mercoledì 23 ottobre 2019

CAROL RAMA: la casa-studio di via Napione a Torino apre finalmente al pubblico grazie a Fondazione Sardi per l'Arte e Archivio Carol Rama


Promessa mantenuta. Come era stato annunciato lo scorso marzo durante una conferenza stampa ai Musei Reali, ai primi di novembre, precisamente da martedì 5, apre le porte al pubblico la casa-studio di Carol Rama in via Napione 15, a due passi dal fiume Po. In questa mansarda, in cui Carol visse per più di 70 anni, sono ancora custoditi numerosi oggetti che raccontano la sua passione  e la sua creatività. 

Tutto è rimasto come quando la pittrice mancò il 24 settembre 2015, essendo vincolata dal 2016 dalla Sovrintendenza come studio d'artista. L'alloggio è stato rilevato nel 2019 dalla Fondazione Sardi per l'Arte, che l'ha acquistato dagli eredi per poi cederlo in comodato all'Archivio Carol Rama, che dal 2010 valorizza e tutela l'immagine e l'operato dell'artista. 

Entrare nella casa di Carol Rama genera sensazioni difficili da esprimere. Le stanze, volutamente tenute poco illuminate come piaceva alla proprietaria, che in questo piccolo mondo si isolava per immergersi nelle sue produzioni, sono stracolme di oggetti da collezione e memorabilia, in cui si possono osservare alcune delle sue opere e quelle di artisti da lei frequentati, come Man Ray, Andy Warhol e Felice Casorati, affiancate ad oggetti del suo quotidiano: foto di eventi e persone, materiali da lavoro, oggetti di famiglia e ricordi collezionati negli anni.

Le visite si effettueranno solo su prenotazione in gruppi di massimo quattro persone, con una guida dell’Archivio Carol Rama che si occuperà della gestione degli spazi. I giorni stabiliti sono il martedì e il giovedì alle 15, alle 16,30 e alle 18, mentre il sabato (per due sabati al mese non consecutivi) saranno alle 10, alle 11,30, alle 15, alle 16,30 e alle 18. 
 
La Fondazione Sardi per l’Arte sta inoltre supportando l’Archivio Carol Rama nella produzione del catalogo ragionato dell’artista a cui il Comitato scientifico dell’Archivio sta lavorando assiduamente e in assoluta autonomia. Da ricordare anche la pubblicazione del volume Il magazzino dell’anima, realizzato quando ancora l’artista era in vita, che comprende una nutrita serie di immagini della casa studio e un testo storico.

Informazioni e prenotazioni (a partire da novembre):
351 6136011


Biografia di Carol Rama

Nata a Torino nel 1918, Carol Rama inizia a dipingere ancora adolescente senza alcuna formazione accademica, ma sostenuta nella sua passione da alcuni incontri fondamentali, primo fra tutti Felice Casorati. Molti i rapporti con amici intellettuali da cui trae informazioni, conoscenze, stimoli: dal poeta Edoardo Sanguineti al musicologo torinese Massimo Mila, dal pittore Albino Galvano all’architetto Carlo Mollino, dal critico Paolo Fossati al collezionista Carlo Monzino, da Luciano Berio a Eugenio Montale, per citarne alcuni. Il gallerista Luciano Anselmino la mette in contatto, a inizio anni settanta, con Andy Warhol e Man Ray, con cui avvierà un intenso rapporto.
Dalla sua adolescenza fa della pittura una pratica ininterrotta, un filtro attraverso cui elaborare oggetti, situazioni, persone della quotidianità e convertirli in arte.
Sempre aggiornata sulle varie tendenze artistiche, ma con grande autonomia di lavoro, sviluppa nel corso del ventesimo secolo un percorso tutto personale, adottando via via materiali, temi e stili diversi.
Negli acquerelli degli anni trenta e quaranta la rudezza e la scabrosità dei soggetti è decantata nell’eleganza compositiva del quadro. Eseguiti a cavallo dei suoi vent’anni, con noncuranza verso benpensanti e mode artistiche, questi lavori già denotano grande maturità tecnica e d’ideazione.
Negli anni che precedono lo scoppio della guerra l’artista si accosta anche alla pittura a olio, con dense paste di colore e soggetti spesso non tradizionali. La sperimentazione continua: agli stessi anni quaranta risale l’interesse per l’incisione che si concretizzerà nella splendida serie delle “Parche”. Interesse che rispunta con freschezza inaudita verso la fine degli anni novanta.
Dopo un’esperienza astrattista negli anni cinquanta all’interno del gruppo torinese del Mac (Movimento d’Arte Concreta), Carol Rama attua negli anni sessanta una svolta decisiva: su macchie di colore di derivazione informale sono applicati oggetti d’uso quali strumenti medicali, trucioli metallici, occhi di bambola. L’oggetto è inserito, nella sua fisicità, nel dipinto, diventa colore e forma del quadro pur rimanendo “cosa”. La pittrice inaugura la splendida serie dei “bricolage”, così cari all’amico Edoardo Sanguineti, che su di essi ha scritto pagine memorabili.
Negli anni settanta, sostenuta da colui che sarà il suo gallerista per i decenni successivi, Giancarlo Salzano, un nuovo materiale entra a far parte della composizione pittorica: camere d’aria segnate dall’uso e guarnizioni in gomma sono utilizzate in sostituzione del colore e incollate su tele monocrome, pur conservando tutta l’incisività dell’essere materia (gomma come pelle e carne, gomma come ricordo dell’attività aziendale del padre). In alcuni quadri, poi, l’evidenza del materiale è maggiore: le camere d’aria non sono appiattite sulla tela ma sono lasciate pendere, con naturalezza, da un gancio in metallo.
Nel 1979 espone per la prima volta alla galleria Martano di Torino gli acquerelli realizzati una quarantina d’anni prima, poi scelti l’anno seguente da Lea Vergine per la mostra itinerante sulle grandi artiste del Novecento, L’altra metà dell’avanguardia. Sempre Lea Vergine le cura nel 1985 la prima ampia mostra antologica in spazio pubblico al Sagrato del Duomo di  Milano, allestita da Achille Castiglioni.
A partire dagli anni ottanta l’artista ritorna alla figurazione e realizza mirabili quadri in cui dipinge figure e animali fantastici su carte prestampate, prima traccia da cui muovere il proprio immaginario, con grande varietà di materiali e di soggetti: disegni tecnici di architetti e ingegneri usati come supporto, spesso capovolti rispetto al verso dell’opera finita, col risultato di un prezioso contrasto tra la linearità e la precisione del foglio a stampa e il segno sicuro ma mosso delle sue figure.
Mostre pubbliche, come la sala personale alla 45. Biennale di Venezia nel 1993 a cura di Achille Bonito Oliva allestita dall’amico Corrado Levi e l’antologica allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1998, poi all’ICA di Boston) a cura di Maria Cristina Mundici, ne avviano la conoscenza internazionale. Il grande riconoscimento pubblico sul suolo italiano le arriva nel 2003, quando le viene conferito il Leone d’oro alla carriera in occasione della 50° Biennale di Venezia. Nel 2004 anche la sua città natale le dedica un’ampia antologica presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (poi al Mart di Rovereto e al Baltic Museum di Gateshead) a cura di Guido Curto. Seguono altre importanti mostre, tra le quali nel 2008 l’antologica al Palazzo Ducale di Genova a cura di Marco Vallora.
Nel gennaio 2010, su segnalazione dell’Accademia Nazionale di San Luca, Carol Rama, rappresentata da Corrado Levi, riceve il prestigioso Premio Presidente della Repubblica da  Giorgio Napolitano. Nel 2014 inaugura al MACBA di Barcellona un’importante mostra monografica, a cura di Teresa Grandas, Beatriz Preciado e Anne Dressen, poi allestita al Musée d’art moderne de la ville de Paris (MAMVP), a Helsinki (EMMA), a Dublino (IMMA) e, da ottobre 2016, alla GAM di Torino. Il consenso internazionale è ulteriormente consolidato, nel 2017, dall’ampia personale tenutasi al New Museum di New York, a cura di Helga Christoffersen e Massimiliano Gioni.
Il suo ultimo lavoro conosciuto è del 2007 e chiude una intensa carriera durata oltre settant’anni. Muore nella sua casa studio il 24 settembre 2015.



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