Passeggiando per via Maria Vittoria,
precisamente al numero 5, ci si trova dinanzi al comprensorio di San
Filippo Neri. La Chiesa annessa è a tutt'oggi la più grande
di Torino. Voluta dalla Congregazione dei padri dell’Oratorio
di San Filippo Neri nella seconda metà del ‘600, è opera
principalmente di Guarino Guarini, mentre i restauri
settecenteschi furono realizzati da Filippo Juvarra.
Un altare
è dedicato a due santi che sono solitamente ricordati nelle chiese
filippine; San Carlo Borromeo e San Francesco di Sales furono infatti
penitenti di San Filippo Neri. Nella tela dell’altare, il pittore
Rocco Comaneddi da Valsola li ritrae in adorazione alla Vergine con
Bimbo. Sei colonne tortili sostengono un’alzata in marmo su cui
poggiano tre statue del luganese Carlo Francesco Plura raffiguranti
la Fede, la Speranza e la Carità. Le orchestre e i coretti, ornati
da putti, sono opera di Stefano Maria Clemente. Il pavimento
del presbiterio, in marmo policromo, è stato disegnato dallo stesso
Juvarra. L’organo di destra è opera dei fratelli Serassi di
Bergamo (1831), e venne ampliato da Carlo Vigezzi Bossi nei primi del
‘900. La facciata, in stile neoclassico, venne completata con il
pronao tetrastilo corinzio solo nel 1835 da Giuseppe Maria Talucchi.
Osservando l’oratorio, sulla sua facciata è tuttora visibile una
palla di cannone conficcata nella parete di destra, a circa 10m di
altezza, risalente a una battaglia del periodo napoleonico. I
sotterranei ospitano una cripta cimiteriale risalente al 1600 e
restaurata nel 2006. E’ stata usata come cimitero sia per i padri
di san Filippo, sia per i torinesi che ne facevano richiesta, fino
all’editto napoleonico. In essa sono ancora ospitati alcuni caduti
dell’assedio del 1706.
All’interno del comprensorio ha sede il
MIAAO, museo internazionale delle arti applicate con
specifiche mostre ed eventi; presso tale sede è ospitato il famoso
paliotto dell’ebanista e intagliatore Pietro Piffetti, in
madreperla, tartaruga, avorio e legni duri. Fu donato dall’autore,
al padre Giovanni Battista Prever per celebrare il primo secolo di
vita della congregazione. Custodite nella “Casa dei Padri” sono
sei grandi tele della scuola del Guercino, che vengono esposte al
pubblico solo in alcuni periodi. Una raffigura Sant’Eusebio, il
Santo al quale era dedicata la parrocchia poi intestata a San
Filippo. Le altre cinque hanno come soggetti solo, curiosamente,
figure femminili dell’Antico e del Nuovo Testamento: sono la
Madonna, Betsabea, la Samaritana, la Serva che denunciò Pietro e
Salomé, di cui non esistono documenti sull’origine e la
committenza.
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