Sono opere
decisamente forti quelle esposte alla Fondazione Sandretto Re
Rebaudengo nella mostra ALETHEIA, la monografica
dedicata a Berlinde De Bruyckere (Gand, 1964) e curata di
Irene Calderoni. Le sue sculture monumentali, che vanno ad
occupare tutti gli spazi espositivi della Fondazione, si ispirano ad
un luogo che l'artista ha visitato nel passato recente e che, da
allora, ha influenzato tutta la sua pratica artistica: un laboratorio
per la lavorazione delle pelli ad Anderlecht, in Belgio.
E' facile
immaginare lo scenario di un luogo dove le pelli degli animali,
appena strappate, vengono impilate su larghi bancali e ricoperte di
sale, per preservarle in funzione di trattamenti successivi.
L'estrema violenza che si è perpetrata è evidente, recente, ma
sembra attutirsi in gesti rituali di cura partecipe. Per De Bruyckere
si tratta di un ottimo spunto di riflessione sulla complessa
relazione tra la vita e la morte, tra Eros e Thanatos, da tempo al
centro della sua ricerca artistica.
“In
questo momento storico" - afferma l'artista - "in cui
proliferano estremismo e razzismo, in cui compassione e solidarietà
sono inariditi, in cui vediamo troppe somiglianze
con l'inquietudine degli anni trenta che ha preceduto le mostruosità
innominabili dell'Olocausto e quella particolare diffamazione della
civiltà è persino negata da persone con troppo potere politico,
sento l'esigenza di proporre immagini audaci, forti. Voglio portare
quella stanza al pubblico. Come una esperienza fisica, immersiva”.
La mostra sarà
visibile fino al 15 marzo 2020.

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