In questi giorni di festa in cui siamo tutti un po’ più liberi, consiglio di dedicare un po’ di tempo alla visita del Museo Casa Don Bosco. Collocato all’interno del complesso di Valdocco di via Maria Ausiliatrice, Casa Madre dei Salesiani e luogo di nascita dell’opera di San Giovanni Bosco, racconta la storia di un uomo che con la sua opera ha lasciato una traccia indelebile nella nostra città: un sacerdote, uno scrittore, ma soprattutto un educatore che ha cambiato la vita di molti ragazzi che a causa della povertà e del disagio si sarebbero persi. L’accoglienza, l’amore, ma anche il lavoro che riscatta e nobilita.
Il museo racconta tutto questo. Gli ambienti della casa storica di Valdocco, dove Don Bosco ha abitato e dove si è insediato il primo Oratorio salesiano, lungo il corso del XX secolo, hanno subito vari lavori di restauro. La parte che, per prima, venne custodita così com’era, sin dalla morte del santo, è il complesso di quattro stanze dove Don Bosco visse dal 1853 al 1888. Sono quattro stanze costruite con gradualità: da una semplice camera, esse divennero uno spazio di vita. Tuttavia, il luogo in cui san Giovanni Bosco morì venne lasciato così com’era. Negli altri ambienti, invece, vissero dapprima il beato Michele Rua (1888-1910) e successivamente il secondo successore di Don Bosco: Don Paolo Albera (1901-1914). Nel 1929 così venne inaugurato un vero e proprio allestimento museale. Per tale progetto vennero costruiti dei mobili di pregio ad uso vetrine, in stile rinascimentale. Tale arredo ligneo, recentemente restaurato, è stato ora destinato per la presentazione della collezione etnografica del recente Museo Missionario, situato all’ingresso del cortile della Basilica e parte integrante di Casa Don Bosco.
Negli anni Settanta le mutate sensibilità museografiche condussero ad un primo restauro integrale dell’area espositiva, in due fasi distinte: 1973-1976 e 1977. Tale intervento pose in sicurezza oggetti ed arredi, iniziando le prime rudimentali operazioni di restauro e catalogazione. Le stanze, con i mobili originali, furono protette con cristalli e si aggiunsero alcuni oggetti appartenenti alla prima comunità di Valdocco, ed alle chiese storiche. Nel 1987 si procedette ad una revisione del museo per adottare sistemi espositivi più contemporanei in previsione dell’anno centenario della nascita di San Giovanni Bosco (1988). In tale occasione si allestì il primo piano dell’edificio come sala multimediale, con video e pannelli illustrativi dell’evoluzione del quartiere Valdocco, dalle origini ad oggi. Le Camerette di Don Bosco furono collocate all’interno di un itinerario storico, artistico e spirituale che coinvolse tutto il complesso architettonico della casa madre dei Salesiani, a partire dalla Basilica, restaurata successivamente negli interni tra giugno 2004 ed settembre 2008. In occasione del Giubileo del 2000 venne realizzato un ulteriore intervento radicale nelle Camerette. Lo spazio museale fu trasformato in un itinerario di conoscenza della storia e della spiritualità di Don Bosco, il Santo dei giovani.
Nel 2019 venne studiata una nuova modalità espositiva degli spazi di visita, con una ristrutturazione radicale degli ambienti che dà vita all’attuale Museo Casa Don Bosco. Sono stati così riportati alla luce una serie di suggestivi ambienti originali di metà Ottocento nel seminterrato della casa storica ed esposte le collezioni mariane, liturgiche e devozionali che prima erano conservate nei depositi della Basilica e nel museo di devozione spiritualità mariana, chiuso intorno al 2010.
Museo Casa Don Bosco ora si presenta con gli ambienti che hanno un maggiore rigore filologico nella presentazione generale. Le murature originali sono infatti state ripristinate, eliminando i vetri che le avevano interrotte e si è ricondotta la camera di Don Bosco all’originale arredamento degli anni 1861-1888. Si è compiuto inoltre il restauro di molti oggetti, taluni anche inediti e mai esposti prima, che l’usura del tempo rischiava di compromettere. L’attuale Museo Casa Don Bosco è nato grazie alla volontà della Sede Centrale Salesiana e del X Successore di Don Bosco, Don Ángel Fernández Artime.
Benvenuti
a Valdocco, culla del carisma salesiano.
Qui è nata l’opera
salesiana. Qui è nato il carisma salesiano.
Qui Don Bosco e sua
mamma Margherita hanno accolto i primi ragazzi di strada, i primi
orfani.
Qui siamo nati noi, salesiani di Don Bosco.
Sono sicuro
che questa casa ti racconterà il grande dono che è Don Bosco per i
giovani e per la Famiglia Salesiana di tutto il mondo.
(Don
Ángel Fernández Artime
Rettor
Maggiore e X Successore di Don Bosco)
Ecco alcuni cenni al percorso di visita:
si comincia dai sotterranei del primo oratorio di Valdocco, cinque locali anticamente d’uso e di servizio come la grande cantina, il primo refettorio dei ragazzi, la prima cucina, il criptoportico e il refettorio dei ragazzi.La cantina dell’oratorio di San Francesco di Sales fu realizzata nel 1860-1861 e custodiva le botti e il torchio necessarie alla spremitura dei grappoli, calati all’interno per mezzo di appositi fori aperti sulla volta. È qui esposta una collezione di sculture mariane provenienti dai 131 Paesi in cui è presente la Famiglia Salesiana.
Proseguendo si giunge al primo refettorio dei ragazzi. I giovani dell’Oratorio stettero a mensa in questo locale dal 1854 al 1858 quando venne predisposto il grande refettorio sotto la chiesa di San Francesco di Sales.
Continuando nel percorso si giunge nella cucina dell’oratorio. Essa fu realizzata nel 1856 ed era sufficientemente attrezzata per preparare pasti per una comunità che nel 1858 contava circa 220 persone. Il bassorilievo contemporaneo ivi collocato sottolinea la destinazione d’uso dei locali. È possibile ammirare un’antica stampa su carta con cornice originale. Essa riproduce l’Ultima cena di Leonardo da Vinci e con molta probabilità era collocata in uno dei primi refettori della comunità.
Il lungo corridoio ad ampie volte in laterizio che collega gli ambienti, risale al 1870 circa e testimonia il primo ampliamento dei locali a servizio della Basilica e dei suoi sotterranei, negli anni immediatamente successivi all’inaugurazione (1868).
La visita continua con il refettorio dei ragazzi sotto la chiesa di San Francesco di Sales: questo spazio venne destinato a refettorio nell’autunno del 1858 e, fino al 1866 servì anche da teatrino. Attualmente lo spazio è suddiviso in quattro sezioni tematiche: iconografia mariana, donazioni, devozione popolare e liturgia.
Per l’iconografia mariana sono ammirabili dipinti, come la tela raffigurante Maria Bambina di Paolo Emilio Morgari (1815-1882), una Deposizione, opera attribuita a Guido Reni (1575-1642), una Madonna estatica di Giandomenico Tiepolo (figlio di Giambattista), icone russe e greche, come le due icone da viaggio del XVIII sec., affreschi trecenteschi e sculture. Nella sezione Donazioni meritano particolare attenzione la Tabacchiera di Pio VII (1814) e la legatura di Evangelario longobardo (VIII sec.). Mentre stendardi processionali, cartoline, manifesti, medaglie commemorative, ex-voto raccontano la Devozione popolare. In questa sala sono inoltre raccolte le testimonianze più preziose conservate nella sacrestia del santuario in questi primi 150 anni. Ricordiamo l’ostensorio donato a Don Bosco il giorno del suo onomastico nel 1875 e un messale (1893) realizzato con carta della Cartiera di Mathi (aperta da Don Bosco) e stampato nella Tipografia Salesiana di Valdocco. La copia esposta fu poi rilegata nel 1906 in cuoio sbalzato con decori in stile art nouveau.
Segue il piano terra del Museo Casa Don Bosco. Si comincia con una sala risalente al 1853 usata da Don Bosco come primitiva legatoria.
Qui sono raccolte alcune testimonianze relative alla graduale trasformazione degli spazi storici di Valdocco. Il Porticato della Buonanotte rimane uno degli spazi più suggestivi della Casa. La costruzione iniziò nel 1853 e venne ultimato negli anni 1856-60. Probabilmente risale a quest’epoca il caratteristico pavimento in pietra. Le scritte bibliche delle pareti relative alla confessione e ai comandamenti sono a ricordo di quelle fatte dipingere su richiesta di Don Bosco da Pietro Enria. Le attuali presenti nei pilastri sono datate dall’inizio ‘900 e mentre quelle negli archi del 1965. Il portico, risalente al 1848, è un elemento architettonico originale delle costruzioni piemontesi ed era il luogo dell’incontro dove Don Bosco dava la tradizionale Buonanotte appresa da Mamma Margherita.
Il porticato è l’ingresso naturale della prima chiesa dell’Oratorio: la Cappella Pinardi, a cui venne addossato successivamente il Campanile e la Chiesa di san Francesco di Sales. La tettoia fu trasformata in Cappella e venne usata dal 1846 al 1852.Divenne successivamente dormitorio e sala studio per i giovani, poi refettorio della comunità salesiana sino al 1928, quando venne restaurata e restituita alla sua destinazione originale. La Cappella conserva, come preziosa reliquia, la statua originale della Consolata, comprata da Don Bosco sin dalle origini.
Il percorso di visita del primo piano del Museo Casa Don Bosco comincia con lo sviluppo architettonico del quartiere di Valdocco dalle origini fino ad oggi. Sono presenti cinque plastici che descrivono l’evoluzione a partire dal 1846, con l’arrivo di Don Bosco: il primo rappresenta Casa Pinardi con il percorso di accesso dall’antica strada di campagna via della Giardiniera; il secondo presenta la chiesa di San Francesco di Sales (1852) e l’evoluzione del complesso del primo oratorio con le attuali Camerette. Nel terzo modellino troviamo il complesso di edifici dominato dalla Basilica (1863-‘68, con l’annessione della Casa Filippi e, sull’asse della primitiva via della Giardiniera. La nuova costruzione della tipografia (1861); infine l’edificio scolastico al limite orientale della proprietà, costruito nel 1863. Il quarto plastico presenta la situazione attuale dell’intero complesso e i relativi cortili. Alle pareti troviamo i bozzetti originali eseguiti per la pubblicazione del testo “L’Oratorio di Don Bosco” di F. Giraudi, fondamentale per la comprensione del complesso sviluppo architettonico ed edilizio. La sala prosegue con l’esposizione di opere d’arte realizzate da artisti legati, per diverse ragioni, a Don Bosco e all’Oratorio delle origini, oltre che alla stagione pittorica torinese della seconda metà dell’Ottocento. Sono qui collocati l’ovale con San Francesco di Sales, collocato da Don Bosco nell’abside della chiesa omonima sin dal 1852 e probabilmente dono della Marchesa di Barolo; un grande dipinto raffigurante San Giovanni Battista, forse uno dei quadri delle lotterie, legato al pittore Carlo Tomatis e collocato nel coro primitivo della Basilica sin dal 1869. Di Tommaso Lorenzone (1824-1902) è il bozzetto della pala dell’altare maggiore della Basilica; di Giuseppe Rollini è la grande tela dell’Immacolata, dipinta per la chiesa di San Giovanni Evangelista, di cui è esposto anche il bozzetto, donato a Don A. Sala, economo generale della Congregazione salesiana dal 1880 al 1895. Posto di rilievo è occupato dal modellino ligneo della cupola della Basilica (G. Rollini): esso permette di osservare da vicino gli episodi narrati come la Battaglia di Lepanto. La collezione pittorica continua nella sala successiva con i ritratti di Don Bosco ad opera di E. Reffo (1909), G. Rollini (1888), P. Gaidano (1889). Nella sala successiva vengono esposti i profili biografici di alcuni tra i primi collaboratori di Don Bosco: San Giuseppe Cafasso, Don Giulio Barberis, il teologo G.B. Borel, Don G.B. Lemoyne. Essi aiutarono il ‘Santo dei giovani’ nelle origini e nel primo consolidamento dell’oratorio di Valdocco, specialmente sotto il profilo pedagogico ed intellettuale.
Nello spazio espositivo sono collocati il primo tavolo del Consiglio Generale, già tavolo della biblioteca di Casa Pinardi sin dalla metà del XIX secolo. Il mobile-libreria appartenne a Don Michele Rua: egli collocò tale armadio nella camera di Don Bosco, quando andò ad abitarvi alla morte del Santo. Qui collocato, tale arredo vuole testimoniare la custodia fedele della memoria di Don Bosco. Interessanti oggetti liturgici accompagnano l’esposizione dedicata a Cafasso, Barberis, Borel, Lemoyne, come l’ostensorio donato per chiesa s. Francesco di Sales, appunti di predicazione, una copia originaria del Vademecum. Proseguendo nella visita si incontrano tre sale destinate a Don Paolo Albera, Don Michele Rua, cardinal Cagliero. Un’ulteriore sala vede lo sviluppo della figura di Don Bosco-editore.
Il secondo piano del Museo Casa Don Bosco è caratterizzato dal cuore pulsante di tutto Palazzo Pinardi, ovvero le Camerette di Don Bosco. La visita è introdotta dall’Anticamera già Prima camera di Don Bosco (1853-1861): questa stanza servì da camera da letto, sala di ricevimento ed ufficio. Qui Don Bosco scrisse molte delle sue prime operette popolari. Si può notare un frammento autentico del pavimento dell’epoca. Con l’ampliamento del 1861 ed il trasferimento del mobilio nel vano successivo, questa camera venne trasformata in sala di aspetto per i visitatori. In questa camera sono accaduti avvenimenti fondamentali: nel 1854 Domenico Savio incontra Don Bosco e legge le parole Da mihi animas coetera tolle e il 18 dicembre 1859 Don Bosco fonda la Congregazione Salesiana: si trova qui esposto l’originale del verbale di fondazione.
Si prosegue con la Camera di Don Bosco (1861-1887): qui il Santo vi trascorse molte notti lavorando e studiando. L’allestimento filologico descrive la sua quotidianità attraverso il letto, il divano, le sedie e la scrivania, dove Don Bosco compose le Regole dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Dopo la morte del Santo questa stanza servì per 22 anni da ufficio e da camera da letto di Don Rua. La sistemazione museale attuale ha riportato la stanza al suo aspetto originale: sulla base della documentazione storica, sono stati ricollocati gli arredi e la sistemazione dei mobili in relazione agli anni trascorsi qui da Don Bosco (1861-1887).Procedendo si giunge nella stanza che funse da Cappella dal 1886 con un altare (ora spostato nella cappella nuova) che sostituì definitivamente l’armadio-altare. La cappella fu benedetta dal card. Alimonda, arcivescovo di Torino, il 24 gennaio 1886, festa di San Francesco di Sales.
Nella cosiddetta Camera della morte il Santo venne trasferito nel periodo dell’ultima malattia (fine 1877-31 gennaio 1888). La camera fu arredata con mobili donati da benefattori. Nel luogo in cui si trovava il letto della morte è stata allestita una teca con le vesti originali di Don Bosco: la veste talare, il cappotto con la mantelletta pellegrina, i cappelli e il tricorno.
Nel 1876 sul fronte della casa fu ricavata la Galleria, un lungo balcone coperto dotato di ampie finestre che guardano direttamente sul cortile.
Nell’angolo di collegamento tra l’ala delle Camerette e l’edificio del 1853 si trovava una camerata per i ragazzi. Secondo la tradizione, qui dormì anche san Domenico Savio. In questo luogo si trovano oggetti, video storici e memorie che illustrano la Beatificazione e la Canonizzazione di san Giovanni Bosco: sono esposti la pregevole urna lignea eseguita su disegno dell’architetto salesiano G.Valotti ed utilizzata per la beatificazione, oltre ai paramenti realizzati da quaranta suore Figlie di Maria Ausiliatrice e il paliotto ricamato su seta marezzata avorio. Quest’ultimo era destinato all’altare provvisorio del Santo; tale altare di San Pietro nella Basilica, ora luogo dell’urna di Don Bosco. In questo ambiente trova spazio anche la brocca del miracolo, dono della famiglia Clément, legato ad un caso di bilocazione di Don Bosco avvenuta il 14 ottobre 1878 nella Drôme, a Saint-Rambert d’Albon.
Continuando nella visita, una sala è dedicata alla missionarietà salesiana con l’esposizione dello storico piccolo mappamondo di Don Bosco e la talare di mons. Luigi Versiglia. Un evocativo allestimento suggerisce poi il luogo della morte di Mamma Margherita.
Spero che il mio racconto abbia suscitato la vostra curiosità. Allora buona visita!
Museo Casa Don Bosco
Via Maria Ausiliatrice 32 Torino (TO)
INGRESSO GRATUITO
Orari:
Lunedì: chiuso
Martedì: 09:30 - 12:30
Mercoledì: 14:30 - 17:30
Giovedì: 09:30 - 12:30
Venerdì: 14:30 - 17:30
Sabato: 09:30 - 12:30 | 14:30 - 17:30
Domenica: 09:30 - 12:30 | 14:30 - 17:30
Per gli orari durante le festività:
https://museocasadonbosco.org/








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