La
Fondazione
107
prosegue le celebrazioni dei primi dieci anni di attività
espositiva proponendo tre mostre personali, che
rimarranno in esposizione fino al primo dicembre 2019. Gli spazi della
Fondazione espongono opere di pittura, disegno e scultura. Si
celebra il segno e il disegno: le tecniche più tradizionali
sembrano essere le più idonee ad agevolare la comprensione delle
criticità
contemporanee.
La
sala centrale ospita "12
Cavalli – Omaggio a Jannis Kounellis",
prima personale europea della pittrice americana Lara
Nickel
(Albuquerque, New Mexico, USA, 1985). Il progetto è un omaggio a
"Senza
titolo (12 cavalli)", installazione
che nel 1969 Jannis Kounellis presentò presso la galleria L'Attico
di Roma. Nickel ricorda il Maestro dell'Arte Povera che ebbe il
coraggio di esporre, con un'operazione radicale e sovversiva, dodici
cavalli vivi legati alle pareti. A cinquant'anni di distanza, quel
gesto si ripete virtualmente attraverso la pittura, con dodici
dipinti a grandezza naturale di cavalli su fondo bianco che vengono
esposti appoggiati al pavimento e perpendicolari alle pareti. Un
invito a ripensare la figura del cavallo, animale nobile carico di
simbologie e da sempre protagonista della storia dell'arte, immerso
nello spazio espositivo che fa da cornice all'installazione.
Nicola
Toffolini
(Udine, 1975) propone invece "Tra
un picnic e il caos",
una
profonda riflessione sul disegno. I lavori di Toffolini sono
conosciuti per la precisione analitica e maniacale del segno che
diviene in sé performance. Una dedizione al lavoro che appare
simbolo di pura alienazione. Toffolini ha come soggetti favoriti le
forme naturali e le sue opere cercano di rivelare un mondo
sconosciuto. Il grande corridoio di Fondazione 107 si trasforma così
in una sezione del sottosuolo ed il visitatore avrà la sensazione di
camminare attraverso un solco tracciato nel terreno, circondato dalle
opere dell’artista in totale immersione.
Fondazione 107 dedica infine un progetto espositivo al
Maestro Franco
Rasma (Borgomanero,
NO, 1943), autore, sin dagli anni Settanta, di un linguaggio
artistico personalissimo e da sempre presentato attraverso il ciclo
"Mehr
Licht"
("Più
Luce").
Ispirandosi a quella che sembra essere stata l'ultima frase
pronunciata in vita da Johann
Wolfgang von Goethe,
Rasma
orchestra una produzione raffinatissima, scissa tra pittura e
scultura, presentata in questa occasione con un allestimento tipico
dei musei antropologici che raccontano di civiltà
antiche.
Le sculture, realizzate in cemento, materiale coriaceo e industriale,
sono abbozzi di teste umane sulle quali si innestano forme simboliche
di fiori, forbici, rami e case. I dipinti si materializzano di fronte
allo spettatore attraverso giochi di luce e ombra che danno vita alle
immagini e creano atmosfere impalpabili. La pittura ad olio, di
matrice minimale, è rigorosamente in bicromia. In dialogo con le
sculture si trovano i soggetti cari all’artista: i labirinti, gli
alberi invasi dal vento dalle sembianze umane, le scale che conducono
in luoghi remoti, i cavalli in corsa selvaggia materializzati dalla
polvere e dal vento, i gatti dalle fattezze canine con le code che
disegnano nell’aria il simbolo dell’infinito e molti altri
soggetti. In Rasma troviamo le stesse atmosfere di J. R.R. Tolkien:
in comune hanno un uguale percorso, atmosfere e racconti in cui sogno
e realtà si fondono.
FONDAZIONE 107
Via Sansovino n.234
Apertura al pubblico
20 ottobre - 1 dicembre 2019
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