In
attesa che il Torino Film Festival torni con la 37° edizione dal 22
al 30 novembre 2019, sono state fatte le prime anticipazioni su quali
saranno i film selezionati per la sezione documentari, che verrà
dedicata al concetto di “desiderio”, che in latino significa
letteralmente “fissare attentamente le stelle”.
Giocando
un po' sullo spazio tra “DE” e “SIDERÀRE”, ossia tra il
guardare le stelle e l’assenza di stelle dal cielo che si sta
guardando, l'attenzione del TFF si riferirà al cielo inteso
idealmente come schermo su cui saranno proiettati i film di
TFFdoc/desiderio, partendo dall'assassinio che De Sade fa del
desiderio nel film di Albert Serra, LIBERTÈ. La
realizzazione del desiderio elimina quello spazio tra prefisso e
suffisso che permette alla libertà di esistere. In quello spazio, su
quello schermo, agiranno durante il Torino Film Festival la
determinazione capace di travolgere i generi di INDIANARA
diretto da Aude Chevalier-Beaumel e Marcelo Barbosa; gli sguardi
curiosi, surreali e insolenti di DELPHINE ET CAROLE, INSOUMUSES
diretto da Callisto McNulty; i canti d’amore degli uomini di LONELY
RIVERS diretto da Mauro Herce e dell’asino Yoda negli HOLY
DAYS diretto da Narimane Mari; la tensione verso un’Europa
che non è mai esistita in HEIMAT IST EIN RAUM AUS ZEIT diretto
da Thomas Heise; il desiderio infinito di fidarsi dell’Altro che
pervade MI SONO INNAMORATO DI PIPPA BACCA diretto da
Simone Manetti.
Eccovi l'elenco dei film:
Delphine
Seyrig e Carole Roussopoulos si incontrano nel 1974 a Parigi.
Carole
aveva comprato la seconda videocamera arrivata in Francia nel 1969
(la prima se l’è accaparrata Godard), è impegnata politicamente
documentando le lotte politiche del nascente Front Homosexuel
d’Action Revolutionnaire o del Black Panther Party. Delphine è
l’icona di Baci rubati (François Truffaut), di Pelle
d’Asino (Jacques Démy) e di Jeanne Dielman (Chantal
Akerman). Insieme, videocamera in mano, ingaggeranno battaglie
radicali con insolenza, gioia, intransigenza e infinita ironia.
HEIMAT
IST EIN RAUM AUS ZEIT di Thomas Heise (Germania/Austria, 2019,
218‘)
La
storia di una famiglia attraversa il Novecento e si spinge all’inizio
del XXI secolo. Una storia fatta di parole e silenzi, di primi amori
e felicità perdute, di padri e madri, di figli e fratelli, di ferite
e gioie, in un paesaggio, quello della Germania, sempre in
transizione, da Est a Ovest, attraversato da desideri di mondi
possibili mai realizzati.
HOLY
DAYS di Narimane Mari (Algeria/Francia, 2019, 40’)
Michel,
Saadi, Bilio, l’asino Yoda, delle scimmie, Julia. La natura gioca
con la morte e un cinema originario si fa gesto d’amore capace di
arrestarla. La regista di Les Haricots rouges (TFF2013) e di
Le Fort des fous (TFF2017) cerca le origini del cinema e del
desiderio.
Indianara
definisce se stessa una “puttana parlamentare, atea, anarchica e
vegana”. Nata come Sergio Siqueira, decide molto presto di
diventare donna e inventa il suo nome in omaggio alle origini
indigene di sua madre e a Nara, un’amica transgender che la
sostiene. Rivoluzionaria inclassificabile, fondatrice e animatrice di
Casa Nem, un centro di accoglienza e sostegno per transgender
a Rio de Janeiro, consigliera comunale insieme Marielle Franco,
Indianara continua la sua lotta contro pregiudizi e il machismo nel
Brasile di Bolsonaro.
LIBERTÈ
di Albert Serra (Francia/Spagna/Portogallo, 2019, 132’)
1774,
un gruppo di nobili libertini francesi in fuga dall’oscurantista
Luigi XVI si ritrova in una radura tra Potsdam e Berlino e cerca
l’aiuto e la protezione del Duca di Walchen (Helmut Berger), grande
seduttore e libero pensatore, nel tentativo di venire accettati alla
corte di Federico II di Prussia. Il loro scopo è quello di trovare
un terreno fertile al libertinismo illuminista e un luogo dove il
desiderio non sia costretto a seguire nessun’altra regola se non
quella del piacere. Premio Speciale della Giuria di Un Certain Regard
al Festival di Cannes. Albert Serra torna al Torino Film Festival
dove vinse il Premio per il Miglior Film nel 2006 con il suo esordio
al lungometraggio Honor de cavalleria.
Alcuni
uomini di età differenti si ritrovano in una stanza. Non sappiamo
chi siano, né dove siano, né perché siano lì. Cantano. “Oh, my
love, my darling / I've hungered for your touch / A long, lonely time
/ And time goes by so slowly / And time can do so much…”
Mauro
Herce aveva presentato in concorso a TFFdoc nel 2015 Dead Slow
Ahead.
MI
SONO INNAMORATO DI PIPPA BACCA di Simone Manetti (Italia, 2019,
76’)
Due donne, due
artiste in abito da sposa. Un viaggio fino a Gerusalemme attraverso i
paesi sconvolti dalle guerre. 6000 km da percorrere in autostop, per
celebrare il matrimonio tra i popoli e dimostrare che dando fiducia
al prossimo si riceve solo bene. Questo era l'intento di Pippa Bacca
e Silvia Moro quando, l’8 marzo del 2008, sono partite da Milano
con l'obiettivo di mettere in scena una performance nel segno della
pace. Una performance artistica interrotta tragicamente dalla
scomparsa di una delle due spose.




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