giovedì 9 luglio 2026

Terra Madre Salone del Gusto 2026 - Dal 24 al 27 settembre la prestigiosa kermesse torna ad animare il centro di Torino per festeggiare i 40 anni di Slow Food e ricordare il fondatore Carlo Petrini


Dal 24 al 27 settembre 2026 il centro di Torino accoglie Terra Madre Salone del Gusto, la più importante manifestazione internazionale dedicata al cibo buono, pulito e giusto e alle politiche alimentari. Organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e di Ismea, Terra Madre 2026 celebra i 40 anni di Slow Food Italia, nel segno del ricordo e dell’eredità culturale e politica di Carlo Petrini, la cui visione ha dato origine a un movimento internazionale che ha fatto del cibo buono, pulito e giusto per tutte e tutti una missione condivisa da milioni di persone nel mondo.

Biodiversity – Be Diversity è il claim dell’edizione 2026, che celebra il valore della biodiversità declinata in tutte le sue dimensioni: naturale, agricola, gastronomica, culturale e sociale. La biodiversità è il tema su cui Slow Food lavora dalla sua nascita, nel 1986, ideando progetti innovativi come l’Arca del Gusto, i Presìdi Slow Food e l’Alleanza Slow Food dei cuochi, tutti protagonisti di Terra Madre.

Nel 2026 l’evento rafforza ulteriormente il proprio legame con la città, coinvolgendo il cuore del capoluogo piemontese, lungo la direttrice che collega piazza Carlo Felice a piazza Vittorio Veneto, passando per via Roma, piazza San Carlo, piazza Carlo Alberto, piazza Castello, Palazzo Reale e i Giardini Reali, tracciando un percorso che coinvolge musei, palazzi aulici e luoghi dell’arte, della cultura e della storia. Una scelta che punta a integrare sempre più Terra Madre nel tessuto urbano, valorizzando gli spazi esistenti come luoghi di incontro, confronto e partecipazione.

Una grande esposizione che vede protagonisti i Presìdi Slow Food, i prodotti dell’Arca del Gusto e le comunità che ogni giorno li custodiscono e valorizzano; gli spazi dedicati alle reti tematiche (Slow Grains, Slow Mais, Slow Beans, Slow Rice e Slow Olive), ma anche alle Terre Alte, con la rete Slow Food dei castanicoltori.

Cuore della manifestazione è il grande Mercato dei produttori, che riunisce centinaia di espositori provenienti da tutte le regioni d’Italia e da diversi Paesi del mondo, tra cui molti Presìdi e prodotti dell’Arca del Gusto e delle reti Slow Food. Centrali le conferenze che spaziano tra diversi temi d’attualità ー dall’alimentazione alla sostenibilità, dall’agricoltura alla giustizia sociale, fino alle politiche del cibo ー, affiancate dai Laboratori del Gusto e dagli eventi con le cuoche e i cuochi dell’Alleanza Slow Food.

Celebra i 40 anni di Slow Food un programma di incontri con attori, scrittori, contadini, cuochi, giornalisti, scienziati e filosofi. E poi ancora le attività educative pensate per grandi e piccini, le iniziative che mettono al centro il mondo delle api e degli impollinatori, lo spazio delle Coalition dedicate al vino, al caffè, al cacao e ai sidri e, immancabile, l’Enoteca di Terra Madre.

Terra Madre è, ancora una volta, il punto d’incontro della rete globale di Slow Food, con oltre 1500 produttori, cuochi, pescatori, allevatori, agricoltori, studiosi, giovani e attivisti provenienti da tutto il mondo.

Negli stessi giorni, l’Assemblea dei Partecipanti della Fondazione Slow Food ETS, riunisce a Torino delegati da oltre 120 Paesi, offrendo uno spazio di confronto, partecipazione politica e costruzione condivisa del futuro della rete. Tra le voci più autorevoli presenti in incontri e conferenze: Satish Kumar, attivista, educatore e scrittore noto per il suo impegno nei movimenti per la pace, l’ecologia e la sostenibilità; Alice Waters, cuoca e saggista, attivista per l’educazione alimentare; Raj Patel, economista e analista dei sistemi alimentari globali; Eric Schlosser, scrittore e giornalista d’inchiesta; i biologi marini Roberto Danovaro ed Helen Scales; il filosofo Tommaso Greco; l’attrice Lella Costa e lo storico dell’alimentazione Massimo Montanari, l’attore e cantautore Moni Ovadia, il musicista, autore e fondatore dei Subsonica Max Casacci, l’attore e comico Paolo Hendel, il maestro panificatore Fulvio Marino.

Tratto da Terrafutura – dialoghi con Papa Francesco dell’ecologia integrale.

[…] Quando usiamo il termine biodiversità senza ulteriori aggettivi ci riferiamo all’insieme del patrimonio genetico presente sul nostro pianeta, ovvero alla enorme varietà di organismi viventi sulla Terra. Un termine purtroppo salito agli onori della cronaca in modo sempre più trasversale, in quanto emblema di un modello di sviluppo e di produzione umana distruttivo verso l’ambiente che la ospita.

Secondo la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il Cibo e l’Agricoltura, dal 1900 a oggi abbiamo perso oltre il 70% della biodiversità agricola complessiva, ovvero più di due terzi di tutte le specie animali e vegetali storicamente usate dall’uomo per alimentarsi. A ritmi altrettanto sostenuti e allarmanti procede l’erosione della biodiversità delle specie non agricole e non allevate, promettendo un mondo in cui la povertà genetica sarà il tratto distintivo del nostro esistere. Non è un caso che per questo periodo storico si sia tornati a utilizzare un’espressione come “estinzione di massa”, solitamente rivolta a ere geologiche passate (per intenderci, l’ultima estinzione di massa risale a 65 milioni di anni fa ed è quella che interessò i dinosauri). Questa volta però, fatto completamente inedito, responsabile unica della tragedia è l’attività umana. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali agisce infatti su due canali primari: da un lato erode gli ecosistemi, occupa spazi vitali storicamente fuori dalla portata dell’uomo antropizzandoli e rendendoli non più adatti alla sopravvivenza di alcune specie che vi prosperavano (e favorendo pericolosissimi salti di specie, come abbiamo drammaticamente vissuto nel caso del Coronavirus, originato proprio dall’improvvisa convivenza forzata tra specie selvatiche e domestiche); dall’altra, il modello produttivo industriale e post-industriale è responsabile dell’emissione di quantità enormi di gas serra che portano il clima a mutare (e il pianeta a riscaldarsi) modificando in maniera irreparabile l’habitat naturale di numerose specie che, dunque, finiscono per estinguersi. Negli ultimi tre decenni, quindi, la parola biodiversità è diventata cruciale per promuovere un modo diverso di gestire il rapporto tra la specie umana e l’ambiente che la ospita. Perdere la biodiversità della Terra non è un’opzione praticabile e, se non si inverte la rotta, non ci aspetta altro che un disastro senza precedenti, in cui l’ultima vittima di quest’ultima estinzione di massa sarà proprio homo sapiens. Questo è il mantra di tutte le associazioni e i movimenti ambientalisti, consapevoli che la biodiversità rappresenta il più grande patrimonio naturale in grado di garantire la sopravvivenza dell’umanità. Su questo punto non c’è dubbio, e tutta la comunità scientifica concorda nell’individuare questa come la battaglia del secolo per assicurare un futuro alla nostra specie.

C’è poi un elemento in più che dovrà tornare a essere patrimonio di tutti […]: la spiritualità. Per troppo tempo in Occidente, dalla tradizione illuminista in poi, abbiamo nutrito l’illusione che l’uomo potesse prescindere dalla spiritualità perché guidato dalla scienza, dal progresso tecnologico, dalla mera ragione. Si è trattato di un errore madornale, perché abbiamo confuso la spiritualità con la religione, abbiamo pensato che tutto ciò che non riguarda il mondo materiale fosse il retaggio di un passato oscurantista e ci siamo preclusi un elemento cardine della definizione di ciò che è umano, ovvero lo slancio verso qualcosa di altro da noi, la ricerca di un disegno universale, di una connessione tra tutti gli esseri umani e tra gli umani e il loro ambiente. La spiritualità è invece un elemento profondamente umano, ne costituisce l’essenza tanto quanto la sessualità, la volontà, il desiderio, lo slancio vitale, la ragione. Da questo punto di vista sono profondamente convinto che la strada per ricostruire un nuovo umanesimo e un nuovo modo di abitare questo pianeta da fratelli non possa prescindere da un’ardente coltivazione della spiritualità. […]

La biodiversità culturale ci insegna a leggere le vicende del mondo con un approccio aperto e umile, a cogliere l’immensità di ciò che modi di vivere diversi dal nostro possono insegnarci e di come la diversità sia la forza per disegnare il nostro futuro. Accanto a questi due punti fermi, spiritualità e intelligenza affettiva potranno costituire le altre due gambe in grado di sostenere il tavolo di un futuro promettente e giusto per tutti. Penso agli innumerevoli esempi luminosi che ci circondano e ci mostrano che si può fare.[…]

IL MERCATO

È da sempre il cuore di Terra Madre, il luogo di incontro fra migliaia di visitatori e produttori da tutto il mondo, la vetrina della straordinaria diversità gastronomica dei cinque continenti: dai pani ai salumi, dai latticini ai prodotti ittici, il Mercato di Terra Madre si presenta con 600 selezionati produttori, tra cui moltissimi Presìdi Slow Food, tutti organizzati per regioni – novità di questa edizione – esempi di un ritrovato equilibrio con la natura, i suoi ritmi e le sue risorse. Per conoscerli basta percorrere la passeggiata tra via Roma e piazza Vittorio Veneto, passando per Piazzetta Reale, Giardini Reali e piazza Castello. Quest’ultima ospita il grande mercato internazionale di Terra Madre, con gli spazi di Slow Food Nippon, Filippine, Austria, Carinzia, Turchia, India e Azerbaigian, molti Presìdi Slow Food, tra cui l’Emmentaler dalla Svizzera, il maiale Euskal Txerria dai Paesi Baschi, le ostriche dai mari di Bretagna e di Charent, e tanti altri produttori dal mondo.

Nello spazio di Slow Food Italia in piazza Castello protagonista è la biodiversità. Qui una grande area espositiva, realizzata con il supporto del Masaf, è dedicata all’Arca del Gusto, con centinaia di prodotti provenienti da tutte le regioni italiane: frutta, verdura, formaggi, pani, dolci, salumi che rappresentano un patrimonio straordinario che rischia di scomparire. Nello stesso spazio è possibile diventare soci di Slow Food Italia, acquistare i libri di Slow Food Editore – tra cui i 18 Atlanti dell’Arca del Gusto, l’inedita enciclopedia della biodiversità con centinaia di prodotti da scoprire e tutelare regione per regione –, oltre che degustare tutto il buono della pizza, nel chiosco di Fulvio Marino. Slow Fiber, sostenitore ufficiale di Slow Food Italia, è invece protagonista con prove pratiche al telaio per raccontare il progetto attraverso le mani di sarte e giovani artigiani. Lo spazio internazionale di Slow Food celebra l’attivismo della rete in tutto il mondo, che a Torino è presente con 1500 delegati provenienti da oltre 120 Paesi, riuniti, oltre che per Terra Madre, anche per l’Assemblea dei Partecipanti della Fondazione Slow Food ETS. Terre Connesse si sviluppa attraverso un’area espositiva con installazioni interattive ed esperienze sensoriali di diverse filiere emblematiche, come caffè e cacao. A completare l’esperienza, l’area workshop dove sono protagonisti cuochi, agricoltori e produttori della rete Slow Food. Lo spazio di Regione Piemonte è animato da un ricco programma di presentazioni e degustazioni con la partecipazione di produttori, consorzi di tutela, associazioni ed enti territoriali, per raccontare progetti di promozione dell’agroalimentare e dell’enogastronomia piemontese con protagonisti principali le DOP in abbinamento ad altri prodotti certificati di qualità. Sempre in piazza Castello, nella sede dell’Archivio di Stato di Torino, progettata e realizzata da Filippo Juvarra nel 1733, si svolgono i Laboratori del Gusto, suddivisi in due sale dedicate rispettivamente alle preparazioni fredde e ai piatti dei cuochi dell’Alleanza Slow Food. Tra piazza Castello e piazza San Carlo, nella Galleria Subalpina, lo storico Caffè Baratti&Milano, dal 1875 luogo di incontro di artisti, filosofi e poeti che ne diventano subito affezionati clienti, ospita gli Appuntamenti a Tavola.

Per toccare con mano tutto il valore della vita vissuta nelle aree di collina e montagna, in piazza San Carlo, adiacente allo spazio Terre Alte, i visitatori possono incontrare i protagonisti della Rete Slow Food dei Castanicoltori, apprendere le tecniche di innesto dei castagneti selvatici e apprezzarne pani e biscotti.

Tutte le reti Slow Food sono presenti a Terra Madre con produttrici e artigiani pronti a raccontare la loro storia e proporre in degustazione materie prime e trasformati, tra cui molti Presìdi Slow Food da ogni angolo della Penisola: Slow Olive, Slow Beans, Slow Grains, Slow Mays e Slow Rice.

Con la rete Slow Olive, la Guida agli extravergini, centinaia di produttori che fanno parte dei Presìdi a tutela degli olivi secolari in Italia, Spagna e Turchia, Slow Food promuove pratiche agroecologiche e valorizza extravergini capaci di esprimere le peculiarità delle cultivar e dei territori.

Slow Beans è l’emblema della biodiversità nella varietà di colture, con decine di produttori dei Presìdi e di comunità che testimoniano il piacere di gusti diversi, legati alle culture gastronomiche dei legumi e dei loro territori.

Slow Grains è formata da produttori e trasformatori che, in tutto il mondo, custodiscono i semi e producono i grani in maniera sostenibile, mulini che macinano a pietra le farine, artigiani che realizzano pane, pasta, pizza e prodotti da forno.

Slow Mays opera a supporto delle varietà di mais tradizionali, selezionate da generazioni di comunità contadine, ingredienti cardine nelle gastronomie di tutto il mondo.

Slow Rice è una rete nata per riportare la biodiversità nelle risaie, superare la monocoltura e introdurre pratiche agroecologiche che permettano di salvaguardare la qualità del suolo e dell’acqua.

Completa il quadro delle reti, presso i Giardini Sambuy, antistanti la stazione ferroviaria di Porta Nuova, l’area incontri e degustazioni dedicata a impollinatori urbani e mieli dei Presìdi Slow Food.

Anche in questa edizione, Terra Madre, con la collaborazione di AMi (Ambasciatori Mieli) e dell’Osservatorio Nazionale Miele, ospita la sezione speciale del concorso Tre Gocce d’Oro I mille mieli, i millefiori.

In piazza San Carlo, trova spazio l’Enoteca di Terra Madre Salone del Gusto, dove assaggiare centinaia di etichette italiane selezionate dalla Banca del Vino e dalla redazione della guida Slow Wine: tra i produttori sono molti gli aderenti alla Slow Wine Coalition, una rete internazionale, aperta e collaborativa con tutti i partecipanti coinvolti nella filiera. Nello stesso contesto è possibile partecipare ai Laboratori del Gusto dedicati al vino, tra etichette storiche e vini iconici. Accanto ai vini dell’Enoteca, le altre Coalition di Slow Food riuniscono le filiere del caffè, del cacao e dei sidri – dagli agricoltori ai consumatori – nella convinzione che la qualità organolettica e le buone pratiche agricole debbano andare di pari passo. Nella sala immersiva delle Gallerie d’Italia si celebrano i 40 anni di storia di Slow Food Italia. In quattro giorni si alternano 40 voci, contadini, cuochi, scienziati, attivisti, giornalisti, filosofi che raccontano un frammento di questa storia comune.

Tra le voci già confermate Massimo Montanari, Lella Costa, Moni Ovadia, Dario Casalini, Luciana Castellina, Paolo Hendel, Max Casacci, Andrea Satta, Stefano Sardo, Gigi Padovani, Eleonora Cozzella, Fulvio Marino, Anna Kauber.

E tra un incontro, una degustazione e un acquisto nel Mercato, niente di meglio di un buon gelato in piazza C.L.N., sede dello spazio di Alberto Marchetti, dove trova casa la Gelateria dei Presìdi con un ricco calendario di Laboratori del Gusto.

In piazza Carlo Alberto, tra il Museo del Risorgimento e il Palazzo che ospita la Biblioteca Nazionale, espongono i Maestri del Gusto di Torino e Provincia, selezionati ogni due anni dalla Camera di commercio di Torino – main partner di Terra Madre –, il Laboratorio Chimico camerale e Slow Food. La guida dedicata al progetto, nato nel 2002, racconta oltre 200 Maestri rappresentati da 26 categorie, in un vero e proprio viaggio per storie, immagini e cartine alla scoperta dell’enogastronomia torinese. Lo spazio istituzionale della Camera di commercio, presenta inoltre un calendario ricco di appuntamenti per scoprire gli artigiani del territorio e la storia gastronomica della città.

Le vie e le piazze di Torino si preparano ad accogliere tanti altri appuntamenti OFF parallelamente a Terra Madre Salone del Gusto per scoprire mestieri, esplorare territori, conoscere tradizioni e assaggiare i sapori della biodiversità: mostre, conferenze, concerti, degustazioni e tanto altro.

CONFERENZE

L’Auditorium Reale Mutua di via Bertola ospita le grandi conferenze di Terra Madre Salone del Gusto, alle quali intervengono autorevoli relatori, nazionali e internazionali, esponenti di diversi settori, dalla cultura alla filosofia, dalla scienza all’economia. Venerdì 25 settembre si apre alle 11 con l’appuntamento dal titolo Natura, spiritualità, biodiversità, un dialogo sulla necessità di ripensare l’atteggiamento dell’uomo che si crede padrone della natura: con la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini, intervengono l’attivista e pacifista indiano-britannico Satish Kumar, il cui pensiero si rifà all’ecologia profonda e all’interconnessione di tutti gli esseri viventi, e Paolo Morley-Fletcher, consulente strategico esperto di leadership consapevole e cambiamento culturale, che di mestiere accompagna individui e organizzazioni desiderosi di intraprendere percorsi di trasformazione profonda.

Il programma prosegue alle 18 con Il gusto del potere. Il giusto del cibo: insieme a Edward Mukiibi, presidente di Slow Food dal 2022, dialogano il ricercatore e documentarista Raj Patel, il cui lavoro tocca da vicino le ingiustizie del cibo e le soluzioni per sistemi più equi e sostenibili, e la sociologa Jessica Duncan, studiosa della politica delle trasformazioni dei sistemi alimentari.

Sabato 26 settembre si apre alle 11 con Le ricette come strumenti di apprendimento. Intervista con Alice Waters, chef, autrice e attivista statunitense, nota soprattutto per aver fondato nel 1971 il ristorante Chez Panisse a Berkeley, in California, e per aver contribuito a diffondere il modello della filiera corta. A partire dall’esperienza del progetto School Supported Agriculture, la conversazione riflette su come il cibo possa aiutare le giovani generazioni a riscoprire il valore degli ecosistemi locali, del patrimonio culturale e dei princìpi del cibo buono, pulito e giusto.

La conferenza Pensa come mangi. Il sapore della resistenza, in programma sabato 26 settembre alle 18, è un inno alla biodiversità, un manifesto contro l’omologazione del gusto. Intervengono il filosofo e giornalista britannico Julian Baggini, che nei suoi lavori esorta a interrogarsi sulle origini di ciò che mangiamo e sugli effetti che questo ha su ambiente, salute, economia e lavoro, la nutrizionista e docente all’Università di Brasilia Elisabetta Recine, attuale presidente del Consiglio nazionale brasiliano per la sicurezza alimentare e nutrizionale, ed Eric Schlosser, giornalista e saggista statunitense, autore del best seller Fast Food Nation, nella sua carriera ha indagato il modo in cui viene prodotto il cibo, anche attraverso il linguaggio documentaristico.

Domenica 27 settembre si apre alle 11 con la conferenza Noi siamo mare. Come rigenerare la biodiversità marina, dedicata al mondo del mare, troppo spesso escluso dalle riflessioni sul futuro del pianeta: la biologa marina inglese Helen Scales, docente all’università di Cambridge e giornalista radiofonica per la Bbc, si confronta con l’ecologo Roberto Danovaro, docente di Marine Ecosystem Restoration al master internazionale IMBRSea all’Università Politecnica delle Marche, su cosa fare per difendere la risorsa marina e la sua biodiversità, tanto ricca quanto ancora poco conosciuta.

Il programma delle conferenze si chiude alle 18 con Terra e pace: la relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo Sofía Monsalve Suárez, il professore di Filosofia del diritto all’Università di Pisa Tommaso Greco e Dali Nolasco Cruz, membro messicano del board internazionale di Slow Food e fondatrice della rete di imprese di economia sociale e solidale di donne indigene Mopampa, si confrontano su come l’agricoltura possa essere un gesto di pace, in quanto atto di fiducia verso il futuro.

Il programma di incontri e conferenze di Terra Madre si arricchisce di molti contributi provenienti dalle connessioni tra molti soggetti delle istituzioni, delle aziende e del mondo della ricerca scientifica e dal dibattito sui grandi temi legati alle politiche alimentari. Nel Museo del Risorgimento trovano spazio i lavori dedicati alle food policy urbane, dagli sprechi alimentari all’agricoltura sociale, dai mercati contadini alla ristorazione collettiva, dal contrasto alle povertà alimentari al diritto al cibo in città. In questo contesto viene ospitata la tappa torinese degli Stati Generali della Cooperazione internazionale degli enti locali organizzati insieme alla Città di Torino.

Nello stesso spazio, prendono forma i progetti finanziati di Fondazione Slow Food ETS e di Slow Food Italia; le attività di Slow Food in Azione e un convegno sulla centralità delle mense scolastiche come strumento di educazione alimentare, che Slow Food realizza in collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e la Città di Torino.

Il Cinema Centrale in via Carlo Alberto è la sede del programma di Sloweb, dal titolo Rallenta il tuo ritmo digitale. Ritrova il gusto di navigare che esprime l’idea di riprendere il controllo, anche nel digitale, delle proprie scelte: a casa, a scuola, in azienda, nelle comunità ed è il frutto della collaborazione tra Slow Food e Sloweb, fondata nel 2017 a Torino per promuovere l’uso responsabile degli strumenti digitali. Tra le prime iniziative in collaborazione anche l’adeguamento del sito di Terra Madre a basso consumo energetico e ad alta efficienza di servizio.

La Sala Carpanini di Palazzo Civico ospita “INTO THE WOOL”: un viaggio nel mondo della lana tra sostenibilità e [bio]diversità”, una tavola rotonda organizzata dall’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE). L’incontro propone un confronto multidisciplinare tra ricerca, istituzioni, imprese e organizzazioni di settore, con l’obiettivo di approfondire le sfide e le opportunità che interessano oggi la filiera della lana e di favorire il dialogo e la condivisione di strategie innovative per valorizzare questa risorsa. L’evento è organizzato nell’ambito del progetto MARLAINE, finanziato dal Programma Interreg Italia–Francia Marittimo, con il coordinamento scientifico e organizzativo del CNR IBE, capofila del progetto, in collaborazione con Slow Food. Il progetto individua nel confronto europeo uno degli strumenti fondamentali per favorire il dialogo tra i diversi ambiti attraverso cui si sviluppa la filiera della lana: il settore agricolo, la ricerca, la manifattura, il design e la cultura.

Piazza Castello ospita invece lo spazio di Slow Food Italia dove è protagonista la biodiversità. L’Arca del Gusto raccoglie oggi 1204 prodotti da tutta Italia. Ed è qui che approda il Viaggio dell’Arca del Gusto, il progetto Slow Food in Azione: Un’Altra Idea di Mondo di Slow Food Italia, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione generale del terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese, che prevede un percorso in 10 tappe in altrettante regioni italiane in cui studenti, insegnanti e attivisti degli Orti Slow Food a scuola e nelle comunità segnalano un prodotto da far salire sull’Arca del Gusto. Terra Madre è la quinta tappa che, insieme ai primi prodotti segnalati, espone la grande arca in feltro nata dalla collaborazione tra Filo&Fibra e l’artista Edoardo Malagigi, staffetta simbolica e tangibile di questo viaggio.

Su https://2026.terramadresalonedelgusto.com i primi eventi su prenotazione

 

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