Il titolo della mostra, “Hokusai. Il segno che diventa vita”, nasce dalla filosofia racchiusa in questo nome d'arte e introduce il celebre pensiero dell’artista: «Dall’età di sei anni ho sentito il desiderio di dipingere qualsiasi cosa vedessi attorno a me…», parole che racchiudono la dedizione assoluta di un uomo che ha cercato per tutta la vita la perfezione e la verità anche in un solo punto o in una singola linea.
L’arrivo delle opere di Hokusai in Europa innescò una profonda rivoluzione culturale. Giunta inizialmente in modo fortuito come materiale da imballaggio per le porcellane, la produzione del genio giapponese catturò l’attenzione di artisti del calibro di Monet, Degas, Gauguin, Van Gogh e Whistler. Da quelle visioni, i grandi maestri occidentali trassero una libertà compositiva e una sintesi formale capaci di trasformare radicalmente il corso della storia dell’arte moderna.
Hokusai è stato ed è ancora oggi un ponte tra il mondo orientale e quello occidentale, l’artista che più di ogni altro ha consentito un dialogo culturale profondo e duraturo tra due tradizioni artistiche che continuano a influenzarsi e arricchirsi reciprocamente. Oggi, a distanza di due secoli, la sua influenza rimane evidente e vitale: dai manga contemporanei al design, dalla moda di Kenzo al tatuaggio, fino alla grafica digitale.
L’esposizione si apre con due xilografie policrome dalla serie Tour delle cascate in varie province (Shokoku Taki Meguri, 1832-1834 circa), contraddistinte da un’intensità cromatica e una raffinatezza estetica di particolare rilievo.
L’esemplare esposto è straordinario sia per lo stato di conservazione, sia per la presenza del mokume-zuri – le venature del legno – elemento distintivo delle prime impressioni.
Testimonianza della prima stagione creativa sono otto stampe dalla serie nota come Piccola Tokaido (Tokaido Gojusan-eki). Risalenti al 1804 e qui presenti in esemplari di epoca Meiji, queste tavole a colori raccontano con freschezza poetica le cinquantatré stazioni del celebre viaggio tra Edo e Kyoto.
L’itinerario prosegue con una stampa policroma dalle celebri Trentasei vedute del monte Fuji, (Fugaku Sanjūrokkei, 1830-1832), la serie che ha consacrato Hokusai alla fama internazionale.
Il percorso comprende 55 xilografie dalla raccolta Trasmettere lo spirito, rivelare la forma delle cose attraverso un sol colpo di pennello (Denshin kaishu Ippitsu gafu, 1823), dai raffinati toni di turchese e rosa intenso, che incantano per la loro immediata freschezza. Il titolo stesso esprime l’intera filosofia di Hokusai: la convinzione che l’arte debba andare oltre la semplice riproduzione della realtà per catturare l’energia vitale di ogni soggetto. Come ricordava Van Gogh in una lettera al fratello Theo del 1888, «il fascino di Hokusai sta nella capacità di rimuovere il superfluo per far risplendere l’essenziale».
Chiudono la rassegna tre volumi completi della trilogia Guerrieri Illustrati di Cina e Giappone (Wakan ehon sakigake, 1836), xilografie in bianco e nero in cui Hokusai infonde una vitalità straordinaria alle figure dei leggendari eroi della tradizione.
L’importanza storica e culturale di Hokusai trova conferma nel mercato dell’arte internazionale. L’iconica Grande Onda ha visto le proprie quotazioni crescere in maniera esponenziale, superando i 2,5 milioni di euro nelle ultime aste di Christie’s e Sotheby’s. Le xilografie policrome in mostra rappresentano opere significative della sua produzione, alcune delle quali comparabili per qualità e conservazione a quelle custodite nelle collezioni dei più importanti musei del mondo come il British e il Metropolitan Museum.
L’instancabile ricerca della perfezione accompagnò il Maestro fino all’ultimo istante. All’età di 89 anni, le sue ultime parole furono: «Se il cielo mi avesse concesso altri dieci anni di vita, o anche cinque, sarei potuto diventare un vero artista». In questo pensiero risiede il segreto della sua grandezza: un’umiltà assoluta che ha saputo trasformare ogni immagine in vita pulsante.
La mostra rappresenta un evento di rilievo nel panorama culturale torinese del 2026, offrendo al pubblico la possibilità di ammirare dal vivo opere normalmente accessibili solo nei grandi musei internazionali.
HOKUSAI. Il segno che diventa vita
Curatela: Elena Salamon
Galleria Elena Salamon, Via Torquato Tasso, 11 (Piazzetta IV Marzo), Torino
dal 6 marzo al 24 aprile 2026
mart., merc. e ven. 15 – 19; giov.: 10,30 – 19; sabato: 10,30 – 18
Info: Tel. +39 011 7652619; Cell. +39 339 8447653
Sito web: www.elenasalamon.com - Mail: elena@elenasalamon.com




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