Fino al 28 gennaio 2024 presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano potrete visitare la mostra IVO SAGLIETTI - LO SGUARDO NOMADE, dedicata al grande fotografo scomparso purtroppo recentemente, il 2 dicembre scorso, all’età di 75 anni.
L'esposizione trae ispirazione dall'omonimo saggio dedicato ad alcune delle numerose esperienze che Saglietti visse in oltre quarant’anni di carriera: dall’inizio delle rivolte in Centro America – Cile Perù – ad Haiti e poi il vicino Oriente e Mar Musa in Siria. Lavori in assignement come quelli per il New York Times Magazine, Time, Der Spiegel, Newsweek e collaborazioni con prestigiose agenzie di fotogiornalismo come Sipa Press, Stern e Zeitenspiegel.
La sua vita da nomade e la sua dedizione alla Storia che si srotola nel nostro mondo, ci hanno donato una serie di scatti densi di denuncia, riflessione, poesia. Perfettamente in linea con gli intenti dell’Associazione La Porta di Vetro e del suo presidente Michele Ruggiero, organizzatore e supervisore della mostra, che da sempre puntano ad analizzare e dibattere di alcuni temi principali quali la politica italiana, l’intercultura, l’immigrazione e i rapporti industriali. Utilizzando ancora una volta una mostra fotografica, si è voluto dare respiro ad eventi che appartengono alla nostra storia contemporanea, ma con la consapevolezza, in questo caso colma di tristezza, che la storia professionale dell’artista entra a titolo definitivo nel Pantheon che raccoglie i grandi fotoreporter del nostro Paese. La curatrice Tiziana Bonomo, insieme con Ivo Saglietti, hanno scelto le immagini più significative che ripercorrono il tragitto professionale dagli anni ’80 al 2018. Nella circostanza Tiziana Bonomo sottolinea che: “Ivo Saglietti, un fotografo che porta con sé il coraggio di chi fa reportage e la dolcezza di uno sguardo in perenne stupore, di uno spirito libero da condizionamenti, di poche parole ma che racconta molto con la sua fotografia. Difficilmente risolve i suoi progetti in pochi giorni: gli piace farli durare a lungo, approfondirli. Dei drammi del mondo spesso racconta il lato umano, quello più intimo, più quotidiano.” Lo fa mostrandoci la realtà così com'è: senza distrazioni, senza mediazioni. Stupore e sorpresa continuamente accompagnano il lettore delle sue fotografie di fronte all’abilità dei potenti di generare disordine, caos, distruzione. Innegabilmente il disordine contagia il paesaggio, privandolo di vita, denudandolo della sua sensualità, lasciandogli la nostalgia di ciò che sarebbe potuto rimanere.
Del resto, come osserva Michele Ruggiero: “Il coraggio di Ivo Saglietti non si esprime soltanto nella ricerca di un bianco e nero che vuole snidare l'indifferenza dalle nostre coscienze, ma nell'amore che esprime per gli ultimi, che sono anche i più deboli.”
E come dichiara Luisa Papotti, Presidente Museo Nazionale del Risorgimento: “Il Museo Nazionale del Risorgimento offre, attraverso le fotografie di Ivo Saglietti, uno sguardo sul mondo contemporaneo e i suoi drammi più recenti; filtrati con empatia dall’obiettivo del fotografo, gli attimi fermati dalle immagini in mostra formano un lungo, epico racconto della nostra epoca.”
Si aggiunge Antonio Carloni, il vicedirettore di Gallerie d’Italia Torino, che dichiara: “L’Impegno della Banca dedicato alla fotografia e ai grandi maestri che la interpretano si esprime anche nel sostegno a iniziative in città che condividono la bellezza e la forza delle immagini per raccontare il presente, in piena sintonia con il lavoro delle nostre Gallerie d’Italia di Torino”.
Le immagini in mostra, 53 fotografie in bianco e nero, sono accompagnate da alcuni testi di Ivo Saglietti, Paolo Rumiz, Tiziana Bonomo, Federico Montaldo tratti dal libro “Rivoluzioni” (Sanpino Edizioni) e dal libro “Lo sguardo inquieto” (Postcart Edizioni).
Ivo Saglietti (Tolone 1948 – Genova 2023) dopo un periodo come cineoperatore nella produzione di reportage politico-sociali a Torino, nel 1975 ha iniziato a occuparsi di fotografia.
A Parigi dal 1978, ha compiuto numerosi viaggi come reporter-photographe per documentare, su incarico di agenzie francesi e americane, nonché di grandi riviste internazionali («Newsweek», «Der Spiegel», «Time», «The New York Times»), situazioni di crisi e di conflitto in America Latina, Medio Oriente, Africa e Balcani.
Nel frattempo, inizia a lavorare su progetti a lungo termine, a partire da "Il Rumore delle Sciabole", un reportage sulla dittatura di Pinochet in Cile (1986-1988), che sarà poi il soggetto del suo primo libro fotografico. All'inizio degli anni Novanta, Saglietti è in America Latina, in occasione del 500° anniversario della scoperta dell'America, per una nuova ricerca da cui nasce la mostra Fotografie dal Nuovo Mondo. Nel tempo, si concentra sempre di più su lunghi progetti di documentazione, che gli permettono di raccontare le storie in modo più articolato e meno condizionato dalle esigenze e richieste dei settimanali. In quegli anni ha seguito le tracce della tratta degli schiavi in Benin, ha visitato le piantagioni di zucchero nella Repubblica Dominicana e ad Haiti e ha realizzato un resoconto fotografico delle tre principali malattie che devastano i Paesi del Terzo Mondo: AIDS, malaria e tubercolosi.
Ha inoltre esplorato il possibile dialogo tra le religioni attraverso l'esperienza comunitaria dell'antico monastero siriano antiocheno di Deir Mar Musa el-Habasci e ha scoperto le frontiere del Mediterraneo e del Medio Oriente, per il quale ha continuato a lavorare negli ultimi dieci anni.
Dal 2000 è membro ufficiale dell'agenzia fotogiornalistica tedesca Zeitenspiegen Reportagen, per conto della quale è attualmente impegnato a coprire le frontiere del Mediterraneo e del Medio Oriente.
Il suo sguardo asciutto ed empatico, la sua fotografia rivolta in maniera diretta al dilemma dell’uomo e del suo destino gli sono valsi il World Press Photo Award nel 1992 per un servizio sull’epidemia di colera in Perù, nel 1999 per un reportage sul Kosovo e nel 2011 per una fotografia su Srebrenica, in Bosnia. Ha pubblicato ed esibito il suo lavoro in tutto il mondo e nel corso della sua lunga carriera ha ricevuto molti prestigiosi riconoscimenti, oltre al World Press Photo, il premio Enzo Baldoni e il premio Chatwin Occhio Assoluto.
Dal 2000 è membro associato dell’agenzia fotogiornalistica tedesca Zeitenspiegel Reportage, per cui sta lavorando a un reportage sulle frontiere nel Mediterraneo e nel Medio Oriente.
Autore di “Dalla parte dell’Ombra” (Mondadori Electa), “Sotto la tenda di Abramo” (Peliti Editore), “Chile Il rumore delle sciabole” (LM Editore), “Niger Delta” (Prospekt Quaderni), All’improvviso nella vita (Sagep editore), "Un mondo possibile" (Peliti Editore), “Lo sguardo inquieto” (Postcart), “Ritorno a Deir Mar Musa. L’utopia di Padre Dall’Oglio” (Emuse).
IVO SAGLIETTI. LO SGUARDO NOMADE
MUSEO NAZIONALE DEL RISORGIMENTO ITALIANO
Palazzo Carignano - piazza Carlo Alberto 8, Torino
dal 13 dicembre 2023 fino al 28 gennaio 2024 - Il Museo è aperto dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 18 (ultimo ingresso 17.00)
Per informazioni +39 0115621147 - www.museorisorgimentotorino.it
La visita alla mostra è inclusa nel biglietto di ingresso del Museo.
Visite guidate giovedì 21 e 28 dicembre, con partenza alle ore 16.
Necessaria la prenotazione: 011-5621147






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