Fino al 12 gennaio 2020 il MAO Museo d’Arte Orientale (via San Domenico 11, Torino) mette in mostra una quarantina di piccoli reperti, tra cui ceramiche, terrecotte, vetri e oggetti d’uso comune rinvenuti nelle città di Seleucia e Coche, in Mesopotamia Centrale. L'esposizione "Sulle sponde del Tigri. Suggestioni dalle collezioni archeologiche del MAO", curata da Vito Messina, Alessandra Cellerino ed Enrico Foietta, con la collaborazione di Claudia Ramasso, si propone infatti di mettere in dialogo la produzione di età ellenistico-partica, proveniente dal sito di Seleucia, con quella sasanide di Coche.
La Mesopotamia Centrale, ben prima della fondazione di Baghdad, nei molti secoli che intercorsero tra l'impresa di Alessandro Magno e l’avvento dell’Islam, fu il
centro nevralgico di una rete commerciale che univa il Mediterraneo alla
Cina e che vide nascere alcune tra le maggiori città dell'epoca. La
prima capitale fondata in quel luogo fu, alla fine del IV secolo a.C., Seleucia al Tigri, metropoli estesa quanto Torino nel Settecento, alla quale seguì, sull’altra sponda del fiume, la mitica Ctesifonte, poi integrata nel III secolo d.C. con la città rotonda di Coche (o Veh Ardashir). Questi due poli d’attrazione sulle sponde opposte del Tigri rivaleggiarono e prosperarono per secoli, alternandosi nel reggere le sorti di imperi che furono la controparte di Roma.
Le collezioni del MAO provenienti da Seleucia e Coche sono praticamente le uniche esistenti insieme a quelle del Kelsey Museum di Ann Arbor (Michigan) e dell’Iraq Museum di Baghdad; provengono dalle strutture abitative emerse dagli scavi che il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia effettuò in loco a partire dal 1964. Ora vengono esposte grazie al progetto Collezioni (in)visibili del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino finanziato dalla Fondazione CRT: una rara occasione offerta al pubblico per confrontarsi con la storia di quelle grandi e poco conosciute città, e dei Torinesi che le hanno riscoperte.
Durante il periodo di apertura dell’esposizione sono inoltre previste conferenze e attività dedicate a scuole e famiglie mirate ad avvicinare bambini e ragazzi al lavoro dell’archeologo e alla lavorazione dell’argilla.
Maggiori nfo su www.maotorino.it
La Mesopotamia Centrale, ben prima della fondazione di Baghdad, nei molti secoli che intercorsero tra l'impresa di Alessandro Magno e l’avvento dell’Islam, fu il
centro nevralgico di una rete commerciale che univa il Mediterraneo alla
Cina e che vide nascere alcune tra le maggiori città dell'epoca. La
prima capitale fondata in quel luogo fu, alla fine del IV secolo a.C., Seleucia al Tigri, metropoli estesa quanto Torino nel Settecento, alla quale seguì, sull’altra sponda del fiume, la mitica Ctesifonte, poi integrata nel III secolo d.C. con la città rotonda di Coche (o Veh Ardashir). Questi due poli d’attrazione sulle sponde opposte del Tigri rivaleggiarono e prosperarono per secoli, alternandosi nel reggere le sorti di imperi che furono la controparte di Roma.Le collezioni del MAO provenienti da Seleucia e Coche sono praticamente le uniche esistenti insieme a quelle del Kelsey Museum di Ann Arbor (Michigan) e dell’Iraq Museum di Baghdad; provengono dalle strutture abitative emerse dagli scavi che il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia effettuò in loco a partire dal 1964. Ora vengono esposte grazie al progetto Collezioni (in)visibili del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino finanziato dalla Fondazione CRT: una rara occasione offerta al pubblico per confrontarsi con la storia di quelle grandi e poco conosciute città, e dei Torinesi che le hanno riscoperte.
Durante il periodo di apertura dell’esposizione sono inoltre previste conferenze e attività dedicate a scuole e famiglie mirate ad avvicinare bambini e ragazzi al lavoro dell’archeologo e alla lavorazione dell’argilla.
Maggiori nfo su www.maotorino.it


Nessun commento:
Posta un commento