La mostra, curata da Pierangelo Cavanna e Paolo Robino, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude grazie al coordinamento dell’arch. Stefano Trucco e al contributo di una serie di sponsor, enti e personalità che ne hanno consentito l’allestimento e la realizzazione, ed è compresa nel percorso di visita della Reggia.
La mostra è dedicata ad una singolare genealogia familiare, quasi una saga, che ha per protagonisti tre membri della famiglia Robino che nel corso di tre quarti di secolo si sono dedicati e si dedicano all'universo delle immagini fatte a macchina: dalla fotografia analogica a quella digitale e ora all'immagine di sintesi e all'intelligenza artificiale. Si tratta dunque di un affascinante viaggio attraverso l'evoluzione dell'immagine, tracciando il percorso artistico e tecnologico di tre generazioni di autori torinesi. Tre storie di immagini che testimoniano anche il progressivo passaggio dalla pratica amatoriale a quella professionale, nei distinti ambiti della documentazione del patrimonio artistico e architettonico e della fiction.
Le tre sezioni
Di Stefano Robino (1922 – 2017) sono presenti ottantacinque stampe fotografiche realizzate tra il 1948 e il 1970, che ricostruiscono l'attività di questo autore che – nelle sue stesse parole – ebbe sempre un approccio professionale senza mai diventare un professionista, nonostante l'ampia notorietà internazionale raggiunta a partire dalla metà degli anni Cinquanta, testimoniata dalla partecipazione a mostre e concorsi internazionale e dalla pubblicazione su importanti riviste quali “Il Corriere Fotografico, “Ferrania”, “Leica Photografie”, “Life”, e “Modern Photography”. Il lavoro condotto sull'archivio di Stefano Robino, ricco di decine di migliaia di negativi, provini e stampe originali, ha consentito di affacciarsi al suo processo di produzione, presentandolo in questa sede con alcune serie tematiche significative, ma non rigide, dedicate rispettivamente a Luoghi, Fabbriche, Figure e Racconti che sintetizzano la sua produzione più nota, per chiudere con una sezione denominata l'Archivio rivisitato che si propone come un'apertura ulteriore (per quanto minima, quasi un suggerimento di ricerca), fatta di immagini che lui non aveva scelto, che non aveva mai stampato quindi, ma che oggi ci appaiono suggestive e stimolanti. Una scelta determinata dalla necessità di render conto del nostro sguardo contemporaneo, rivolto all'archivio come entità ogni volta rivisitabile criticamente da chi lo studia.
L'ambiente digitale e l'immagine di sintesi sono ormai il territorio d'elezione della pratica professionale di Filippo Robino (1987), attivo come autore di effetti speciali (FX Artist) e da alcuni anni titolare di uno studio specializzato nella produzione di effetti speciali (VFX). In mostra propone un interessante video di animazione in AI delle foto realizzate dal nonno Stefano e uno Showreel personale con estratti dalle proprie produzioni VFX per film e serie TV, spot pubblicitari, videogiochi e videoclip musicali.
PAOLO ROBINO (Torino, 1952) inizia a fotografare negli anni del liceo, sulle orme del padre Stefano, e diventa professionista nel 1978. Durante il corso di laurea in Architettura collabora come fotografo con studi di progettazione orientati verso il recupero e il restauro degli edifici storici e delle Residenze Sabaude, estendendo poi la sua attività nell'ambito delle catalogazioni ministeriali e delle attività delle Soprintendenze in generale. Per la collana “Mirabilia Italiae” curata da Salvatore Settis realizza un'importante campagna di documentazione, durata quattro anni, della basilica di San Vitale e del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna e di Palazzo Te a Mantova. Sempre a Ravenna, documenta i restauri dei mosaici di Giustiniano e Teodora a San Vitale e realizza una campagna completa, durata due anni, di Sant'Apollinare in Classe. È accreditato presso istituzioni museali pubbliche e private per le quali documenta allestimenti e svolge campagne fotografiche per mostre e pubblicazioni, collezionisti, galleristi, restauratori, architetti e storici dell’arte.
FILIPPO ROBINO (Forno Canavese, 1987) dopo il liceo scientifico si iscrive alla Facoltà di Architettura di Torino – come il padre Paolo - dove si laurea nel 2012 con una tesi in Modellazione 3D. Dopo alcune esperienze in Italia, inizia il percorso come autore freelance di effetti speciali (FX Artist) lavorando in Inghilterra e Scozia per entrare poi a far parte di Trixter a Monaco di Baviera. Nel 2017 si trasferisce a Melbourne per lavorare presso Iloura, dove ha guidato un team di cinque artisti FX nella produzione di Aquaman, 2018, quindi ha proseguito il suo percorso in Weta Digital a Wellington in Nuova Zelanda. Nel 2019 rientra in Italia e fonda Alps Studios, con sede a Torino, specializzato in effetti visivi (VFX), collaborando a oltre 40 lungometraggi e serie TV, spot pubblicitari, progetti per videogiochi, documentari e videoclip musicali per clienti internazionali. Nel 2023, ha ricevuto una nomination ai David di Donatello per i Migliori Effetti Visivi per il suo lavoro nel film Dampyr. Attualmente Alps Studios si impegna a utilizzare flussi di lavoro innovativi, con una ricerca costante di nuove tecnologie, concentrando in particolar modo l'attenzione sullo sviluppo di strumenti basati sull'Intelligenza Artificiale (AI).
ROBINO
Eredità visive di tre generazioni
Reggia di Venaria, Promenade della Galleria Alfieriana
dal 28 maggio al 30 agosto 2027
La mostra è compresa nel biglietto di ingresso alla Reggia
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