Promessa
mantenuta. Come era stato annunciato lo scorso marzo durante una
conferenza stampa ai Musei Reali, ai primi di novembre, precisamente
da martedì 5, apre le porte al pubblico la casa-studio di Carol Rama
in via Napione 15, a due passi dal fiume Po. In
questa mansarda, in cui Carol visse per più di 70 anni, sono ancora
custoditi numerosi oggetti che raccontano la sua passione e la
sua creatività.
Tutto è rimasto come quando la pittrice mancò il
24 settembre 2015, essendo vincolata dal 2016 dalla Sovrintendenza
come studio d'artista. L'alloggio è stato rilevato nel 2019 dalla
Fondazione Sardi per l'Arte, che l'ha acquistato dagli eredi per poi
cederlo in comodato all'Archivio Carol Rama, che dal 2010 valorizza e
tutela l'immagine e l'operato dell'artista.
Entrare
nella casa di Carol Rama genera sensazioni difficili da esprimere. Le
stanze, volutamente tenute poco illuminate come piaceva alla
proprietaria, che in questo piccolo mondo si isolava per immergersi
nelle sue produzioni, sono stracolme di oggetti da collezione e
memorabilia, in cui si possono osservare alcune delle sue opere e
quelle di artisti da lei frequentati, come Man Ray, Andy Warhol e
Felice Casorati, affiancate ad oggetti del suo quotidiano: foto di
eventi e persone, materiali da lavoro, oggetti di famiglia e ricordi
collezionati negli anni.
Le
visite si effettueranno solo su prenotazione in gruppi di massimo
quattro persone, con una guida dell’Archivio Carol Rama che
si occuperà della gestione degli spazi. I giorni stabiliti sono il
martedì e il giovedì alle 15, alle 16,30 e alle 18, mentre il
sabato (per due sabati al mese non consecutivi) saranno alle 10, alle
11,30, alle 15, alle 16,30 e alle 18.
La
Fondazione Sardi per l’Arte sta inoltre supportando l’Archivio
Carol Rama nella produzione del
catalogo ragionato dell’artista a cui il Comitato scientifico
dell’Archivio sta lavorando assiduamente e in assoluta autonomia.
Da ricordare anche la pubblicazione del volume Il
magazzino dell’anima,
realizzato quando ancora l’artista era in vita, che comprende una
nutrita serie di immagini della casa studio e un testo storico.
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Biografia
di Carol Rama
Nata
a Torino nel 1918, Carol Rama inizia a dipingere ancora
adolescente senza alcuna formazione accademica, ma sostenuta nella
sua passione da alcuni incontri fondamentali, primo fra tutti Felice
Casorati. Molti i rapporti con amici intellettuali da cui trae
informazioni, conoscenze, stimoli: dal poeta Edoardo Sanguineti al
musicologo torinese Massimo Mila, dal pittore Albino Galvano
all’architetto Carlo Mollino, dal critico Paolo Fossati al
collezionista Carlo Monzino, da Luciano Berio a Eugenio Montale, per
citarne alcuni. Il gallerista Luciano Anselmino la mette in contatto,
a inizio anni settanta, con Andy Warhol e Man Ray, con cui avvierà
un intenso rapporto.
Dalla
sua adolescenza fa della pittura una pratica ininterrotta, un filtro
attraverso cui elaborare oggetti, situazioni, persone della
quotidianità e convertirli in arte.
Sempre aggiornata sulle varie tendenze artistiche, ma con grande autonomia di lavoro, sviluppa nel corso del ventesimo secolo un percorso tutto personale, adottando via via materiali, temi e stili diversi.
Sempre aggiornata sulle varie tendenze artistiche, ma con grande autonomia di lavoro, sviluppa nel corso del ventesimo secolo un percorso tutto personale, adottando via via materiali, temi e stili diversi.
Negli
acquerelli degli anni trenta e quaranta la rudezza e la scabrosità
dei soggetti è decantata nell’eleganza compositiva del quadro.
Eseguiti a cavallo dei suoi vent’anni, con noncuranza verso
benpensanti e mode artistiche, questi lavori già denotano grande
maturità tecnica e d’ideazione.
Negli
anni che precedono lo scoppio della guerra l’artista si accosta
anche alla pittura a olio, con dense paste di colore e soggetti
spesso non tradizionali. La sperimentazione continua: agli stessi
anni quaranta risale l’interesse per l’incisione che si
concretizzerà nella splendida serie delle “Parche”. Interesse
che rispunta con freschezza inaudita verso la fine degli anni
novanta.
Dopo
un’esperienza astrattista negli anni cinquanta all’interno del
gruppo torinese del Mac (Movimento d’Arte Concreta), Carol Rama
attua negli anni sessanta una svolta decisiva: su macchie di colore
di derivazione informale sono applicati oggetti d’uso quali
strumenti medicali, trucioli metallici, occhi di bambola. L’oggetto
è inserito, nella sua fisicità, nel dipinto, diventa colore e forma
del quadro pur rimanendo “cosa”. La pittrice inaugura la
splendida serie dei “bricolage”, così cari all’amico Edoardo
Sanguineti, che su di essi ha scritto pagine memorabili.Negli anni settanta, sostenuta da colui che sarà il suo gallerista per i decenni successivi, Giancarlo Salzano, un nuovo materiale entra a far parte della composizione pittorica: camere d’aria segnate dall’uso e guarnizioni in gomma sono utilizzate in sostituzione del colore e incollate su tele monocrome, pur conservando tutta l’incisività dell’essere materia (gomma come pelle e carne, gomma come ricordo dell’attività aziendale del padre). In alcuni quadri, poi, l’evidenza del materiale è maggiore: le camere d’aria non sono appiattite sulla tela ma sono lasciate pendere, con naturalezza, da un gancio in metallo.
Nel
1979 espone per la prima volta alla galleria Martano di Torino gli
acquerelli realizzati una quarantina d’anni prima, poi scelti
l’anno seguente da Lea Vergine per la mostra itinerante sulle
grandi artiste del Novecento, L’altra metà dell’avanguardia.
Sempre Lea Vergine le cura nel 1985 la prima ampia mostra antologica
in spazio pubblico al Sagrato del Duomo di Milano, allestita da
Achille Castiglioni.
A
partire dagli anni ottanta l’artista ritorna alla figurazione e
realizza mirabili quadri in cui dipinge figure e animali fantastici
su carte prestampate, prima traccia da cui muovere il proprio
immaginario, con grande varietà di materiali e di soggetti: disegni
tecnici di architetti e ingegneri usati come supporto, spesso
capovolti rispetto al verso dell’opera finita, col risultato di un
prezioso contrasto tra la linearità e la precisione del foglio a
stampa e il segno sicuro ma mosso delle sue figure.
Mostre
pubbliche, come la sala personale alla 45. Biennale di Venezia nel
1993 a cura di Achille Bonito Oliva allestita dall’amico Corrado
Levi e l’antologica allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1998, poi
all’ICA di Boston) a cura di Maria Cristina Mundici, ne avviano la
conoscenza internazionale. Il grande riconoscimento pubblico sul
suolo italiano le arriva nel 2003, quando le viene conferito il Leone
d’oro alla carriera in occasione della 50° Biennale di Venezia. Nel
2004 anche la sua città natale le dedica un’ampia antologica
presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (poi al Mart di Rovereto
e al Baltic Museum di Gateshead) a cura di Guido Curto. Seguono altre
importanti mostre, tra le quali nel 2008 l’antologica al Palazzo
Ducale di Genova a cura di Marco Vallora.
Nel
gennaio 2010, su segnalazione dell’Accademia Nazionale di San Luca,
Carol Rama, rappresentata da Corrado Levi, riceve il prestigioso
Premio Presidente della Repubblica da Giorgio Napolitano. Nel
2014 inaugura al MACBA di Barcellona un’importante mostra
monografica, a cura di Teresa Grandas, Beatriz Preciado e Anne
Dressen, poi allestita al Musée d’art moderne de la ville de Paris
(MAMVP), a Helsinki (EMMA), a Dublino (IMMA) e, da ottobre 2016, alla
GAM di Torino. Il consenso internazionale è ulteriormente
consolidato, nel 2017, dall’ampia personale tenutasi al New Museum
di New York, a cura di Helga Christoffersen e Massimiliano Gioni.
Il
suo ultimo lavoro conosciuto è del 2007 e chiude una intensa
carriera durata oltre settant’anni. Muore nella sua casa studio il
24 settembre 2015.



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