giovedì 16 ottobre 2025

L’artista inglese Mike Nelson ha installato nell'alveo del torrente Sangone la sua opera IDOLO. La Fondazione della Comunità di Mirafiori promuove vari eventi per coinvolgere i cittadini


A pochi giorni dalla settimana dedicata all'arte contemporanea è stato inaugurato questa mattina un nuovo capitolo del progetto "Mirafiori dopo il Mito" per la valorizzazione del quartiere di Mirafiori: l'installazione dell'opera IDOLO dell’artista inglese Mike Nelson nell'alveo del torrente Sangone. 

IDOLO inaugura così un calendario ricco di iniziative culturali, con l'obiettivo di valorizzare il territorio di Mirafiori sul lungo periodo, esplorando come l’arte e le pratiche di ricerca contemporanee possano trasformare il paesaggio periurbano, anche con il coinvolgimento attivo delle comunità locali e con attenzione alle vulnerabilità umane e ambientali.  

Mirafiori dopo il Mito | Arte” è un programma incentrato sull’arte e sul paesaggio, connesso alla memoria degli abitanti del quartiere e al loro modo di viverlo, offrendo nuovi modi di vedere e interpretare il territorio, grazie alla valorizzazione dei tesori locali e alle collaborazioni con la comunità, gli enti istituzionali, come Città di Torino, e culturali, come quelli rappresentati nel Tavolo delle Idee.

L'autore della Prima Opera d'Arte per Mirafiori è stato selezionato dal Tavolo delle Idee, un'équipe di esperte nel mondo della curatela dell'arte contemporanea e della rigenerazione urbana. 

Il Tavolo delle Idee ha individuato un artista di fama internazionale, da coinvolgere nella prima fase di "Mirafiori dopo il Mito | Arte", che avesse una poetica idonea a creare un'Opera capace di valorizzare un'area in fase di riqualificazione del quartiere e di diventare spunto per nuove azioni rigenerative dello spazio pubblico e del tessuto sociale.

«Con IDOLO di Mike Nelson si apre per Mirafiori una stagione di ricerca che attraverso il linguaggio universale dellarte accompagnerà questo territorio alla scoperta dei suoi talenti, tesori del passato e del presente da valorizzare per dare vita a identità future di benessere e rinnovata socialità.» Anna Rosaria Toma, Presidente di Fondazione della Comunità di Mirafiori.

L’artista ha visitato i luoghi emblematici del quartiere, rimanendo affascinato dalla natura selvaggia del torrente Sangone, conosciuto per essere stato set dei film diretti da Gian Paolo Callegari negli anni ‘50, ispirati ai romanzi avventurosi di Salgari ambientati in India.

Dal senso di alterità e bellezza di questo paesaggio sono nate l'idea di avventura e di tesoro, qualcosa da scoprire nel fiume: un bagliore dorato e la meraviglia che ne deriva.

Interessato a lavorare sul dialogo dell’industria pesante umana con la natura, Mike Nelson ha deciso di realizzare IDOLO.

L’Opera, motore FIAT 650 N con componenti dorate, è collocata nelle acque basse del torrente, talvolta coperta e talvolta esposta, a seconda del livello dell’acqua che varia stagionalmente. In questo paesaggio IDOLO acquista il senso di tesoro perduto, personificato nel detrito contemporaneo, qualcosa di ridondante o addirittura obsolescente, non fosse per lo spostamento agito sulla sua materialità in parte ricoperta da uno strato d’oro.

Mike Nelson crea opere scultoree dove gli oggetti su cui agisce, semplicemente, a un certo punto, tornano alla loro materia prima: una fragilità, unambiguità in cui risiede la migliore arte, secondo lui.

IDOLO è il risultato di un invito della Fondazione Mirafiori a creare un'opera pubblica temporanea per il quartiere.

Storicamente, quest’area è stata ripensata come zona residenziale: dagli anni Sessanta in poi ha offerto abitazioni agli operai delle fabbriche, in particolare a quelli degli stabilimenti FIAT.

Tra i palazzi alti e le case basse proprio di fronte al parco pubblico e oltre il Mausoleo scorre un torrente di montagna, il Sangone, che scende dalle Alpi Cozie prima di confluire nel fiume Po oltre Torino. Questo fiume è in netto contrasto con i complessi residenziali che lo circondano, il cui linguaggio architettonico controllato risponde razionalmente ai bisogni della popolazione - in contrapposizione alla natura sinuosa e indomita delle acque, appena contenute, il cui corso varia e si espande con la pioggia e il disgelo delle montagne. È qui che abbiamo deciso di collocare un oggetto: un'opera d'arte forse, ma anche una sorta di catalizzatore per il paesaggio che la circonda, accentuandone l'atmosfera, fino a diventare parte integrante di esso. 

Un ricordo lontano, forse, de Il carro da fieno, il dipinto del 1821 di John Constable che raffigura l’Inghilterra agricola del Suffolk ottocentesco - un’immagine intrisa di sentimenti di orgoglio e identità nazionale.

Negli anni Cinquanta questo tratto di fiume era stato usato come location per film di serie B: pellicole economiche, spesso sensazionalistiche, in cui l’intrattenimento contava più di tutto.

I film girati qui raffiguravano terre esotiche dal luogo imprecisato, anche se si alludeva a paesi reali; le loro ambientazioni erano costruite su un accumulo di cliché esotici. Credo che questo sia significativo, perché sottolinea il senso di alterità e di bellezza che caratterizza questo tratto di fiume spesso dimenticato - ed è proprio questo che mi ha attratto. 

Da questa visione sono scaturite anche l'idea di avventura e di tesoro: l’idea che in quel fiume possa trovarsi qualcosa, un barlume d’oro, e con esso tutti i sentimenti di meraviglia, avidità e, infine, delusione - un ciclo profondamente umano, credo.

Picnic sul ciglio della strada, il romanzo di fantascienza dei fratelli Strugatsky del 1972, è un racconto allegorico dell’epoca sovietica in Russia. Narra di una zona di terra, chiamata “la Zona”, dove il passaggio di extraterrestri ha lasciato detriti tanto inspiegabili quanto indescrivibili. Gli stalker, esploratori e guide clandestine, entrano illegalmente nella Zona, rischiando la vita e la salute per recuperare questi oggetti e venderli ai laboratori di ricerca, nella speranza che gli scienziati possano comprendere cosa intendessero, o perché fossero venuti, questi visitatori. , uno degli scienziati paragona tutto ciò a un semplice “picnic sul ciglio della strada”: gli alieni si sono fermati, hanno mangiato, riparato la loro macchina e se ne sono andati, lasciando dietro di sé i resti del tempo trascorso senza alcun significato particolare.

Per molti versi, il motore di camion dismesso degli anni Sessanta, nella sua condizione di abbandono, un detrito da un'altra epoca, funziona secondo questa duplice lettura. È, al tempo stesso, ciò che è - un motore Fiat 650 N in disuso - ma è anche una scultura.

È il tesoro che ha fornito le risorse per costruire l’ambiente che lo circonda, un aspetto messo in risalto dall’aggiunta di sezioni placcate in oro. Tuttavia, questi strati d’oro sono solo di pochi micron di spessore e, col tempo e con l’innalzarsi delle acque, verranno erosi, lasciando nuovamente esposto il metallo di base - l’oro verrà trascinato a valle e disperso nel letto del fiume.

Sembra che il corso della vita umana non faccia che ripetersi, intrecciandosi al nostro ambiente, in dialogo - o spesso in contrasto - con il mondo naturale. 

 

Nato a Loughborough (UK) nel 1967, Mike Nelson vive e lavora a Londra. Il suo lavoro si è concentrato sulla trasformazione della struttura narrativa in struttura spaziale, e sugli oggetti in essa collocati, immergendo lo spettatore e agitando la sua percezione di questi ambienti.

Le narrazioni impiegate dall'artista non sono teleologiche ma stratificate, e spesso frammentate al punto da poter essere descritte come una parvenza di "atmosfere" messe insieme per dare un senso di significato. Le opere scultoree più discrete sono informate da questa pratica, spesso affidandosi alla loro ambiguità per sfumare dentro e fuori fuoco, come una scultura o un oggetto di significato, per poi tornare agli oggetti o al materiale stesso di cui sono fatte.

Lavorando in questo modo, gli aspetti più apertamente politici delle prime opere sono diventati meno didascalici, consentendo un'ambiguità di significato, sia nel modo in cui vengono vissuti che in quello in cui vengono compresi. Ciò ha portato alla possibilità che lo spettatore venga costretto a uno stato in cui la comprensione delle varie strutture della propria esistenza, sia conscia che subconscia, diventa tangibile.

Nelson ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia nel 2011 ed è stato nominato due volte per il Turner Prize (2001 e 2007). La sua acclamata mostra antologica, Extinction Beckons, alla Hayward Gallery (2023), includeva opere scultoree e nuove versioni di importanti installazioni su larga scala dagli anni Novanta in poi, molte delle quali esposte per la prima volta dopo le loro presentazioni originali.

Mostre personali e progetti: Humpty Dumpty: a transient history of Mardin earthworks, low rise, Fruitmarket, Edimburgo (2025); Extinction Beckons, Hayward Gallery, Londra (2023); The Book of Spells, (a speculative fiction), Matt’s Gallery, Londra (2022); The House of the Farmer, Palazzo dell’Agricoltore, Parma (2021); The Asset Strippers, Tate Britain Commission, Londra (2019); L’Atteso, Officine Grandi Riparazioni (OGR), Torino (2018); Cloak of rags (Tale of a dismembered bank, rendered in blue), Galleria Franco Noero, Torino (2017); tools that see (possessions of a thief) 1985-2005, neugerriemschneider, Berlino (2016); Cloak, Noveau Musee National de Monaco (2016); Imperfect geometry for a concrete quarry, Kalkbrottet, Malmö (2016); Amnesiac Shrine or The Misplacement…, Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam (2016); Gang of Seven, 303 Gallery, New York (2015); Studio apparatus for Kunsthalle Münster, Kunsthalle Münster (2014); Eighty Circles through Canada, Tramway, Glasgow (2014); Amnesiac Hide, The Powerplant, Toronto (2014) e Contemporary Art Gallery, Vancouver (2013); More things (To the memory of Honoré de Balzac), Matt’s Gallery, Londra (2013); M6, Eastside Projects, Birmingham (2013); space that saw (platform for a performance in two parts) neugerriemschneider, Berlino (2012); 408 tons of imperfect geometry, Malmö Konsthall (2012); I, IMPOSTOR, Padiglione Britannico, 54a Biennale di Venezia (2011); Quiver of Arrows, 303 Gallery, New York (2010); A Psychic Vacuum, Creative Time, New York (2007); AMNESIAC SHRINE o Double coop displacement, Matt's Gallery, Londra (2006); Triple Bluff Canyon, Modern Art Oxford (2004); Nothing is True. Everything is Permitted. ICA, Londra (2001); The Deliverance and The Patience, una commissione PEER per la Biennale di Venezia (2001); e The Coral Reef, Matt's Gallery, Londra (2000).

Mostre collettive: Manifesta 15 Barcelona Metropolitana (2024); 13a Biennale di Gwangju (2021); MaytoDay, Gwangju (2020); 12a Biennale di Gwangju (2018); 250a Summer Exhibition, Royal Academy of Arts, Londra (2018); Wanderlust, the High Line, New York (2016); 13a Biennale di Lione (2015); INSIDE, Palais de Tokyo, Parigi (2014); September 11, MoMA PS1, New York (2011); Biennale di Singapore (2011); Altermodern, Tate Britain, Londra (2009); Psycho Buildings, Hayward Gallery, Londra (2008); Eclipse: Art in a Dark Age, Moderna Museet, Stoccolma, Svezia (2008); Reality Check, Statens Museum for Kunst, Copenaghen, Danimarca (2008); Turner Prize, Tate Liverpool (2007); Frieze Projects, Frieze Art Fair, Londra (2006); e Turner Prize, Tate Britain, Londra (2001).

Mike Nelson è rappresentato da Galleria Franco Noero, Torino

303 Gallery, New York / Matt's Gallery, Londra / Neugerriemschneider, Berlino

mikenelson.org.uk

 


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