Lanciano un messaggio di tutela della natura e di sostenibilità ambientale le circa 200 opere d'arte, tra dipinti, fotografie, video e installazioni, che potrete ammirare dal 22 giugno al 1° novembre 2021 presso la Citroniera Juvarriana della Reggia di Venaria, un tempo ricovero delle piante di agrumi dei Giardini. In linea con la declinazione green che la residenza Sabauda ha scelto per la stagione 2021, le opere fanno parte della mostra Una infinita bellezza. Paesaggio e Ambiente in Italia dalla pittura romantica all’arte contemporanea, che documenta l’attenzione e l’amore che tanti artisti hanno avuto per l’ambiente naturale e specificatamente per il paesaggio in Italia, dal primo romanticismo fino all’arte contemporanea.
Alla base dell'esposizione c'è una collaborazione tra il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e la Fondazione Torino Musei: provengono infatti dalla GAM - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino un centinaio di realizzazioni, quasi tutte pittoriche; mentre le altre sono state prestate da importanti musei italiani e collezioni private tra le quali: i Musei Reali e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, il Museo del Paesaggio di Verbania, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, i Musei Civici di Brescia, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, il MART – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, la Fondazione Musei Civici di Venezia, la Collezione Intesa Sanpaolo, la Galleria d’Arte Moderna di Genova, le Gallerie degli Uffizi, la Fondazione Longhi di Firenze, la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, la GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo di Capodimonte di Napoli, la Galleria d’Arte Moderna di Palermo. Per non dimenticare la collaborazione del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale. Le dodici sezioni della mostra seguono un fil rouge cronologico-geografico che intreccia
ì Spazio e Tempo, valorizzando particolarmente il contesto piemontese e tutto il Nord Italia, senza trascurare le importanti scuole regionali del Centro e Sud Italia, dalla fine del 1700 ad oggi.
Iniziando dal Settecento, periodo storico in cui per la prima volta si può affermare che lo studio del paesaggio assuma caratteristiche autonome, il percorso vi mostrerà opere a tempera e acquerello di Giuseppe Pietro Bagetti e di Giovanni Battista De Gubernatis, per poi porre l'accento su quelle realizzazioni fortemente influenzate dalla moda del Grand Tour, che portava molti artisti a perfezionare le loro tecniche proprio in Italia. Un classico esempio è la Cascata delle Marmore di Jean-Baptiste Camille Corot.
Si passa quindi agli spunti paesaggistici che Massimo D’Azeglio, Luigi Basiletti e gli artisti della Scuola di Posillipo, da Anton van Pitloo a Giacinto Gigante, traggono nelle campagne e sulle coste tra Roma a Napoli alla ricerca dell’abbagliante luce mediterranea.
Un capitolo è dedicato alle novità dei paesaggi “istoriati” con elementi ripresi da storia e letteratura, che trionfano nella Milano romantica di D’Azeglio e Giuseppe Bisi. Un’altra sezione considera i paesaggi di grande formato acquistati e donati per la collezione del neo istituito nel 1863 Museo Civico di Torino, in cui primeggiano le opere di Carlo Pittara, Giuseppe Camino, Corsi di Bosnasco e Achille Vertunni.
I molti artisti e le scuole della seconda metà dell’Ottocento vengono letti anche attraverso il filtro degli esiti che si confrontano nelle grandi Esposizioni Nazionali, a partire dalla prima tenutasi a Firenze nel 1861: dalle visioni poetiche di Antonio Fontanesi a quelle di Nino Costa, dalla ricerca di verità presente nelle piccole tele dei Macchiaioli, in cui il paesaggio è reso con immediatezza verista attraverso la luce e le macchie di colore, alla Scuola di Rivara e alla Scuola Grigia di Rayper e d’Andrade. Così dalle esperienze che privilegiano la fedeltà alla natura si giunge alle nuove sensibilità divisioniste e simboliste tramite le opere di Angelo Morbelli e Pellizza da Volpedo per arrivare ai più celebri Gaetano Previati, Pietro Fragiacomo e Giovanni Segantini, in cui il paesaggio è interpretato con presupposti poetici e lirici dai forti contenuti allegorici ed evocativi.
Il Novecento si apre con una sezione che raduna opere di cultura secessionista, simbolista e post impressionista la Galleria Civica di Torino ha continuato, infatti, a collezionare opere eleganti e raffinate sul tema del paesaggio con artisti come Luigi Onetti, Giuseppe Bozzalla e Giovanni Depetris. Emerge, quindi, una linea, se non di continuità, di interesse ancora attuale per l’iconografia “paesaggio”, con qualche eccezione, per esempio in ambito futurista, considerando che questo movimento d’avanguardia si batteva “Contro il paesaggio e la vecchia estetica”. In mostra l’artista che emerge con maggiore evidenza sotto questo profilo è Giacomo Balla, con opere sia pre-futuriste, sia futuriste. Non si poteva eludere, infine, la presenza di Giorgio de Chirico con un capolavoro pre-concettuale, più ancora che metafisico, di quadro nel quadro.Molto ricca è la sezione della pittura tra le due guerre mondiali. Le presenze più forti sono quelle di Carlo Carrà (con la sua visione neo-antica, addirittura pre-rinascimentale, dopo le stagioni futurista e metafisica), Giorgio Morandi, con i suoi paesaggi decantati, e Filippo de Pisis, alfiere di una libertà di pittura senza condizionamenti. Una qualche attenzione al paesaggio è presente anche nel grande pittore torinese Felice Casorati ed alla rappresentazione paesaggistica si dedicano, in molte opere di qualità, i Sei di Torino: da Gigi Chessa a Enrico Paulucci. Sul piano nazionale, accanto a Carrà, si muovevano sullo stesso solco Arturo Tosi e Pio Semeghini.
Negli anni del dopoguerra italiano sorprende il verificare come il tema del paesaggio abbia coinvolto persino i maggiori artisti informali, con esiti intensi, fisici e perfino materici: da Renato Birolli, a Ennio Morlotti, Alfredo Chighine, sino a Luigi Spazzapan. Non mancano restituzioni iconografiche del tema anche nell’alveo della Pop Art italiana, pur votata a scrutare segni e simboli della vita moderna, tramite Mario Schifano e la natura artificiale di Piero Gilardi.
Il percorso si conclude con l’arte contemporanea che dialoga con l’ambiente e il paesaggio, come accade in modo emblematico nei Giardini della Reggia con le Sculture Fluide di Giuseppe Penone, l’installazione concettuale di Giovanni Anselmo e la scultura bronzea Gea di Luigi Stoisa. Mentre all’interno della Citroniera juvarriana il pubblico scoprirà le sculture di Luigi Mainolfi, Ezio Gribaudo, Luisa Valentini, Jessica Carroll, Maura Banfo, Luca Pancrazzi, le fotografie su seta di Elisa Sighicelli e il decollage di Stefano Arienti, la grande videoinstallazione Orbite Rosse di Grazia Toderi, i dipinti di Francesco Casorati, Francesco Tabusso, Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Salvo, Giovanni Frangi, Riccardo Taiana, Luisa Rabbia, Laura Pugno, Paolo Leonardo, Daniele Galliano, Pierluigi Pusole, Andrea Massaioli, Velasco Vitali e le fotoinstallazioni dedicate ai non-luoghi delle periferie industriali di Botto & Bruno.
Quest’ultima sezione comprende alcune opere realizzate appositamente per la mostra sul tema del paesaggio circostante la Reggia di Venaria da Ugo Nespolo e Giorgio Ramella, con un omaggio finale al Monviso, emblematica montagna piemontese, dalla cui faldenasce il Po, che viene celebrato con una singolare collezione di dipinti realizzati da tanti svariati pittori dell’Ottocento e del Novecento riuniti dalla moglie di Salvo.
La mostra, posta sotto l’egida della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino, è curata da Virginia Bertone (Conservatore Capo della GAM), Guido Curto (Direttore della Reggia di Venaria e del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude) e Riccardo Passoni (Direttore della GAM), affiancati da un comitato scientifico composto da Barbara Cinelli (Università Roma Tre), Piergiorgio Dragone (Università degli Studi di Torino), Flavio Fergonzi (Scuola Normale Superiore di Pisa) e Laura Iamurri (Università Roma Tre).






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