Dal 24 settembre al 24 ottobre Aganahuei realizzerà, presso il Museo Ettore Fico di Torino, un’importante installazione di Arte Industriale dal titolo “A noi importa il tempo che viviamo!”
Aganahuei è un collettivo di professionisti del mondo artistico (Bruno Sacchetto - Pietro de Carolis - Danilo Manassero - L. Ferrando - R. Fontanone) che operano ad Alba e collaborano a vario titolo alla creazione di eventi, mostre e prodotti il cui catalizzatore è la condivisione della forza creativa, della passione e dell’energia profusa in ogni progetto. L’obiettivo prioritario è quello di rendere l’arte accessibile nella forma e nei contenuti al maggior numero possibile di persone, sghettizzandola e rendendola fruibile a tutti.
Il titolo della mostra si riferisce al mutamento in atto nell’ambito del mondo dell’arte contemporanea, cambiamento irreversibile che porterà nel giro di pochi anni a una rilettura del “produrre arte” in chiave attuale e internazionale, più in sintonia con i rapidi mutamenti dei linguaggi sociali ed estetici del presente. Alla base dei lavori che verranno presentati nel corso della mostra, c’è l’uso della tecnologia digitale e dei nuovi materiali che l’industria italiana produce con alti standard qualitativi. Tutte le fasi operative di produzione sono progettate al computer ed eseguite con processi industriali automatizzati e interconnessi che non ammettono errori. L’uomo, l’artista con la sua creatività e il suo talento, si appropria della tecnologia, la rende complice e partecipe di un nuovo modo di fare arte. Un patto tra l’uomo e la macchina destinato a portarsi avanti nel tempo con un unico obiettivo: creare l’opera perfetta rendendola disponibile a più persone. Non è un caso che tutto ciò avvenga in Italia.
In mostra saranno presenti linee di prodotti definite: Solidi, Defender. Take-Away, Audaci, Ali, Icone, Minimal, Cretto.
Le opere si avvalgono di processi realizzativi e materiali differenti: dibond, alluminio, polipropilene sagomato, stampa digitale su banner in pvc, vetroresina.
Nell’Arte Industriale, la “manualità”, che ha da sempre caratterizzato l’opera degli artisti-esecutori-artigiani, lascia spazio alle macchine industriali capaci di agevolare ed elevare in modo esponenziale, il profilo qualitativo e quantitativo dell’opera. L’artista torna a essere un “progettista”, come già accadeva nelle botteghe d’arte del Quattrocento, quando i grandi mecenati commissionavano opere su committenza. Opere che hanno attraversato i secoli e che hanno reso il nostro Paese la “culla del bello” e della creatività agli occhi di tutto il Mondo. Un legame profondo che si creava tra la capacità talentuosa dell’artista e il contesto sociale circostante, fatto di pochi uomini colti e facoltosi, desiderosi di lasciare una testimonianza estetica forte e visibile del proprio “sistema”. Un legame che, con il passare del tempo, ha però perso di concretezza, separando l’artista dall’impresa. Il primo, sempre più proiettato nella ricerca e nella gratificazione attraverso un proprio stile e, la seconda, sempre più focalizzata sui problemi quotidiani della concorrenza e dell’espansione sui mercati nazionali e internazionali. Queste due realtà, attualmente disgiunte, potrebbero ricongiungersi, secondo un nuovo modello rinascimentale già evocato.
«L’esecuzione richiesta dal nuovo plasticismo, vale a dire l’esecuzione con tecniche specializzate e con macchine, sarà altra che l’esecuzione fatta direttamente.» Piet Mondrian, 1919
Mostra e catalogo a cura di Andrea Busto
testi in catalogo di Andrea Busto e Vittoria Coen
mostra realizzata con il supporto di Regione Piemonte, Cassa di Risparmio di Cuneo, Banca d’Alba e con il patrocinio del Comune di Alba
da venerdì 24 settembre a domenica 24 ottobre 2021
venerdì ore 14 - 19
sabato e domenica ore 11 -19


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