Sarà
nientemeno che il regista, sceneggiatore
e attore Carlo
Verdone il Guest
Director della 37.ma edizione
del Torino Film Festival
(22 - 30 novembre 2019). A Torino, durante i giorni del festival,
presenterà al pubblico “Cinque
grandi emozioni”, la sezione
da lui curata composta dai film: Ordet di Carl
Theodor Dreyer, Buon compleanno Mr. Grape di Lasse
Hallström, Divorzio all’italiana di Pietro
Germi, Oltre il giardino di Hal Ashby, Viale
del tramonto di Billy Wilder.
“Accolgo
con vero piacere l’invito di Emanuela Martini ad
essere Guest Director per qualche giorno al Festival di
Torino” ha dichiarato Carlo Verdone, “e ho scelto di
presentare cinque film estremamente diversi fra loro, che resteranno
per sempre nella mia memoria di spettatore. Cinque film che mi hanno
rapito ed emozionato non solo per le perfette regie, ma soprattutto
per le notevoli interpretazioni dei loro protagonisti. Ho visto
ognuno di questi film più di tre volte, scoprendo sempre dettagli
che mi erano sfuggiti. Potrebbe sembrare strano che tra queste scelte
ci sia solo una commedia brillante, ma in prima battuta cerco sempre
di scegliere film di contenuti ‘forti’, che mi propongano
suggestioni intime, amare, poetiche o
malinconiche. Un film che mi lasci o una carezza o un pugno allo
stomaco o una riflessione. In un film cerco
insomma la poesia. Vidi Ordet di Carl Theodor Dreyer in
un cineclub negli anni ‘70. Ero con tre amici cinefili e ricordo
che ne discutemmo tanto dopo la proiezione. La grandezza di questo
film è nell’estremo rigore delle immagini in bianco e nero. Un
bianco e nero assai contrastato che rispecchia l’austerità della
vicenda e la superba direzione di tutti gli attori. Di impronta
prettamente teatrale, lo considero un capolavoro assoluto perché
pone quesiti oscuri sulla lettura della figura di Cristo e sulle
diverse posizioni della religione protestante. Un film che non potrà
mai essere dimenticato per le domande che continueremo a porci dopo
la visione. Buon Compleanno Mr. Grape è una mia piccola
‘creatura’. Quando dirigevo la programmazione del cinema Roma,
una sala di 200 posti a Trastevere, cercavo di dare una fisionomia di
qualità al cinema. Frugando nella cantina della Cecchi Gori Group
trovai questo film il cui titolo originario era What’s Eating
Gilbert Grape. Lo vidi, me ne innamorai per l’immensa poesia,
mi inventai questo titolo. Film di grande atmosfera, ci mostrava un
Leonardo DiCaprio giovanissimo alle prime armi. Mi sembrò un attore
strepitoso,
insieme all’ottimo Johnny Depp. Il film ebbe un gran
successo e fui orgoglioso di averlo tolto dal dimenticatoio
trovandogli un titolo originale per l’Italia. Divorzio
all’Italiana resterà il mio film preferito di Pietro Germi. Ho
sempre avuto un gran rispetto per questo regista, spesso torturato
ingiustamente da una critica altezzosa e troppo politicizzata. Tutto
è perfetto in questa pellicola: dal più bel bianco e nero della
storia del cinema italiano, alla sceneggiatura (vincitrice dell’Oscar
nel 1963), agli interpreti. Mastroianni è in una forma magnifica e
ancora oggi, personalmente, lo considero il più grande e completo
attore italiano. Oltre il Giardino di Hal Ashby. Poesia pura e
interpretazione piena di vera anima da parte di Peter Sellers. Uno
dei miei attori preferiti. Viale del Tramonto di Billy Wilder.
Tra le migliori opere di Wilder, racconta l’altra faccia di
Hollywood. La perdita del successo, gli anni che rendono la tua
maschera non più interessante ma patetica, la solitudine
dell’artista dimenticato. Fino ad arrivare alla follia finale. Un
mondo spietato raccontato con immensa classe. Gloria Swanson è
magnifica e l’interpretazione di Erich von Stroheim
indimenticabile. Quando vidi questo film restai turbato e incantato.
C’è un’atmosfera di morte e solitudine che solo un genio come
Billy Wilder poteva allestire. Ecco, queste sono le mie Cinque
Emozioni. Immagini che non scompariranno mai dai miei ricordi di
spettatore, ignaro che un giorno avrei anche io detto ‘azione!’.
Anche se non ho raggiunto e non raggiungerò queste vette, sono
felice di aver imparato tanto da questi cinque capolavori che tanta
autorevolezza hanno dato al cinema”.
“Carlo Verdone è uno dei pochi
autori italiani che hanno accompagnato il passar del tempo della mia
generazione: caratteri, aspirazioni, desideri che cambiano, e spesso
ti ritrovi che non ti riconosci.” – ha commentato Emanuela Martini, direttore del Torino Film Festival – “Per questo sono molto
affezionata ai suoi film, perché raccontano anche me e i miei amici,
da ieri a oggi, per lo più prendendosi (e prendendoci) in giro, in
commedia (che è una gran bella cosa). Con gran parte della mia
generazione condivide anche la passione cinefila onnivora, il piacere
che davanti a un film nasce da stimoli diversi, visivi, sentimentali,
razionali o istintivi. La sua selezione per il Torino Film Festival
dimostra questa apertura a 360 gradi, questa disponibilità
all'emozione che emana dallo schermo. Immagino che avrebbe potuto
sceglierne altri cento diversi e che le rinunce siano state faticose;
ma apprezzo molto le cinque ‘perle’ che ci propone.”

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