domenica 2 novembre 2025

Il Museo Ettore Fico chiude il suo primo decennio espositivo proponendo fino al 21 dicembre 2025 le mostre di Emanuele Becheri e Rosanna Rossi


Sono aperte al MEF fino al 21 dicembre 2025 le nuove mostre monografiche, ultime di questo primo decennio espositivo, a cura di Andrea Busto.

Gli artisti sono Emanuele Becheri e Rosanna Rossi, due esponenti italiani di differenti generazioni a cui sono dedicati gli interi spazi del museo per poter offrire, ai visitatori internazionali di Artissima e a tutto il pubblico italiano, due gruppi di opere eccezionali mai esposti prima e una panoramica esaustiva sulla loro ricerca.

Quella di Rosanna Rossi (Cagliari 1937) è una mostra antologica che illustra, attraverso oltre 80 opere, il suo percorso rigoroso e radicale. Compiuti gli studi presso L’istituto d’Arte Zileri di Roma, rientra nell’isola nel 1958. Dopo le prime esperienze all’interno delle attività di Studio 58, caratterizzate da una figurazione espressiva, alterata da suggestioni materiche, la sua ricerca si orienta nel decennio successivo verso un’astrazione che fa interagire reminiscenze naturalistiche nell’uso del colore con le connotazioni segniche di matrice informale. Gli sviluppi successivi, pur con periodici sconfinamenti nell’ambito del ready-made, mantengono questa ambivalenza progettuale, oscillando costantemente tra un ordine costruttivo di ascendenza concreta e soluzioni materico-espressive dell’astrazione neo-informale. 

Docente al liceo artistico dal 1968 al 1983, ha insegnato in vari corsi di specializzazione e dal 1984 al 1990 all’Istituto Europeo di Design. Dal 1970 inizia a occuparsi di installazioni permanenti in spazi pubblici. Il suo lavoro continua a scandagliare i linguaggi tradizionali ma all’interno di una figurazione inusitata. In parallelo al proprio linguaggio pittorico identifica nuove possibilità espressive ottenute con materiali poveri, trovati, diversamente utilizzati, scavalca la tradizione precedentemente espressa. Ciò che più colpisce in Rosanna Rossi è la capacità caparbia e il piglio deciso e determinato con cui, da donna e artista, ha affrontato tutto un lungo percorso di scelte esistenziali ed estetiche, un viaggio ricolmo di serenità e di tranquillità di chi ha la consapevolezza di operare con sincera devozione nel campo dell’arte contemporanea, un percorso costellato di opere che si susseguono e si fortificano l’una con l’altra nella loro coerenza evolutiva. Non è un luogo comune quello in cui le donne hanno più faticato e più sofferto per essere riconosciute allo stesso livello degli uomini, talvolta meno interessanti ma più apprezzati e inclusi nel sistema artistico solo perché il genere era una condizione dominate e determinate. Altre, prima di Rosanna Rossi come Carol Rama e Maria Lai, hanno affrontato con lo stesso coraggio il percorso impervio della ricerca sincera e della devozione totale al lavoro facendolo diventare una scelta di vita che va oltre la semplice occupazione. Certamente, essere lontana fisicamente dai crocevia artistici e intellettuali internazionali e non essere presente costantemente nei gangli della vita culturale del nostro Paese, non le ha facilitato il compito di essere apprezzata immediatamente e universalmente, la sua presenza con mostre personali pubbliche e private è stata sporadica ma costruita su un lavoro quotidiano e costante che ne è oggi la testimonianza tangibile e diretta di tutto il suo impegno. La sua opera, sempre in sintonia con i tempi, le ha permesso di non essere al margine del pensiero europeo ma vivere in modo contestuale le istanze artistiche e culturali degli oltre cinquant’anni di produzione che ha percorso facendone la compagna di altri importanti e riconosciuti artisti e critici, da Studio 58 a Gillo Dorfles, che le hanno tributato in più occasioni parole e commenti di grande apprezzamento.

Emanuele Becheri (Prato 1973) propone le sue sculture e i disegni creati negli ultimi cinque anni in cui tutto dialoga in un contesto scultoreo e installativo rarefatto ed estremamente equilibrato e introspettivo. La sua opera ha la grandezza delle sculture classiche della nostra storia dell’arte che va dal modellato etrusco a quello rinascimentale, dalla produzione romantica dell’Ottocento alle ricerche informali del Novecento. L’artista si presenta come un autore classico, disincantato e disilluso che sa che l’arte non potrà salvare il mondo ma potrà renderlo meno inaccettabile.

Il percorso creativo di Emanuele Becheri si è sviluppato attraverso diversi media espressivi dalla musica alla fotografia, dal video alla scultura per arrivare recentemente a sperimentazioni con terrecotte la cui superficie e spesso dipinta e “impolverata” da pigmenti terrosi, opachi e sordi. Nel disegno l’artista si autoritrae spesso e c’è un’allusione alla figura umana che troviamo in tutte le sue opere, una citazione di sé e del profondo della sua anima e del suo corpo. Non appare indispensabile un confronto con gli artisti del passato per comprendere la sua poetica – anche solo per trovare radici della sua arte o indicazioni per la lettura delle sue opere – che resta sospesa in un liquido amniotico ancestrale e atemporale in cui archeologia e fantasy, barocco e minimalismo, trovano connessioni impensabili.

I paesaggi e i ritratti, composti da segni spezzati, si stendono su brani di carta slabbrati e sghembi, strappati da carnet o recisi senza attenzione per sottolinearne la fragilità e l’introspezione personale e dolente. Le sculture, soprattutto cavalli e figure in coppia, si “sformano” nello spazio in posizioni tra l’arcaico e il barocco ponendo lo spettatore nella posizione scomoda del doversi interrogare sul concetto di abbozzo, non finito e concluso. Emanuele Becheri sovverte gli schemi classici della scultura appropriandosi di tutti gli strumenti e materiali consoni per la sua realizzazione e identificazione, però capovolgendo questi schemi a suo uso personale.

Trattandosi prevalentemente di forme tridimensionali, sempre identificabili con la forma umana o animale, l’artista ci pone nella condizione disagevole di identificare sempre il soggetto raffigurato ma di proporcelo come una forma o una massa in cui la materia sovrasta e sovverte la sua identità. In bilico fra riconoscibile e irriconoscibile la sua opera resta sul crinale dell’informale e del figurativo dove, in uno scontro forsennato, la creta cerca di sovrastare la forma e la forma cerca di domare la materia. Tutto nell’artista, che è al contempo musicista e performer, resta nella dinamica del duello fra espresso e sottinteso e la tensione che si percepisce è in bilico fra vita del soggetto e morte dell’idea della scultura classica.

MEF

via Francesco Cigna 114, Torino

Orari:

giovedì e venerdì: 14.30-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00)

sabato e domenica: 11.00-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00)

www.museofico.it

 

 

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