Fino al 12 gennaio 2020 la Palazzina di Caccia di
Stupinigi ospita “Vivian Maier – In her own hands”,
mostra fotografica che raccoglie scatti inediti, scoperti
solo dopo la morte della fotografa statunitense. La mostra,
organizzata dalla Associazione culturale Dreams, con il coordinamento
operativo di Next Exhibition, illustra quanto scoperto solo di
recente, nel 2007,
da John Maloof, giovane
americano figlio di un rigattiere. Maloof, volendo fare una ricerca
sulla città di Chicago, comprò all’asta per pochi soldi un box
colmo di oggetti vari. Al suo interno trovò numerosi negativi e
rullini ancora da sviluppare: erano le foto scattate da Vivian Maier.
Circa 100 di questi scatti inediti, selezionati dalla curatrice Anne Morin, accompagneranno il visitatore nel viaggio che lo porterà a conoscere un’esponente di spicco della street photography. Durante le sue giornate libere e le vacanze, la Maier amava scattare foto nelle strade di grandi città come New York, Chicago e Los Angeles.
Uno sguardo sottile e un punto di vista acuto per ritrarre la strada, le persone, gli oggetti, tutto ciò che la sorprende, cercando di rappresentare al meglio l’emozione fuggevole di un momento. Quando i protagonisti dei ritratti sono poveri, lascia loro una legittima distanza; quando invece appartengono all’alta società, mette in atto azioni di disturbo facendo in modo che nello scatto risultino infastiditi. Ritrae dalle persone comuni alle stelle del cinema. La sua opera è quindi essenzialmente un lavoro di “street photos” ante litteram e Vivian Maier può essere considerata a tutti gli effetti come una delle antesignane di questo genere fotografico. Oltre alle opere in bianco e nero in mostra spiccano anche 22 fotografie a colori. La Maier si avvicina al colore all’inizio degli anni Settanta, con il supporto di una Leica, decisamente più facile da usare e leggera rispetto alla Rolleiflex utilizzata prima. L’approccio con il colore è giocoso e libero.
La mostra è divisa in cinque aree: Self-portrait, Ritratti, Dettagli, Città e Filmati Super 8.
1.
SELF-PORTRAIT
La
Maier ha decisamente anticipato i tempi, come precorritrice dello
scatto volto ad immortalare se stessi. Vivian si posiziona davanti
alle vetrine dei negozi o davanti allo specchio e scatta, mostrando
il suo sguardo impenetrabile, ma dagli occhi sempre attenti. Gioca
con il suo riflesso, con la sua ombra e con i contorni della sua
figura, a manifestare la sua presenza in un preciso luogo ed in un
preciso momento.
In
quest’area saranno presenti in mostra due postazioni per
autoritratto in cui potersi fare un selfie “alla Maier”
scegliendo lo scenario preferito.
2.
RITRATTI
Una
donna di colore seduta alla fermata del tram, un eccentrico anziano
con bombetta e cravatta vistosa, un bimbo che mangia un gelato o due
ragazzine che si scambiano uno sguardo di complicità con uno stile
che tradisce l’influenza dei numerosi viaggi. Si è recata in
Canada nel 1951 e nel 1955, in Sud America nel 1957, in Europa, in
Medio Oriente e in Asia nel 1959, in Florida nel 1960 e nelle Isole
dei Caraibi nel 1965.
3. DETTAGLI
Delle
scarpe laccate col tacco, due mani di amanti che si intrecciano,
un’acconciatura particolare: lo sguardo attento della Maier si posa
intuitivamente su un soggetto, lo segue e ne cattura i dettagli.
4. CITTA’
Gli
scorci di città: dai cantieri in costruzione ai grattacieli, dalle
vie con i negozi e con le insegne dei ristoranti al quartiere dei
teatri.
5. FILMATI SUPER 8
I bauli
trovati da Maloof sono pieni, oltre che di pellicole ancora da
stampare, dei cosiddetti filmati super 8 che consentono di seguire il
movimento dell’occhio dell’artista. Anche in questo caso
l’approccio al mondo che la circonda è discreto e silenzioso: la
macchina non si muove, ma sta fissa su un soggetto che invece si
muove e quindi narra se stesso. Il film contempla, come nel caso
delle pecore che procedono lente verso i mattatoi di Chicago oppure
documenta, come nel caso dell’arresto di un uomo da parte della
polizia.
Un’area
didattica completerà il percorso espositivo dando la possibilità di
approfondire molte tematiche relative al mondo della fotografia,
della composizione dell’immagine e soprattutto della componente
artistica dell’atto fotografico creativo. Alla Palazzina di Caccia
di Stupinigi sarà presente lo stesso modello di macchina fotografica
utilizzata dalla Maier e la riproduzione di una camera oscura.
VIVIAN
MAIER, padre austriaco e madre francese, nasce a New York nel
quartiere del Bronx il 1 febbraio del 1926. Mentre il padre abbandona
ben presto la famiglia, Vivian trascorre gran parte della sua
giovinezza in Francia con la madre Marie e l’amica Jeanne Bertrand,
fotografa e scultrice affermata. Torna dagli Stati Uniti nel 1951 ed
intraprende la carriera di bambinaia, mestiere che farà per tutta la
vita. Ma Vivian ha un grande passatempo: la fotografia! Una passione
bruciante che, in cinque decadi, le fa scattare oltre 100.000 foto,
molte delle quali tra Chicago e New York. Negativi, filmati,
registrazioni audio, scorci di vita quotidiana, che rappresentano una
delle più affascinanti finestre sulla vita americana nella seconda
metà del ventesimo secolo. Vivian, uno spirito libero e curioso, una
donna indipendente che decide di rimanere sola e senza particolari
amicizie per tutta l’esistenza; dedita ai Gensburgs, ricca famiglia
di Chicago di cui alleva i tre figli, trovandosi poi in povertà
quando i ragazzi crescono. Non potendo più pagare l’affitto di
casa, è costretta a cedere i propri bagagli di ricordi: scatole
contenenti tantissime cianfrusaglie collezionate negli anni, da
cappelli a vestiti, da scontrini ad assegni, fino alle fotografie.
John Maloof, giovane americano immobiliarista, li compra nel 2007 ad
un’asta, per soli 380 dollari, trovando centinaia di negativi e
rullini ancora da sviluppare. Così, mentre nel 2008 Vivian batte la
testa scivolando su una lastra di ghiaccio nella downtown Chicago, si
aggrava rapidamente e muore nell’aprile del 2009, il mondo viene a
conoscenza del suo immenso lavoro e della sua arte, di quel “teatro
di vita”, recitato davanti ai suoi occhi, che ha saputo catturare
in momenti diventati epici.
Ponti e festività: 1 novembre, 8
dicembre, 26 dicembre e 1 gennaio: dalle 10 alle 18.30; 9 dicembre, 16
dicembre e 30 dicembre: dalle 10 alle 17.30; 31 dicembre: dalle
10 alle 14; 25 dicembre: chiuso.
PREZZO BIGLIETTI : Intero: 12 euro +
prevendita; Ridotto generico
(valido per over 65, under 12, cral convenzionati, media partner, disabili*): 10 euro
+ prevendita; Ridotto gruppi (per
un minimo di 25 persone): 8 euro + prevendita; Ridotto scuole (per
un minimo di 15 alunni): 6 euro + prevendita. I bambini al di
sotto dei 6 anni e i possessori di Abbonamento Musei non pagano. Open (per visitare
la mostra in un giorno di apertura, senza decidere la data precisa al momento dell’acquisto; ideale nel caso si regali il biglietto per la
mostra): 15 euro.
I biglietti sono
acquistabili in prevendita presso il circuito TicketOne (on-line su www.ticketone.it ed
in tutti i punti vendita affiliati). Il costo di
prevendita è di base di 1.50 euro, ma cambia a seconda della
modalità di acquisto scelta
(ritiro presso il luogo dell’evento o spedizione a casa con
corriere).
Durante i giorni e
gli orari di apertura della mostra sarà possibile acquistare i biglietti anche direttamene al botteghino , senza costo di prevendita,
presso la Palazzina di Caccia
di Stupinigi, in Piazza Principe Amedeo 7 a Nichelino (TO).
Info e
Prenotazioni : per ulteriori informazioni è possibile contattare la
biglietteria di Next Exhibition srl al
numero 011/19214730 o al numero 375/5364140.
Per le prenotazioni
scuole il numero Ticketone dedicato ai gruppi è 011/0881178






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