Nell'anno in cui si celebra Torino Città del Cinema anche Distretto Cinema contribuisce fin da gennaio con una rassegna domenicale nel teatrino del Castello di Rivoli - Museo d'Arte Contemporanea di piazzale Mafalda di Savoia. Per tutto il 2020 arte e cinema dialogheranno all'interno della dimora sabauda con rassegne a tema che accompagneranno i contenuti espositivi. "Un percorso lungo un anno attraverso il quale l'arte e il cinema cammineranno su strade parallele, l'uno espressione dell'altra, per raccontarsi, avvicinarsi e incontrarsi. Il cinema come mezzo per raccontare l'arte ma anche strumento che diventa lui stesso opera d'arte" spiega il direttore artistico Fulvio Paganin.
I
primi appuntamenti, a partire da domenica 12 gennaio, sono
completamente dedicati all'arte ed alle figure di artisti
internazionali del calibro di Banksy, Goya, Warhol,
Klimt, Bacon, Schiele. Le proiezioni sono comprese nel biglietto di
ingresso del Museo e si svolgono ogni
domenica alle ore 16.
PROGRAMMA
Domenica
12 gennaio, ore 16, Pollock, di Ed Harris (Stati Uniti 2000, 122’,
col.) Prima opera d’esordio alla regia di Ed Harris dopo anni
di ricerche sulla vita di Jckson Pollock. Il film è stato presentato
al Festival di Venezia del 2000 in prima mondiale.Centrale è il complesso rapporto con la nota pittrice statunitense Lee Krasner -interpretata da una premiata Marcia Gay Harden- che sarà la prima a credere nella sua opera e con la quale costruirà la casa-studio a Springs, oggi luogo simbolo e casa museo. Altra figura femminile fondamentale nella vita di Pollock è quella di Peggy Guggenheim (Amy Madigan) celebre collezionista, gallerista e mecenate newyorkese, che lo segue per tutta la sua crescita e trasformazione artistica. Nella casa di Springs dà sfogo alle sue più primitive emozioni, ristruttura con le sue mani e l’aiuto di Lee la casa e il capanno, in cui Pollock inventerà la sua celebre tecnica di pittura, il dripping. Un ritorno alla terra, dove Jackson posiziona la sua tela, dall’alto la domina e compie così la sua rivoluzione.
Con
Ed Harris, Marcia
Gay Harden, Amy
Madigan, Jennifer
Connelly, Jeffrey
Tambor, Bud
Cort, John Heard, Val
Kilmer
Domenica
19 gennaio, ore 16, Factory Girl, di George Hickenlooper
(Usa, 2006, 1h40’) (versione originale con sottotitoli in
italiano).Tra realtà e immaginazione, Factory Girl si propone di ricostruire la figura di Edie Sedgwick, attrice e modella della Factory di Andy Warhol. In compagnia dello sceneggiatore, il regista George Hickenlooper ha scandagliato un ricco materiale di archivio per raccontare l'ascesa e il declino di una donna simbolo della contro-cultura americana.
Arrivata a New York intorno alla metà degli anni '60, Edie viene risucchiata dalla fabbrica creativa di Warhol senza riuscire a trovare un giusto equilibrio tra il mondo effimero dei seguaci di Warhol e quello impegnato di una grande rock star di cui si innamora.
Domenica
26 gennaio, ore 16, L'ultimo inquisitore, di Milos Forman. (Spagna,
2007, 117‘)
Siamo in Spagna, nell’ anno 1792 (anno in cui la Rivoluzione francese comincia ad avere ripercussioni al di fuori dei confini della Francia). Francisco Goya è ormai diventato non solo un importante pittore, ma il pittore ufficiale di corte e pertanto sta dipingendo i ritratti della Regina Maria Luisa di Borbone-Parma. Oltre che dalla famiglia reale, accetta commissioni per ritrarre nel suo studio, tra gli altri, anche l’inquisitore Lorenzo Casamares e Inés Bilbatúa, giovane e bella figlia del ricco mercante Tomás Bilbatúa, che per l’artista rappresenta una sorta di musa ispiratrice.
Con Javier Barden, Natalie Portman, Stellan Skarsgård, Randy Quaid, Blanca Portillo,
Siamo in Spagna, nell’ anno 1792 (anno in cui la Rivoluzione francese comincia ad avere ripercussioni al di fuori dei confini della Francia). Francisco Goya è ormai diventato non solo un importante pittore, ma il pittore ufficiale di corte e pertanto sta dipingendo i ritratti della Regina Maria Luisa di Borbone-Parma. Oltre che dalla famiglia reale, accetta commissioni per ritrarre nel suo studio, tra gli altri, anche l’inquisitore Lorenzo Casamares e Inés Bilbatúa, giovane e bella figlia del ricco mercante Tomás Bilbatúa, che per l’artista rappresenta una sorta di musa ispiratrice.
Con Javier Barden, Natalie Portman, Stellan Skarsgård, Randy Quaid, Blanca Portillo,
Domenica
2 febbraio, ore 16, Klimt & Schiele - Eros e Psiche, di Michele
Mally (Italia, 2018, 1h 30’).
Prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital.
Egon Schiele muore la notte del 31 ottobre 1918. La febbre spagnola uccide anche lui, pochi giorni dopo aver interrotto la vita di sua moglie (e sua musa) Edith e del figlio che la donna aveva in grembo. Gustav Klimt era morto a febbraio dello stesso anno e sempre nel 1918 erano morti il pittore Koloman Moser e l’architetto Otto Wagner. Uno dopo l’altro, Vienna stava perdendo tutti gli uomini che si erano fatti portatori di una rivoluzione culturale, un movimento di avanguardia che per primo aveva interpretato le inquietudini dell’uomo del suo tempo. Erotismo e solitudine, inquietudine e disordine: a inizio ‘900 questi sentimenti e queste ossessioni scuotono le menti di uomini che, in segno di protesta nei confronti di una tradizione alla quale non sentono più di appartenere, decidono di uccidere i propri padri artistici. È la secessione viennese, un movimento che tocca tutte le discipline, dalla pittura alla musica, dalla scultura alla scrittura e che vuole la vita come un’opera d’arte totale.
Egon Schiele muore la notte del 31 ottobre 1918. La febbre spagnola uccide anche lui, pochi giorni dopo aver interrotto la vita di sua moglie (e sua musa) Edith e del figlio che la donna aveva in grembo. Gustav Klimt era morto a febbraio dello stesso anno e sempre nel 1918 erano morti il pittore Koloman Moser e l’architetto Otto Wagner. Uno dopo l’altro, Vienna stava perdendo tutti gli uomini che si erano fatti portatori di una rivoluzione culturale, un movimento di avanguardia che per primo aveva interpretato le inquietudini dell’uomo del suo tempo. Erotismo e solitudine, inquietudine e disordine: a inizio ‘900 questi sentimenti e queste ossessioni scuotono le menti di uomini che, in segno di protesta nei confronti di una tradizione alla quale non sentono più di appartenere, decidono di uccidere i propri padri artistici. È la secessione viennese, un movimento che tocca tutte le discipline, dalla pittura alla musica, dalla scultura alla scrittura e che vuole la vita come un’opera d’arte totale.
Domenica
9 febbraio, ore 16, L'uomo che rubò Banksy (Italia, 2018,
93’). Prodotto da 3D
Produzioni e Nexo Digital. Ore 16. Incontro con il registra Marco Proserpio. A seguire, proiezione del film.
Dopo il successo riscosso al Tribeca Film Festival, arriva al cinema diretto da Marco Proserpio. Narrato da Iggy Pop, il film evento sull’artista e writer inglese considerato uno dei maggiori esponenti della street art racconta di arte, culture in conflitto, identità e mercato nero. Il film inizia narrando la percezione dei palestinesi sul più importante artista di strada dei nostri tempi, ma si trasforma presto nella scoperta di un vasto mercato nero di muri e dipinti rubati nelle strade di tutto il mondo. Culture che si incontrano e si scontrano di fronte a una situazione politica insostenibile, ma anche il dibattito in corso sulla commercializzazione o conservazione della Street Art. Non è una singola storia, ma molte storie. Un docu film per capire cosa ha portato le opere d’arte di Banksy da Betlemme a una casa d’aste occidentale, insieme al muro su cui sono state dipinte.
Domenica
16 febbraio, ore 16, Arca russa, di Aleksandr
Sokurov (Germania, Russia, 2001, durata 96')
Un kolossal in digitale composto da una sola infinita ripresa che segue un misterioso straniero e un'ironica voce narrante fra tele, saloni, corridoi e migliaia di comparse in costume. Invisibile agli altri, un cineasta contemporaneo si trova magicamente proiettato nel 1700 dentro il Palazzo dell'Hermitage a San Pietroburgo. Incontra un cinico aristocratico straniero del 19° secolo e i due diventano compagni di uno straordinario viaggio nel tempo, dal turbolento passato della Russia ai giorni nostri. Vagabondando attraverso gli splendidi corridoi e saloni del palazzo, il Marchese ed il cineasta sono testimoni di incredibili scene dell'epoca degli Zar. La fine di un'epoca è vicina. Quando si conclude il loro viaggio nel tempo composto da un piano sequenza con steadycam, i due uomini iniziano un'appassionata e divertente disputa verbale. E' come se l'Hermitage fosse l'arca dell'anima russa, che custodisce con affetto in attesa di tempi migliori.
Un kolossal in digitale composto da una sola infinita ripresa che segue un misterioso straniero e un'ironica voce narrante fra tele, saloni, corridoi e migliaia di comparse in costume. Invisibile agli altri, un cineasta contemporaneo si trova magicamente proiettato nel 1700 dentro il Palazzo dell'Hermitage a San Pietroburgo. Incontra un cinico aristocratico straniero del 19° secolo e i due diventano compagni di uno straordinario viaggio nel tempo, dal turbolento passato della Russia ai giorni nostri. Vagabondando attraverso gli splendidi corridoi e saloni del palazzo, il Marchese ed il cineasta sono testimoni di incredibili scene dell'epoca degli Zar. La fine di un'epoca è vicina. Quando si conclude il loro viaggio nel tempo composto da un piano sequenza con steadycam, i due uomini iniziano un'appassionata e divertente disputa verbale. E' come se l'Hermitage fosse l'arca dell'anima russa, che custodisce con affetto in attesa di tempi migliori.
Con
Sergei Dreiden, Leonid Mozgovoy,
Mikhail Piotrovsky (che
impersona ed è il Direttore attuale del Museo Hermitage) David
Giorgobiani, Alexander
Chaban, Vladimir Baranov,
Anna Aleksakhina, Oleg
Khmelnitsky
Domenica
23 febbraio, ore 16, Love is the Devil, di John Maybury (Gran
Bretagna, 2018, 90’) (versione originale in inglese).
Il
problema della biografia è quello di doversi confrontare con una
realtà (la vita del personaggio) che richiede di essere
interpretata. La vita Di Francis Bacon e il suo amore per
l'inadeguato George Dyer vengono raccontati con una commistione tra
opere in decomposizione, circoli intellettuali omosessuali e voglia
di mélo. La noia si insinua un po' troppo spesso tra le sequenze.

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