Sembra
ieri, invece la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo compie oggi i suoi
primi 25 anni. A ricordarlo è proprio Patrizia Sandretto Re
Rebaudengo, che nella sua newsletter inviata agli iscritti così
scrive: "Con questa lettera vorrei raggiungere tutte le amiche e
tutti gli amici, gli artisti, i visitatori, gli insegnanti, gli
studenti, le famiglie che conoscono e frequentano la Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo. Oggi compie 25 anni. Il 6 aprile del 1995,
con mio marito Agostino e i miei genitori, firmavamo a Torino l’atto
costitutivo di una nuova istituzione che univa i nostri nomi
all’arte, a una serie di responsabilità, missioni e propositi
assunti “per l’arte”. Ero felice. Avevo fortemente voluto quel
passaggio dalla collezione privata alla dimensione aperta e condivisa
della Fondazione".
E
prosegue: "Di questi 25 anni, ho in mente un personale album di
istantanee, di immagini mentali che ora, in un momento di
sovrabbondanza visiva e informativa, mi sembrano persino più nitide
delle fotografie. Non seguono una cronologia. Sono opere, mostre,
persone che raccontano una storia e, insieme, direzioni e modi di
intendere la progettualità, la produzione artistica, la curatela,
l’educazione, il rapporto con il pubblico. L’accessibilità, come
esperienza fisica e democratica della cultura contemporanea. Alcune
si caricano ora di nuovi significati".
E
qui Patrizia Sandretto elenca alcune delle tappe che hanno reso
celebre la sua Fondazione a livello internazionale:
- 2019.
Settembre. Sulla collina di San Licerio, a Guarene, poco distante da
Palazzo Re Rebaudengo, sede della Fondazione dal 1997, ci sono le
grandi sculture di Paul Kneale. Hanno la forma delle antenne
paraboliche, il disco rivolto verso il cielo, i profili illuminati
dalla luce rossa dei tubi al neon. In mezzo a una vigna, messa a
dimora da poco, l’installazione Flat Earth Visa appare come
una specie di coltivazione. E' l’inizio di un programma dedicato al
paesaggio del Roero e delle Langhe, patrimonio Unesco, nel quale
l’arte pubblica si prefigge di declinare, con equilibrio e
attenzione, la delicata relazione natura-cultura.
- 1995.
Campo. È il titolo di una delle prime mostre della
Fondazione, curata da Francesco Bonami alle Corderie dell’Arsenale
a Venezia, itinerante in uno spazio industriale a Sant’Antonino di
Susa, vicino a Torino, e al Konstmuseum di Malmö, in Svezia. 27
artisti – tra i quali Vanessa Beecroft, James Casebere, Olafur
Eliasson, Shirin Neshat, Catherine Opie, Wolfgang Tillmans – al
lavoro con la fotografia, riuniti intorno a un’idea di spazio
fisico, il campo: «come luogo veneziano di incontro e di sosta, come
cornice dello sguardo». Una mostra-seme che Francesco, con il suo
talento e la sua professionalità, ha fatto crescere nella nostra
storia e dalla quale sono nati Campo 6, l’anno dopo alla GAM
di Torino e nel 2012, Campo, il nostro corso per curatori italiani.
- 2016.
Reboot The Planet! Auditorium della Fondazione a Torino.
Febbraio. Gli studenti della IVD del Liceo Artistico Cottini,
raccontano l’incontro con Adrián Villar Rojas, avvenuto qualche
tempo prima, in mezzo all’installazione intitolata Rinascimento.
Nella sala priva di luce artificiale, tra le grandi pietre corrose da
acqua e vento, i ragazzi e le ragazze hanno chiesto ad Adrian di come
si sceglie il titolo di una mostra, del suo primo studio, nella
cucina della madre. Hanno parlato delle passioni, della musica, dei
film, dei Radiohead e di Star Wars. L’intervista è diventata un
video, il primo del progetto Easy Pieces, concepito dal nostro
Dipartimento educativo. Anno dopo anno si è arricchito delle domande
di altri giovani e delle risposte di altre artiste e artisti: Ed
Atkins, Rachel Rose, Monster Chetwynd, Berlinde De Bruyckere.
- 2002.
Estate. La sede di Torino, progettata dall’architetto Claudio
Silvestrin, sta per essere inaugurata. C’è il sole. La luce filtra
e si espande all’interno. Arriva in visita Harald Szeemann che ha
appena curato due Biennali, a Venezia nel 2001 e nel 1999. Entriamo,
attraversiamo le sale. Mi sembra che quell’uomo alto e sorridente,
quel curatore leggendario, tenga a battesimo lo spazio, il nostro
progetto.
- 2003.
La Fondazione si fa committente e partecipa alla produzione della
monografica di Doug Aitken, in collaborazione con Serpentine
Galleries. A febbraio New Ocean, trasforma lo spazio di Torino
in un percorso immersivo, scandito da spettacolari video
installazioni a scala ambientale. In questa fantasmagoria, i
visitatori diventano viaggiatori, esploratori di terre di confine: i
deserti argentini, il ghiaccio e l’acqua del Circolo Polare Artico.
Una mostra azzurra. Un sogno.
- 1997-2001.
Sulla terrazza di Guarene passiamo intere giornate a parlare di arte.
Il piccolo paese tra le colline diventa un crocevia, un punto di
incontro di artisti di tutto il mondo. Ogni anno, arrivano a Palazzo
Re Rebaudengo per lavorare e partecipare a un doppio premio, il
Premio della Fondazione e il Premio Regione Piemonte, assegnati a
un’opera e a un progetto. Mi è sempre piaciuto dare fiducia e
spazio alle idee. Su quella terrazza mi ricordo
anche di molti curatori, di Carlos Basualdo, di Daniel
Birnbaum, di Iwona Blazwick, Richard Flood, Yuko Hasegawa, Lars
Nittve, Hans Ulrich Obrist, Vicente Todolí. Mi ricordo
soprattutto di Okwui Enwezor che a Guarene sarebbe poi tornato per la
personale di Giuseppe Gabellone. Ci manca molto.
- 2012.
Alla Whitechapel di Londra, il 25 settembre inaugura Think Twice,
un progetto dedicato alla Collezione Sandretto Re Rebaudengo, a cura
di Francesco Bonami e Achim Borchardt-Hume. 4 mostre, una di seguito
all’altra, fino al settembre 2013. Per un anno la Collezione abita
a Londra. Si inizia con Bidibidobidiboo di Maurizio Cattelan,
il piccolo scoiattolo suicida del 1996. Poi verranno The Acquired
Inability to Escape di Damien Hirst, Love Me di Sarah
Lucas, la Bang Bang Room di Paul McCarthy e Viral Research
di Charles Ray. È del 1986 e sembra parlarci di oggi. La Collezione
è abituata a viaggiare. Mi ha insegnato a viaggiare, ospitata nei
musei di Atene, Parigi, Quito, Berlino, Shangai.
- 2015.
Emissary in the Squat of Gods, la personale di Ian Cheng,
curata da Hans Ulrich Obrist, apre il 23 aprile a Torino. Possiamo
sederci sulla grande pedana bianca e guardare la video proiezione a
parete. È infinita. Se torniamo a rivederla, non sarà mai la
stessa. Il video è un mondo, un ecosistema virtuale abitato da
esseri, voci e suoni, animati da un algoritmo. Il lavoro è il primo
capitolo di una trilogia, una co-produzione della Fondazione. Nel
2017 è stata presentata al MoMA di New York. Nel febbraio 2020, a
Madrid, nelle sale storiche della Fundación Fernando de Castro,
Emissaries ha inaugurato l’attività della Fundaciòn
Sandretto Re Rebaudengo Madrid.
"Ian
Cheng è il nostro emissario dal futuro" - conclude quindi la
newsletter - "Ci ha fatto sporgere sul futuro. È stata una
vertigine. L’arte contemporanea ci allena alla complessità.
L’intelligenza che riceviamo dagli artisti, dalle opere e dalle
mostre, arricchita e restituita dai visitatori, ha tracciato il
percorso di questi 25 anni. Da questo itinerario - condiviso giorno
per giorno con ognuna delle persone che compongo il mio staff, alle
quali va il mio grazie una ad una - proviamo oggi ad attingere
l’energia per pensare, ripensare, figurarci, per quanto possibile,
i cambiamenti del mondo che viene".
Ricordo
che in questo difficile momento di emergenza sanitaria la Fondazione
Sandretto
ha aperto le porte al pubblico attraverso il virtuale, e che
sull’home page www.fsrr.org
e nelle pagine social sono disponibili contenuti ed iniziative. Ecco
una serie di riferimenti utili:
Try
This at Home:
attraverso post su Instagram, vengono coinvolte le famiglie, gli
studenti e gli insegnanti a casa con contenuti e laboratori grazie
all'e-book Art
at Times:
una mappa interattiva per esplorare il mondo dell'arte contemporanea,
disponibile in italiano e in inglese.
https://www.ispeakcontemporary.org/ebook
La
vita della mostra: anche se non è possibile visitare Aletheia
di Berlinde De Bruyckere dal vivo, ogni giorno su Instagram e
su Facebook viene condiviso un racconto, un modo alternativo
per continuare a riflettere: dai laboratori per famiglie alla
performance degli studenti del Liceo Cottini; dai corsi di formazione
per insegnanti all'esperienza degli studenti del Liceo Cavour,
mediatori per una sera; dalle attività di accessibilità a quelle
con i bambini della scuola dell'infanzia.
Let's
read: nasce nel ciclo di incontri che la Fondazione ha ideato con
le Biblioteche Civiche Torinesi, da anni impegnate nella promozione e
diffusione dei Gruppi di lettura. Possiamo leggere da casa e
condividere l’esperienza sulle Instagram Stories con l'hashtag
#letsread. Creeremo una raccolta di voci, parole e immagini per
tenerci uniti, con un tema comune: quello del cambiamento e della
trasformazione, un filo rosso che attraversa e intreccia la
programmazione espositiva della Fondazione nel 2020.
I
Speak Contemporary: è
il progetto di e-learning per avvicinare all'arte contemporanea
utilizzando la lingua inglese, nato nell'ambito del Progetto Diderot,
realizzato dalla Fondazione CRT. Sul sito www.Ispeakcontemporary.org
sono disponibili le video lezioni dedicate a sei artisti
contemporanei: Maurizio Cattelan, Gabriel Kuri, Ragnar Kjartansson,
Goschka Macuga, Paola Pivi e Hans-Peter Feldmann. Il sito contiene
video, testi di approfondimento, laboratori, un ricco archivio di
immagini e link e un blog. Alla pagina Instagram @Ispeakcontemporary
ogni settimana troverete nuovi contenuti, focus su opere, mostre e
artisti e interviste a studenti e insegnanti.

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