Fino
all'8 luglio 2026 saranno esposte all’Accademia delle Scienze di Torino le straordinarie tavole didattiche del padre dell'istologia italiana,
in una mostra dal titolo Quello che l'occhio non vede: le
tavole ritrovate di Giulio Bizzozero.
Grandi fogli dipinti a mano libera con acquerelli e china, in cui cellule, tessuti e strutture microscopiche prendono forma con una precisione e una bellezza che ancora oggi lasciano senza parole. Per anni erano appese ai corridoi dell'ex Istituto di Patologia Generale, così familiari da diventare invisibili, dato che nessuno sembrava più accorgersi del loro straordinario valore scientifico e artistico. Oggi quelle tavole escono dall'ombra e trovano la loro sede più naturale: l'Accademia delle Scienze di Torino, in collaborazione con l'Università di Torino, apre al pubblico la mostra sulla più antica collezione italiana di disegni di istologia normale e patologica.
Le
tavole in mostra sono il frutto del progetto ART IN MED, promosso
dall'Università di Torino con l'obiettivo di valorizzare un
patrimonio ancora poco noto: oltre 1100 tavole didattiche
scientifiche che, introdotte nell'Ottocento e utilizzate fino alla
prima metà del Novecento, raccontano lo sviluppo delle scienze
mediche e veterinarie. Antesignane degli odierni strumenti
informatici, erano il supporto grafico con cui gli scienziati
insegnavano e divulgavano le proprie scoperte, realizzate in grandi
formati per essere viste a distanza, a mano libera con acquerello e
china, riproducendo con rigore organi, tessuti e strumentazioni
scientifiche. Un patrimonio che rischiava di restare ignorato e che
oggi è censito, valorizzato e accessibile a tutti. Portarlo
all'Accademia delle Scienze significa restituirlo al luogo in cui la
scienza torinese ha scritto alcune delle sue pagine più importanti:
un cerchio che si chiude, a distanza di oltre un secolo.
«La
collaborazione con l'Università di Torino rappresenta un esempio
virtuoso di come due istituzioni con radici comuni possano unire le
proprie competenze per valorizzare un patrimonio scientifico e
culturale condiviso. L'Accademia delle Scienze è stata un luogo di
ricerca e di pensiero, ma oggi è anche e sempre più uno spazio
aperto alla città e a pubblici nuovi: attraverso le mostre, gli
incontri pubblici e i podcast con cui raccontiamo la scienza in tutte
le sue forme. Vogliamo che la conoscenza prodotta e conservata in
Accademia raggiunga chiunque abbia curiosità e voglia di capire il
mondo. Guardare l'invisibile va esattamente in questa direzione:
portare davanti agli occhi di tutti ciò che la scienza ha reso
visibile nel corso dei secoli», ha dichiarato Marco Mezzalama,
presidente dell'Accademia delle Scienze.
Ciò che suscita il guardare le tavole di Bizzozero è prima di tutto l'incredulità: come è possibile una simile precisione senza fotografie, senza strumenti di riproduzione, senza altro ausilio che la mano e la mente? Il suo uso del colore era così sapiente da rendere strutture reali non solo fedeli, ma quasi fantastiche - qualcosa che potremmo scambiare per un'illustrazione contemporanea, e che invece nasceva dall'occhio di uno scienziato capace di vedere ciò che nessuno aveva ancora visto, e di restituirlo al mondo con la sensibilità di un artista. Non erano semplici illustrazioni: erano un atto creativo, il tentativo ostinato di rendere visibile e comprensibile ciò che esiste al di là della vista umana. E fu proprio a Torino, che Bizzozero presentò la sua scoperta più importante: l'esistenza delle piastrine del sangue, il terzo elemento che nessuno aveva ancora identificato e che avrebbe posto le basi della medicina moderna.
Ciò che suscita il guardare le tavole di Bizzozero è prima di tutto l'incredulità: come è possibile una simile precisione senza fotografie, senza strumenti di riproduzione, senza altro ausilio che la mano e la mente? Il suo uso del colore era così sapiente da rendere strutture reali non solo fedeli, ma quasi fantastiche - qualcosa che potremmo scambiare per un'illustrazione contemporanea, e che invece nasceva dall'occhio di uno scienziato capace di vedere ciò che nessuno aveva ancora visto, e di restituirlo al mondo con la sensibilità di un artista. Non erano semplici illustrazioni: erano un atto creativo, il tentativo ostinato di rendere visibile e comprensibile ciò che esiste al di là della vista umana. E fu proprio a Torino, che Bizzozero presentò la sua scoperta più importante: l'esistenza delle piastrine del sangue, il terzo elemento che nessuno aveva ancora identificato e che avrebbe posto le basi della medicina moderna.


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