumo dell’impatto riporta alla memoria le nuvole dense che attorniano i venditori ambulanti di cibo delle sagre. Il dramma ricorda la festa tanto attesa da grandi e piccini che, in una sorta di circo malinconico, resiste in una modernità sempre più individualista, connessa virtualmente e distaccata emotivamente, a ricordarci che, tutto sommato, ciò che siamo stati è parte del nostro presente e che, esattamente come una Fenice, si può rinascere dalle proprie ceneri per assumere nuove forme. A ben guardare, dunque, l’interpretazione può essere infatti completamente diversa e porsi in altri termini. La notte si avvicina, sì, ma portando con sé buio e tenebre come occasione per percepire il mondo e la realtà circostante in modo diverso, più intimo e raccolto, letteralmente in un’altra luce. Le Comete forse non si sono affatto smarrite, anzi, si sono date appuntamento ritrovandosi dopo un viaggio lungo secoli in un unico luogo magico. E questo luogo di ritrovo forse non a caso è la Cavallerizza, spazio destinato finalmente a essere riportato agli antichi fasti, per tornare ancora nuovamente a brillare come merita. Nella sua ricerca, Fabrizio Cicero (1982) indaga la realtà circostante nel suo continuo dialogo tra luce e spazio, affrontando temi esistenziali e rapporti contrastanti, come quelli tra uomo-natura e uomo-società, per proporne un’esperienza fatta di giochi visivi e meccanici.
grazie come sempre per le informazioni
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