giovedì 21 dicembre 2023

Alla vigilia del suo bicentenario il Museo Egizio di Torino inaugura la GALLERIA DELLA SCRITTURA, allestimento permanente in dieci sezioni e ricco di 248 reperti


Il
Museo Egizio è in continua trasformazione, in particolare in vista del bicentenario del 2024, per offrire al pubblico un percorso sempre più ricco e valorizzare il suo inestimabile patrimonio. Ed ecco allora che, dopo i lavori di consolidamento e restauro, riapre il terzo piano con un nuovo allestimento: la Galleria della Scrittura. Il progetto espositivo è stato firmato da tre curatori del Museo: Paolo Marini, Federico Poole e Susanne Toepfer, quest’ultima responsabile della Papiroteca del Museo, che ospita una delle più significative collezioni di papiri al mondo, uno scrigno di più di 800 manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 23.000 frammenti di papiro.

La Galleria copre mille metri quadrati ed ospita 248 reperti. Dieci sezioni ci portano a ritroso nel tempo di 4000 anni, all’origine delle scritture dell’antico Egitto. I geroglifici e l’avventura che nei secoli portò alla loro decifrazione e alla nascita dell’Egittologia non sono gli unici protagonisti, ma scopriremo anche lo ieratico, il demotico e poi il copto. La scrittura consente di comprendere la società, le articolazioni dello stato e di far luce sulla figura dello scriba, custode della memoria storica dell’antica civiltà egizia e depositario di un saper fare che appartiene al mito ma anche al sacro. Da sistema per etichettare le merci, amministrare il paese e legittimare il potere regale a strumento sacro e magico, per tramandare formule e rituali.


Fin dagli esordi la scrittura egizia ebbe una forte componente figurativa e il geroglifico, a cavallo tra tecnica e arte, è giunto a noi prima che sui papiri, su etichette di vasi, o scolpito sulle pareti di templi o su tombe o su statue. È il caso del
Cartiglio in calcare, datato tra il 1353 e il 1336 a.C., che apre la Galleria della Scrittura. Scolpiti su un gigantesco blocco, i geroglifici assumono una valenza quasi sacra e il nome della divinità Aten, riportato nel cartiglio, attraversa i millenni per arrivare intatto fino ai giorni nostri. In esposizione anche una delle prime frasi di senso compiuto conosciuta, contenuta sul frammento di un Monumento del faraone Djoser, datata tra il 2592 e il 2566 a.C. e venuta alla luce a Eliopoli nel secolo scorso.

Il pensiero egizio oscillava continuamente fra razionalità ed empirismo. Forse nulla come il geroglifico dà ragione di questa tensione, che vogliamo far scoprire al visitatore. Rivestendo contemporaneamente il ruolo di grafema e simbolo, il geroglifico ci restituisce un doppio significato fonologico ed iconografico e si trova quindi ad assumere due funzioni distinte: quella linguistica e quella semiotica. Testo ed immagine sono reciprocamente complementari e ci permettono di avvicinarci alla comprensione di 4000 anni di storia dell’Antico Egitto. Come e perché si è sviluppata la scrittura, che ruolo ha avuto nella formazione dello Stato in tutte le sue articolazioni e nello sviluppo del discorso religioso e della complessa cosmografia funeraria? Sono alcuni degli interrogativi a cui cerchiamo di dare risposta, con rigore scientifico e allo stesso tempo cercando di interessare e appassionare visitatori di tutte le età, anche attraverso supporti multimediali e interattivi”, ha spiegato il direttore del Museo Egizio, Christian Greco.

La varietà di testi è ben rappresentata dalla sala in cui sono raccolti ben 35 papiri antichi,  per 40 metri di lunghezza totali, alcuni dei quali esposti per la prima volta. Tra i papiri di rilevanza mondiale ospitati nella Galleria della Scrittura c’è il Papiro dei Re, l’unica lista regale d’epoca faraonica scritta a mano su papiro che sia giunta fino a noi, accompagnato da uno schermo interattivo, in cui i nomi di molti sovrani sono associati ad un approfondimento storico-scientifico; e il Papiro della Congiura, un testo quasi di cronaca giudiziaria, che ricostruisce il processo e le pene inflitte ai colpevoli dell’attentato contro Ramesse III (1190-1077 a.C.), un papiro di oltre 5 metri di lunghezza, che torna in esposizione all’Egizio dopo anni. I testi quindi si fanno fonti storiche e in questo contesto in esposizione c’è anche la copia del Trattato di Qadesh, una tavoletta in argilla che documenta la pace stipulata nel XIII secolo a.C. tra l’Egitto e l’impero ittita (nell’odierna Turchia), scritto in cuneiforme. La tavoletta originale risale al 1259 a.C. ed è stata rinvenuta nell’antica capitale ittita, Hattusa; oggi è conservata al Museo dell’Antico Oriente di Istanbul. Si tratta del trattato di pace più antico conosciuto, per cui un’altra copia è esposta nel Palazzo delle Nazioni Unite a New York. Quella di Torino è stata donata al Museo dal Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Türkiye. La Galleria si conclude con una sezione dedicata al potere, anche salvifico, della scrittura, con formule magiche e protettive contro i coccodrilli e il morso dei serpenti. In qualche modo si torna alla dimensione mitologica della scrittura, che arrivò agli uomini come dono divino. Una dimensione approfondita in una vetrina dedicata al dio Thot. Secondo il mito, infatti, fu proprio Thot, con il corpo di uomo e la testa di Ibis, a ideare e a donare agli uomini la scrittura, divenendo patrono della conoscenza e degli scribi. Un mito questo tramandato poi alla cultura greca e riportato anche da Platone nel “Fedro”.


Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino 

Via Accademia delle Scienze 6, 10123 Torino 

www.museoegizio.it

 

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