Domenica 8 settembre torno a
consigliarvi una bella visita al Castello Ducale di Agliè, a
due passi da Torino. Perchè avrete la possibilità di partecipare a
due eventi davvero spassosi.
Alle ore 11 e alle ore 15,
nell'ambito di Palchi Reali 2019, la Fondazione Teatro
Ragazzi e Giovani Onlus proporrà infatti due visite
teatralizzate, insieme agli attori Pasquale Buonarota e
Alessandro Pisci e la partecipazione di Francesca Riva.
Nelle auliche sale del palazzo si contrapporranno due figure di
diverse epoche: dal Seicento il Conte Filippo e dall'Ottocento Re
Carlo Felice. Le discussioni sul passato nobile delle loro casate
verranno disturbate dapprima da un bizzarro visitatore, grande
ammiratore del Conte Filippo d’Agliè, poi da una giovane donna,
che dirà la sua nel tentativo di correggere i pettegolezzi e i
pregiudizi che travolgono le grandi figure femminili chiamate in
causa dalla storia della residenza ducale. Il pubblico sarà invitato
a prendere parte alla discussione ora come spettatore, ora come
interprete.
Informazioni: tel. 0124330102,
e-mail pm-pie.aglie@beniculturali.it
UN
PIZZICO DI STORIA...
Il nucleo
originario del Castello di Agliè fu probabilmente fatto
edificare nel XII secolo dalla casata dei San Martino, famiglia
nobile originaria del Canavese. Conservò fino al 1600 l’aspetto di
forte medievale con mura e fossato, circondato da edifici rurali. I
primi interventi di riammodernamento risalgono alla metà del secolo
per volontà di Filippo di San Martino. Questi era un uomo colto,
vissuto a Roma nell’entourage del Cardinal Maurizio ed era uno dei
membri dell’Accademia dei Solinghi. Conobbe i duchi di Savoia e,
dopo la morte di Vittorio Amedeo I, divenne consigliere dell’allora
Madama Reale Cristina di Francia. In qualità di Sovraintendente
delle Finanze, diresse la costruzione del castello del Valentino e
soprattutto affidò al Castellamonte la ristrutturazione del palazzo
di Agliè a partire della facciata, prevedendo però anche interventi
sugli esterni. Venne realizzata così la cappella di San Massimo, i
cui stucchi e le sculture per l’altare si devono a Francesco da
Cremona. La morte dell’architetto fu causa dell’interruzione dei
lavori, che rimasero così incompleti.
Nel 1764
i Savoia acquistarono dai conti di San Martino l’intera proprietà
e procedettero ad ulteriori opere di riqualificazione su progetto di
Ignazio Birago di Borgaro. Anche in questa circostanza il borgo
limitrofo fu oggetto dell’opera di rinnovamento. Si ricorda in
particolare la costruzione dell’attigua chiesa, collegata al
palazzo da una galleria. La realizzazione della statuaria fu affidata
a Ignazio e Filippo Collino, mentre gli stucchi furono realizzati da
Giuseppe Bolina.
Furono inoltre risistemati i giardini all’italiana, estesi su una superfici di circa 320.000 mq, che contornavano l’edificio su tre lati. All’ingresso una splendida fontana realizzata dai Collino, raffigurante la Dora Baltea che si getta nel Po.
Furono inoltre risistemati i giardini all’italiana, estesi su una superfici di circa 320.000 mq, che contornavano l’edificio su tre lati. All’ingresso una splendida fontana realizzata dai Collino, raffigurante la Dora Baltea che si getta nel Po.
Durante la
dominazione napoleonica il palazzo divenne un ricovero per mendicanti
e il parco venne diviso per farne terreni agricoli. Con la
Restaurazione i Savoia poterono riappropriarsi del castello e Carlo
Felice diede inizio ad una nuova opera di ristrutturazione, che
riguardò essenzialmente gli interni e gli arredi e che fu affidata a
Michele Borda di Saluzzo. In particolare lo scultore Giacomo Spalla
allestì la sala Tuscolana, che ospita ancora oggi i reperti
ritrovati in una villa di Frascati. La Galleria delle Tribune ospita
i dipinti dei cavalieri dell’ordine dell’Annunziata, realizzati
tra il 1845 e il 1847 in prevalenza dal pittore astigiano
Michelangelo Pittatore.
Nel 1830 seguì anche un intervento sui giardini, ridisegnati secondo il gusto romantico ad opera dello stesso Xavier Kurten, che aveva operato già nel parco del castello Racconigi.
Nel 1849 la proprietà passò a Carlo Alberto, il quale la cedette al figlio Ferdinando, duca di Genova. Per favorire gli spostamenti dei duchi era stata attivata nel 1887. la piccola stazione di Ozegna, sull’asse Rivarolo-Castellamonte, dotata di un'apposita saletta di attesa detta “reale”. La struttura è rimasta in funzione fino al 1986. Nel 1939 il nuovo proprietario, il duca Tommaso di Genova, vendette il palazzo allo stato italiano.
Nel 1830 seguì anche un intervento sui giardini, ridisegnati secondo il gusto romantico ad opera dello stesso Xavier Kurten, che aveva operato già nel parco del castello Racconigi.
Nel 1849 la proprietà passò a Carlo Alberto, il quale la cedette al figlio Ferdinando, duca di Genova. Per favorire gli spostamenti dei duchi era stata attivata nel 1887. la piccola stazione di Ozegna, sull’asse Rivarolo-Castellamonte, dotata di un'apposita saletta di attesa detta “reale”. La struttura è rimasta in funzione fino al 1986. Nel 1939 il nuovo proprietario, il duca Tommaso di Genova, vendette il palazzo allo stato italiano.
Per le sue peculiarità, è stato scelto come location di film e serie televisive come Elisa di Rivombrosa, La Bella e la Bestia e Maria José.
Leggende
locali raccontano che il castello di Agliè abbia ospitato le spoglie
di re Arduino, morto nel 1015. Nonostante una scomunica ricevuta dal
vescovo di Ivrea, i suoi resti erano conservati sotto l’altare
maggiore della basilica di Fruttuaria. Nel 1600 l’allora Abate,
cardinale Ferrero, decise di violare il sepolcro e di seppellire le
ossa in terra sconsacrata. Filippo di San Martino, che vantava
lontane discendenze proprio da re Arduino, saputo dei fatti, fece
trasportare i suoi resti presso il castello di Agliè, ove rimasero
fino al 1674, quando il palazzo passò ai Savoia. Affinché la
cassetta con i resti non venisse dispersa, la marchesa Cristina di
Saluzzo la trafugò e la nascose presso il castello di Masino. Le
ossa del sovrano sarebbero ancora custodite nella cappella del
castello.
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