La direzione di Flashback con Scarecrow conferma la propria volontà artistica e culturale di utilizzare l’arte come dispositivo di denuncia, capace di smascherare e mettere in luce gli inganni e i soprusi della società. Una presa di posizione che non si limita alla contemplazione estetica, ma che assume l’arte come gesto civile, un invito a guardare, a riconoscere e a prendere parte.
Viviamo un tempo in cui il potere è sempre più spesso esercitato da governi paranoici, autoritari, imprevedibili. Leader che confondono forza con violenza, decisione con brutalità, consenso con paura. In questo contesto, lo spaventapasseri smette di essere folklore rurale e diventa un dispositivo politico. Non governa, non comanda, non produce obbedienza. Si limita a occupare lo spazio e a rendere visibile un confine. È l’opposto del potere contemporaneo: non parla, non promette, non minaccia apertamente. E proprio per questo resiste. È una forma di contro-potere elementare, primitivo, accessibile a chiunque. Lo spaventapasseri non ha volto, perché il potere ama i volti carismatici. Non ha voce, perché il potere si nutre di slogan. Non si muove, perché il potere è ossessionato dalla velocità e dall’emergenza permanente. La sua immobilità è un'accusa: mostra quanto il rumore del comando sia spesso inutile.
In un’epoca di “pazzi-che-governano-il-mondo”, lo spaventapasseri diventa una dichiarazione radicale: non un leader, ma una sentinella; non un’arma, ma un limite; non una soluzione, ma un rifiuto. Esporli oggi significa affermare che la difesa della vita, della terra e della dignità non può essere delegata a chi le distrugge. Significa dire che, se il potere è diventato predatorio, allora anche la resistenza può essere semplice, visibile, ostinata. Come uno spaventapasseri che resta in piedi mentre tutto intorno sembra perdere la testa.
DOROTHY: “E come fai a parlare se non hai il cervello?” SPAVENTAPASSERI: “Ah, non ne ho idea… ma c’è un mucchio di gente senza cervello che chiacchiera sempre…” (Victor Fleming, Il mago di Oz, 1939).
Un’opera che – come al solito – non è del tutto un’opera, che si distingue a fatica dal resto, e che con questo “resto” (vita/realtà/mondo/territorio) si confonde volentieri, essendone un elemento non-distinto. Indistinto. Indistinzione. Quasi.
Lo spaventapasseri non difende una nazione: difende l’idea che nessuna nazione abbia il diritto di cancellarne un’altra. È una figura inutile per gli eserciti, ma essenziale contro la loro logica: quella che trasforma la violenza in amministrazione e la morte in statistica.
“Dissi una volta a uno spaventapasseri: ‘Devi essere stanco di stare in questo campo solitario’. E lui disse: ‘La gioia di spaventare è profonda e durevole, e non me ne stanco mai’” (Kahlil Gibran, Il folle, Mondadori, Milano 1991, p. 15).
I curatori della mostra raccontano la mostra con queste parole
“Lo SPAVENTAPASSERI (SCARECROW) presidia un territorio vivo dalle aggressioni e dagli attacchi esterni. È passivo, non aggredisce né reagisce, ma attraverso la sola presenza ha il compito (da sempre) di proteggere l’esistente e l’esistenza. È fatto in emergenza, con ciò che è sottomano. Con ciò che si trova lì dove starà. È arrangiato con gli scarti e i detriti della vita. Lo spaventapasseri è l’opera d’arte, ma è anche l’artista: esso è il Guardiano. Un elemento umile, che si confonde apparentemente con il contesto di riferimento, ma che svolge un ruolo importante contro alcune forze oscure”. Christian Caliandro
Quarantatré esponenti della scena artistica italiana hanno accolto la chiamata dei curatori. Le opere si configurano come un grido, una rottura necessaria, un’interruzione al silenzio indifferente. Una mostra corale che spazia dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alle installazioni site-specific. Scarecrow è un atto di presenza e responsabilità. Un invito a presidiare il campo, a difendere ciò che conta, anche quando l’unico gesto possibile è tenere la posizione.
Flashback Habitat
SCARECROW
artisti a presidio della vita
Dal 12 marzo al 27 settembre 2026
A cura di Alessandro Bulgini e Christian Caliandro
Corso Giovanni Lanza 75 – Torino
Pad. B, 1° e 2° piano
ARTIST*
Paola Angelini • Mariantonietta Bagliato • Elena Bellantoni • Enrico Bertelli • Alessandro Bulgini • Cosimo Calabrese • Luce • Monica Carocci • Pierluca Cetera • Luca De Angelis • Iginio De Luca • Giuseppe De Mattia • Davide Dormino • Elena El Asmar • Matteo Fato • Alexander Mostafa Fazari • Serena Fineschi • Raffaele Fiorella • Oscar Giaconia • Gabriele Hoxha • Filippo La Vaccara • Pierfrancesco Lafratta • Francesco Lauretta • Fabrizio Lucchesi • Milo Maricelli • Giorgia D. Mascitti • Sandro Mele • Franco Menicagli • Veronica Montanino • Maria Palmieri • Luca Pancrazzi • Luana Perilli • Carl Von Pfeill • Cristina Pistoletto • Demis Rosa • Roxy in the Box • Marco Rubiola • Alessandro Scarabello • Gaia Scaramella • Francesco Sena • Nina Silvestri • Emilio Vedova • Anna Viscuso
Ingresso
Intero 10 €
Ridotto 8 € (Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card, Over 65, 12/18 anni
Gratuito (Persone con disabilità + accompagnatore, Under 12, Giornalisti con tesserino di iscrizione all’Albo, Studenti (Liceo Artistico, Accademia di Belle Arti, DAMS), Insegnanti e docenti (Certificato di servizio).
Orari
giovedì, 18:00 - 24:00
venerdì, sabato e domenica, 11:00 - 24:00
L’accesso alla struttura è consentito con tessera Amic* di Flashback Habitat






Bellissima idea! Mi sarebbe piaciuto partecipare! Mirella Ribaudo artista
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