Giocare non è mai stato un semplice svago o un’attività ricreativa. Nei secoli che la mostra attraversa — dal Risorgimento all'Italia contemporanea — il giocattolo ha svolto funzioni che la storia ha spesso trascurato: ha educato all'obbedienza e alla ribellione, ha trasmesso valori patriottici, ha consolato. IN GIOCO. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi si propone di restituire al pubblico questa complessità attraverso un percorso che mette in dialogo giochi storici e rari, bambole dell'Ottocento, reperti di antropologia criminale, libri animati, marionette, fotografie e opere di artisti contemporanei. Una complessità che lo storico Johan Huizinga aveva intuito negli anni Trenta del Novecento, quando in Homo Ludens sostenne che la cultura non nasce dalla ragione né dal lavoro, ma dal gioco e che quando lo dimentica, si irrigidisce e si svuota.
E così i puzzle geografici raffigurano la penisola appena unificata; le tombole insegnano l'aritmetica; il gioco dell'oca diventa metafora del Risorgimento. A partire dalla Prima guerra mondiale, la produzione di giochi in Italia si lega ai carcerati e ai mutilati di guerra: l'oggetto ludico si trasforma in strumento di reinserimento, di dignità, di lavoro. Il gioco diventa così testimonianza concreta di una società che rielabora il trauma e ricostruisce il proprio tessuto civile.
La mostra si articola in cinque sezioni tematiche che non seguono un ordine cronologico: dal gioco come educazione, al gioco come simbolo o come memoria, ma anche come formazione sociale e come linguaggio dell'arte.
La prima sezione esplora la funzione pedagogica del giocattolo nell'Italia postunitaria. In un paese in cui l'analfabetismo era ancora largamente diffuso e l'identità nazionale tutta da costruire, giochi didattici, libri animati, puzzle cartografici e tombole dell'aritmetica svolgevano una funzione insieme educativa e patriottica. I materiali esposti — in parte provenienti dal MUSLI e dall'Archivio Lenci conservato all'Archivio Storico della Città di Torino — mostrano quanto il gioco fosse anche, e forse soprattutto, propaganda civile. I bozzetti preparatori di Mario Sturani e Marcello Dudovich per le bambole Lenci testimoniano il coinvolgimento dei grandi illustratori dell'epoca in un'industria del giocattolo che era anche industria dell'immaginario.
Focus Pinocchio
La seconda sezione approfondisce la figura del burattino di Collodi come archetipo della condizione infantile: il desiderio di crescere, la seduzione della trasgressione, la tensione tra obbedienza e libertà. Marionette storiche, edizioni rare delle Avventure, dischi Durium, libri animati e sculture contemporanee ruotano attorno a questa figura simbolica che continua ad abitare l'immaginario collettivo italiano e internazionale. La marionetta in ferro della scultrice israeliana Orna Ben-Ami offre una delle letture più potenti e inquietanti: un Pinocchio senza fili, disfatto, sospeso tra animazione e abbandono. Una curiosità che riguarda Carlo Collodi è che, oltre ad essere l’autore del famoso romanzo, è stato anche un convinto patriota e combattente nella Prima e Seconda Guerra d’Indipendenza Italiana e con questa mostra il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano vuole celebrarlo.
Il gioco per non dimenticare
Questa sezione è forse la più inattesa e toccante dell'intero percorso. Le carte da gioco fabbricate a mano dai detenuti studiati da Cesare Lombroso, gli orci incisi con scene di vita carceraria, le scatole di origami e i pannelli in cotone prodotti negli ospedali psichiatrici torinesi parlano del gioco come atto di sopravvivenza e resistenza. Qui il giocattolo non è svago: è affermazione di umanità in condizioni di privazione estrema. I materiali provengono dal Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso e dal Sistema Museale di Ateneo dell'Università di Torino. A partire dalla Prima guerra mondiale si aggiunge la dimensione dei mutilati di guerra e dei carcerati che producevano oggetti ludici come forma di reinserimento lavorativo: il giocattolo come dignità riconquistata.
Il gioco per diventare grandi
La sezione risponde alla domanda su come la società trasmetta valori, ruoli e aspettative attraverso i giochi dei bambini, attraverso il dialogo tra oggetti storici e opere contemporanee, con un focus specifico sul rapporto tra gioco e disabilità. Nel prezioso bronzetto della Collezione del Consiglio Regionale del Piemonte, Leonardo Bistolfitrasforma uno dei giochi più iconici dell’infanzia in una delicata allegoria della crescita. Il bambino, concentrato e composto sul suo cavallo a dondolo, vive il gioco come prima esperienza di autonomia, immaginazione e scoperta del mondo.
Il gioco per tornare bambini – Il gioco dell'arte
La quinta e conclusiva sezione è dedicata agli artisti che hanno fatto del gioco un linguaggio: un territorio in cui la libertà, il rischio e l'invenzione si manifestano nella forma più pura. Alessandro Mendini porta la sua scacchiera Oro e nero (1992); Daniele Basso cattura in acciaio specchiante il gesto infantile del bambino che gioca. Accanto a loro, Ezio Gribaudo, Jan Knap, Riccardo Gusmaroli, Sam Halabi, Enzo Isaia, Nicola Bolla, Daniel Schinasi, Beppe Labianca, Gianluca Bonanni, Camilla Ancilotto e molti altri: una costellazione di sguardi che dimostra come il confine tra arte e infanzia sia sempre stato più sottile — e più fecondo — di quanto si creda.
La
mostra riunisce materiali storici e opere contemporanee provenienti
da collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. Tra gli
artisti presenti: Lorenzo Alessandri con il ciclo delle Bambole
(1959–1962), figure simboliche dell'inconscio collettivo; Daniele
Basso con Quintino (Collezione Banca Patrimoni Sella & c.) e
Bimbo Faber (Collezione CNA Biella), sculture in acciaio specchiante
che catturano l'essenza del gesto infantile; Jan Knap con un grande
dipinto dalla Collezione Banca Patrimoni Sella & c.; Alessandro
Mendini con Oro e nero (1992), dipinto in nitro e foglia oro tratto
dall'Archivio Alessandro Mendini; Ezio Gribaudo con una preziosa
scultura in marmo che racconta le due facce della figura di
Pinocchio.
Completano il panorama degli artisti contemporanei: Liliana Porter e installazioni (Galleria Bonomo); Lydia Ricci con curiose creazioni; Riccardo Gusmaroli con il trittico Vortici patriottici; Beppe Labianca con La stanza dei giochi, in viaggio dove (2018, olio su tela, 200x140 cm); Enrico T. De Paris, dove le figure stampate in 3D emergono inaspettatamente dal fondo; Gianluca Bonanni con Paper-Io, dove i paperini rappresentano le diverse sfaccettature della personalità umana; Sam Halabi con le sue grandi installazioni di mattoncini colorati; Christian Tasso con Nigeria 2022; Daniel Schinasi e la sua tenera bimba sull'altalena; Massimo Sirelli e i suoi robot realizzati con materiali di recupero; Paola di Bello con il video Il grande Piccolo (2004); Isabella Mandelli con gli acquerelli tridimensionali di Pinocchio e la verità di un mondo giocoso; Giuliano Tomaino e i suoi cavalli a dondolo; Andrea Nisbet (Galleria Biasutti & Biasutti); Ale Piano con Alterego piccoli e grandi; Camilla Ancilotto con la serie Ab Ovo (sculture gioiello in acciaio inox e oro, e quelle grandi in cortile); Margherita Grasselli e Massimo Lunardon con la loro scultura in ceramica e vetro soffiato; Paolo Spinoglio con il suo Pinocchio di terracotta; Orna Ben-Ami con la marionetta in ferro; le sculture di Nicola Bolla, realizzate con le carte da gioco.
Realizzata con il sostegno di Banca Patrimoni Sella & c., main sponsor, e della Camera di commercio di Torino, la mostra nasce dalla collaborazione con la Fondazione Tancredi di Barolo MUSLI – Museo della Scuola e del Libro per l'Infanzia e in particolare con il professor Pompeo Vagliani, con il Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso e il Museo di Anatomia umana Luigi Rolando dell'Università di Torino, con la Collezione Frediani di Lucca e con l'Archivio Storico della Città di Torino. IN GIOCO. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi ha inoltre il patrocinio della Città di Torino, della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale del Piemonte e della Fondazione CRT. Reale Mutua, Fondazione Tancredi di Barolo-Musli e Quercetti sono i partner dell’esposizione.





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