Aspettando la "Giornata della
Memoria", che ogni anno ricorre il 27 gennaio, martedì
14 gennaio verranno posate per le vie di Torino altre 6
pietre d'inciampo, per commemorare alcune vittime dell'olocausto
attuato dalla Germania nazista. Queste si aggiungeranno alle 108
"Stolpersteine" già collocate
negli ultimi due anni, a cura del Museo Diffuso della Resistenza
di Torino, in collaborazione con la Comunità Ebraica di
Torino, il Goethe-Institut Turin e l’Associazione
Nazionale Ex Deportati (Aned) – sezione Torino.
Per chi non
lo sapesse, le "pietre d'inciampo"
sono delle targhe in ottone collocate su dei cubetti di pietra,
ideate dall'artista tedesco Gunter Demnig,
che vengono inserite nella pavimentazione dei marciapiedi di fronte
all'abitazione di una vittima del nazismo e ne riportano i dati
anagrafici. Il progetto è partito da Colonia nel 1995 ed ha
coinvolto numerosi paesi europei, arrivando così a superare le 60
mila unità. E tutti possono proporre l'inserimento di una nuova
pietra, commissionandola direttamente all'artista a fronte di una
spesa di 120 euro: il regolamento lo trovate al link:
https://www.museodiffusotorino.it/PietredInciampoHome
Sempre sul
sito del museo scoprirete anche la mappa delle pietre già installate
e varie informazioni sul progetto.
Programma
del 14 gennaio:
Ore 9,30 - Via Franco Bonelli, 2
Tranquillo SARTORE
Ore 10,00 - Corso Alessandro Tassoni, 15
Marisa ANCONA
Ore 10,20 - Via Pianezza, 10
Francesco STACCIONE
Ore 11,00 - Via Giuseppe Piazzi, 3
Alessandro COLOMBO, Wanda Debora FOA', Elena COLOMBO
Alle ore 11,
in via Piazzi 3,
in occasione dell'installazione delle pietre dedicate ad
Alessandro Colombo, Wanda Debora Foà ed Elena Colombo, avrà luogo
la cerimonia pubblica alla presenza delle istituzioni e degli enti
promotori.
Si legge della famiglia
Colombo sul sito del Museo Diffuso: “Alessandro Colombo, detto
Sandro, nacque a Torino il 23 giugno del 1895, figlio di Giuseppe
Colombo e Giustina Colonna. Il 13 settembre del 1932 Alessandro sposò
Wanda Debora Foà, di 19 anni più giovane, presso il tempio
israelitico di Torino. La famiglia possedeva un’attività di
produzione di carta da imballaggi per dolciumi nello stabile di via
Piazzi 3 a Torino. Il contratto di affitto era stato stipulato con il
signor Luigi Panetto, proprietario del basso fabbricato interno al
cortile, il I agosto 1936. Secondo il censimento effettuato dal
Regime fascista nel 1938, la famiglia risiedeva in corso Orbassano 15
(oggi corso De Gasperi) a un isolato di distanza da via Piazzi 3.
L’azienda per dolciumi continuò la sua attività nel 1939, come
documentato dall’annuario industriale, con la sigla “C.S.-
Fabbrica cartonaggi”.
La famiglia Colombo inoltre affittava un appartamento al terzo piano di via Piazzi 3 da altro residente nello stabile; presumibilmente si trasferirono in quest’ultima residenza per poter essere più vicini e di conseguenza avere un maggiore controllo sui locali della tipografia ed eventualmente essere pronti per intervenire in caso d’incendio, eventualità dovuta ai frequenti bombardamenti che colpirono la città.
Secondo quanto riporta la documentazione custodita dal CDEC Alessandro e la moglie Wanda, fuggirono a Forno Canavese, presumibilmente in un casolare della frazione Milani. Il 7 dicembre 1943 arrivò a Forno una colonna tedesca di 2000 uomini dopo che un aereo di ricognizione aveva avvistato i partigiani della banda “Monte Soglio”. Elena, invece, fu nascosta presso l’Istituto Charitas, un Asilo di Carità gratuita. Alessandro fu portato insieme a Wanda alle Carceri Nuove di Torino il 9 dicembre; successivamente furono trasferiti presso il carcere San Vittore di Milano. Il 30 gennaio 1944 furono caricati sul treno in partenza dalla Stazione Centrale di Milano con destinazione Auschwitz. Il convoglio si formò tra Milano e Verona, sotto la sigla RSHA. I deportati furono 605: di questi solamente 97 uomini superarono la selezione per il gas e furono immessi nel campo, mentre le donne immatricolate furono solamente 31; i bambini nati dopo il 1931 furono 36. Dei 605 deportati solo 20 poterono tornare a casa; tra questi è Liliana Segre, attualmente (2020) senatrice della Repubblica Italiana. Alessandro fu tra coloro che superarono la selezione e fu immatricolato con il numero 173417. Sandro resistette 10 mesi nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, fino al 30 novembre del 1944, giorno in cui venne registrata la sua morte”.
La famiglia Colombo inoltre affittava un appartamento al terzo piano di via Piazzi 3 da altro residente nello stabile; presumibilmente si trasferirono in quest’ultima residenza per poter essere più vicini e di conseguenza avere un maggiore controllo sui locali della tipografia ed eventualmente essere pronti per intervenire in caso d’incendio, eventualità dovuta ai frequenti bombardamenti che colpirono la città.
Secondo quanto riporta la documentazione custodita dal CDEC Alessandro e la moglie Wanda, fuggirono a Forno Canavese, presumibilmente in un casolare della frazione Milani. Il 7 dicembre 1943 arrivò a Forno una colonna tedesca di 2000 uomini dopo che un aereo di ricognizione aveva avvistato i partigiani della banda “Monte Soglio”. Elena, invece, fu nascosta presso l’Istituto Charitas, un Asilo di Carità gratuita. Alessandro fu portato insieme a Wanda alle Carceri Nuove di Torino il 9 dicembre; successivamente furono trasferiti presso il carcere San Vittore di Milano. Il 30 gennaio 1944 furono caricati sul treno in partenza dalla Stazione Centrale di Milano con destinazione Auschwitz. Il convoglio si formò tra Milano e Verona, sotto la sigla RSHA. I deportati furono 605: di questi solamente 97 uomini superarono la selezione per il gas e furono immessi nel campo, mentre le donne immatricolate furono solamente 31; i bambini nati dopo il 1931 furono 36. Dei 605 deportati solo 20 poterono tornare a casa; tra questi è Liliana Segre, attualmente (2020) senatrice della Repubblica Italiana. Alessandro fu tra coloro che superarono la selezione e fu immatricolato con il numero 173417. Sandro resistette 10 mesi nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, fino al 30 novembre del 1944, giorno in cui venne registrata la sua morte”.

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