Nuova vita al Giardino
del Tempio di Diana nel Parco della Reggia di Venaria. Un ulteriore atto di
valorizzazione delle residenze sabaude reso possibile grazie a Compagnia di San
Paolo che, in collaborazione con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e
della Regione Piemonte, ha completato il progetto degli architetti del
Consorzio, Alessia Bellone e Maurizio Reggi, coinvolgendo i ragazzi del Corso
per Giardinieri d’arte.
Il Giardino del Tempio
di Diana, collocato nell'area del parco più distante dalla Reggia, alla fine
del percorso d’acqua che si avvia dalla Fontana dell’Ercole, è così chiamato
per la presenza un tempo dell'omonima struttura architettonica realizzata dal
Castellamonte. Nella seconda metà del Seicento il Tempio di Diana, posizionato
agli antipodi della lunga allea rispetto al Tempio di Ercole, fu luogo prediletto
per passeggiare ed appartarsi dalla corte. Venne purtroppo fatto smantellare da
Vittorio Amedeo II, alla ricerca di nuovi canoni estetici, durante il
Settecento, con l'intento di rimodellare il giardino creando, attraverso
l'utilizzo di corsi d'acqua, un senso di infinito. Alcune parti del tempio
vennero riuilizzate in altri ambiti, in particolare i pregiati marmi, piuttosto
che le colonne: otto di queste vennero ricollocate nella Cappella di
Sant'Uberto, altre otto nella Chiesa di Santa Maria.
Per quanto riguarda
l'attuale ristrutturazione, seguendo le tracce delle antiche vestigia riemerse
durante una serie di scavi, sono state introdotte numerose varietà di
arbusti, piante perenni e graminacee che, grazie a cicli di fioritura
differenziati nel tempo, al raffinato portamento e alla variegata cromia delle
foglie, garantiscono scenografici giochi di forme e colore. Spiccano in
particolare i 3 mila esemplari di Miscahthus sinensis little kitten, Miscanthus
sinensis silver feather e Miscanthus sinensis 'Arabesque'; ma anche
le perenni del genere Astilbe chinensis
purpulanze e Echinacea pallida e
vari alberi d’alto fusto quali Fagus sylvatica purpurea tricolor e Cercidiphyllum
japonicum.
L'intero progetto è stato sostenuto dalla Fondazione torinese in ricordo della collega Rosaria Cigliano e del suo appassionato, competente impegno profuso nella valorizzazione del patrimonio artistico.
Va ricordato che la Compagnia di San Paolo è socio del Consorzio
delle Residenze Reali Sabaude a cui riconosce € 2 milioni annui, mentre la Fondazione
1563 affianca la Compagnia con un contributo di € 1 milione annuo).


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