lunedì 11 marzo 2024

La Galleria d’arte SPAZIO44 presenta dal 15 al 29 marzo la mostra ANTOLOGICA D’ARTE DI LUIGIA RINALDI a cura di Edoardo di Mauro


La Galleria d’arte
SPAZIO44 di Via Maria Vittoria a Torino, dal 15 al 29 marzo presenta la mostra ANTOLOGICA D’ARTE DI LUIGIA RINALDI, a cura di Edoardo di Mauro

In un’epoca di ridefinizione dei generi, la pittura mantiene la sua centralità riuscendo, nei casi migliori, a rinnovarsi da un punto di vista iconografico, quindi conservando quella caratteristica che le è propria, implicita al concetto di “teknè”, di tirocinio artigianale visto in una dimensione di sublimazione dell’agire artistico, con modalità attente e riflessive, abbinando a questa antica vocazione la capacità di osservare con occhio partecipe e disincantato al tempo stesso l’esistente, decontestualizzandolo dalla sua effimera contingenza materiale per dargli forma nella dimensione del simbolo. 

Da quando l’arte si è calata in una nuova realtà sociale, che le ha mutato diversi connotati ponendola all’interno di un diverso e più complesso sistema relazionale, cioè dall’inizio dell’ 800, la pittura si è posta in due occasioni, ovviamente tra loro diverse, a salvaguardia dei suoi valori fondativi : all’esordio della rivoluzione industriale, con le correnti del Romanticismo che ne difendevano il livello auratico, e dopo il 1975, a seguito dell’ingresso nella società postindustriale e della crisi del Concettuale. 

Seguo con partecipazione le vicende della pittura sin dagli esordi del mio mestiere di critico ed organizzatore culturale, quindi dal 1984. 

Il lavoro di Luigia Rinaldi approda alla dimensione di una pittura di intesa espressività e ritmo tonale, dopo essere partita, negli anni Settanta, dalla sperimentazione fotografica, a sottolineare una volta di più il rapporto stretto, complice, e talvolta oppositivo tra due tecniche che nascono con l’obiettivo di rappresentare la realtà, come ebbe a sottolineare il critico Luigi Carluccio nella celebre mostra del 1973 “Combattimento per un’immagine” .

La fotografia è dotata di uno statuto linguistico proprio e di un diverso livello referenziale nella rappresentazione della realtà, tali da apparentarla, semmai, alle modalità “extra – artistiche” introdotte nella teoria delle avanguardie storiche, e portate a piena diffusione tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso, con la fuoriuscita dell’arte dal tradizionale alveo bidimensionale tipico della pittura, per procedere verso una contaminazione con l’ambiente intesa come piena omologia con il mondo, nel perseguimento di una esperienza estetica, quindi multisensoriale e totalizzante.  

La Rinaldi, negli anni prima citati, realizza dei fotomontaggi su tela sensibile, rigorosamente in bianco e nero, tonalità che non esiste in natura, ma è altamente evocativa in arte perché richiama la dimensione del sogno e della sospensione metafisica, soffermandosi su particolari dell’universo naturale come rocce, pigne, chiocciole, prescelti per l’essenzialità e la ritmica composizione delle lore forme, che richiamano il linguaggio dell’astrazione. 

Questa ricerca è stata certamente influenzata anche dagli studi approfonditi che l’artista ha compiuto negli ambiti della psicologia sperimentale e della teoria della percezione. 

Come ebbi a sottolineare in un testo del 2012 dedicato all’artista, la cifra stilistica della Rinaldi si pone nel sito dell’astrazione, per meglio dire nel territorio dell’aniconicità. 

L’astrazione non persegue un percorso univoco ma è caratterizzata da un numero estremamente ampio di varianti. 

Il termine “astrazione” etimologicamente deriva dal latino con il significato di “trarre via da” o “allontanare” e storicamente è il dato stilistico che caratterizza in maniera predominante il Novecento a proposito della negazione di ogni rapporto con gli elementi naturalistici e del confronto con forme ricavate della realtà.

Le premesse dell’Astrattismo si rinvengono nel Simbolismo che proponeva di guardare alla dimensione interiore piuttosto che al mondo esterno e nelle proposte dell’Espressionismo intento a corrompere e deformare la realtà naturale. 

Quindi, a partire dalla sua originaria ricerca sulla simbologia naturale, realizzata con il tramite di una fotografia minimale, in coerente assonanza con il clima degli anni Settanta, che negava le tecniche tradizionali nello statuto dell’arte, la Rinaldi, senza nulla far perdere alla sua coerenza progettuale, in sintonia con l’eclettismo stilistico che caratterizza la scena artistica contemporanea a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, trasferisce queste suggestioni nella dimensione della tela, creando delle vere e proprie pulsioni di colore acceso e primario, esaltando il ritmo visivo del paesaggio mediterraneo, culla della civiltà occidentale, dapprima in una dimensione prevalentemente aniconica e biomorfica.

Successivamente, sempre sullo sfondo paesaggistico, realizzato con una tecnica che riecheggia, aggiornato al presente, lo stile di due correnti del Novecento che seppero mediare tra figurazione ed astrazione, come i Fauves ed il Gruppo Cobra, l’artista ha inserito in primo piano, memore di una precedente ricerca fotografica sul ritratto, immagini di personalità, note ed anonime, perseguitate per le loro idee e la lungimiranza sociale, culturale e politica, introducendo il tema dell’attualità, senza appiattirsi passivamente sul reale e sulla cronaca, donandocelo invece su di un piano simbolico.

Galleria d’arte SPAZIO44

Via Maria Vittoria 44 - Torino

 15-29 MARZO 2024

ANTOLOGICA D’ARTE DI LUIGIA RINALDI

A cura di Edoardo di Mauro

 Orari galleria dal lunedì al venerdì 14.00/19.00, sabato e domenica su appuntamento

 VERNISSAGE venerdì 15 marzo ore 18.30

 

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