Fino al 30 novembre la corte e le sale storiche di Palazzo
Saluzzo Paesana ospiteranno la mostra personale T30 dell’artista Paolo
Grassino. Una raccolta dedicata alla sua ricerca artistica, alle riflessioni
a volte poetiche a volte legate alla più stringente attualità in un percorso
complesso dove le tracce di un possibile futuro si rilevano già nel nostro
quotidiano. Variano le tecniche e l’utilizzo dei materiali, a volte volutamente
contrastanti, ma sempre strettamente legate alle tematiche che affrontano le
singole opere.
Ad aprire la mostra troviamo grandi fusioni in alluminio come “Analgesia” e “Cardiaco”, una raccolta delle più significative opere dell’artista dove il rapporto tra natura e uomo si scontra e si fonde in perenni contraddizioni. Salendo le scale prima dell’ingresso nelle sale storiche, ci si imbatte in “Lavoro rende morte”, unica opera realizzata appositamente per la mostra, un omaggio scultoreo alle vittime della tragedia del 2007 avvenuta negli stabilimenti della Thyssenkrupp. Nella prima sala storica è collocato “Ciò che resta”, grande teschio realizzato come un fitto ricamo utilizzando i tubi in plastica flessibile per gli impianti elettrici. L’assenza di corrente elettrica o luce fa sì che il grande cranio resti abbandonato al centro della sala come un guscio vuoto privo di utilità. Nella sala adiacente troviamo la “Deriva” di un’auto e di tutto ciò che vi è rimasto intrappolato trascinato dall’acqua, riportata in superficie dopo anni di abisso nei fondali di un fiume diventa emblema dell’incuria e della mancanza di rispetto per il nostro ambiente.
Nella grande sala rossa il trittico intitolato “Serie Zero”, tre figure in fusione di alluminio, suggerisce un necessario e urgente riavvicinamento ai ritmi della natura. L’unione tra uomo e albero rimanda a desideri ancestrali arrivati a noi con una visione riattualizzata della mitologia greco-romana. Continuando il percorso espositivo la figura del cervo “Fiato”, realizzato in alluminio in dimensioni naturali, colpisce con le sue orbite vuote. Il cervo, oltre a essere animale regale è ambasciatore e portatore di radicali cambiamenti. Le opere “Madre” e poi “Travasi” riportano all’esasperazione della continua e indiscriminata connettività; l’abbondante e abusata informazione viene indotta e l’uomo diventa corpo indifferente da riempire. La mostra si chiude con “Invalicabile”, tre figure in cemento ferite e pronte a ferire che diventano muri, confini o anime grevi che si nascondono tra un fogliame di vetri rotti. In questa mostra la città di Torino è protagonista con l’atmosfera, i colori, la trasformazione, la dedizione al lavoro e l’incerta destinazione futura vissuta in questi ultimi 30 anni. Questi temi entrano prepotentemente nella genesi della ricerca di Paolo Grassino che con le sue opere crea un ponte ideale tra le sperimentazioni poveriste e post concettuali degli anni ’70 e anche con figure autonome come Sergio Ragalzi e le più attuali ricerche delle ultime generazioni di artisti.
Paolo
Grassino (Torino, 1967)
Nel
2019 partecipa alla grande mostra internazionale “Disturbing Narrative” nelle
sale del Parkview Museum di Singapore. Tra le esposizioni di maggior prestigio
la recente mostra personale a Casa Fiat de Cultura a Belo Horizonte in Brasile(2017)
e nello stesso anno al The Parkview Museum di Pechino e Singapore, mentre la
mostra personale “Magazzinoscuro” al MAC di Lissone è del 2015. Nel 2013 è pubblicato
un volume edito da Skira che raccoglie i lavori più significativi dal 1992 al
2012 ed è presentato in occasione della mostra personale “Percorso in tre atti”
negli spazi di Milano del Centro d’arte contemporanea Luigi Pecci. Sempre nel
2013 l'IIC di Madrid gli dedica una mostra personale. Phillip Van den Bossche
lo invita all’edizione del 2012 di Beaufort 04-Triennial of Contemporary Art by
the Sea di Ostenda. Nel 2011 Luca Massimo Barbero gli dedica una sala personale
al MACRO di Roma e sempre nello stesso anno è la partecipazione alla Quarta
Biennale di Mosca. Dello stesso anno la partecipazione a mostre in musei pubblici
internazionali come il Frost Art Museum di Miami e il Loft Project ETAGI di San
Pietroburgo. Del 2010 è la mostra antologica al Castello di Rivalta (TO) mentre
l’anno precedente partecipa alla mostra Essential Experience al museo RISO di
Palermo (2009). Nel 2008 fondamentale la mostra personale in Francia al Museo
di Saint-Etienne e nello stesso anno l’invito alla XV Quadriennale d’Arte a
Roma. Del 2005 è la grande installazione “Armilla” sulla facciata della Fondazione
Palazzo Bricherasio a Torino, mentre nel 2000 la GAM di Torino gli dedica una
mostra personale.
T30
Paolo Grassino
a
cura di Lorand Hegyi
Palazzo
Saluzzo Paesana, Torino
Una
produzione di Davide Paludetto Arte Contemporanea in
collaborazione con Istituto Garuzzo per le Arti Visive.


Nessun commento:
Posta un commento