lunedì 6 aprile 2020

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo compie 25 anni. Venne fondata il 6 aprile 1995. Chiusa per l'emergenca Coronavirus, ha aperto le sue porte in virtuale per restare vicina agli appassionati di arte contemporanea

Sembra ieri, invece la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo compie oggi i suoi primi 25 anni. A ricordarlo è proprio Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che nella sua newsletter inviata agli iscritti così scrive: "Con questa lettera vorrei raggiungere tutte le amiche e tutti gli amici, gli artisti, i visitatori, gli insegnanti, gli studenti, le famiglie che conoscono e frequentano la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Oggi compie 25 anni. Il 6 aprile del 1995, con mio marito Agostino e i miei genitori, firmavamo a Torino l’atto costitutivo di una nuova istituzione che univa i nostri nomi all’arte, a una serie di responsabilità, missioni e propositi assunti “per l’arte”. Ero felice. Avevo fortemente voluto quel passaggio dalla collezione privata alla dimensione aperta e condivisa della Fondazione".
E prosegue: "Di questi 25 anni, ho in mente un personale album di istantanee, di immagini mentali che ora, in un momento di sovrabbondanza visiva e informativa, mi sembrano persino più nitide delle fotografie. Non seguono una cronologia. Sono opere, mostre, persone che raccontano una storia e, insieme, direzioni e modi di intendere la progettualità, la produzione artistica, la curatela, l’educazione, il rapporto con il pubblico. L’accessibilità, come esperienza fisica e democratica della cultura contemporanea. Alcune si caricano ora di nuovi significati".
E qui Patrizia Sandretto elenca alcune delle tappe che hanno reso celebre la sua Fondazione a livello internazionale:
- 2019. Settembre. Sulla collina di San Licerio, a Guarene, poco distante da Palazzo Re Rebaudengo, sede della Fondazione dal 1997, ci sono le grandi sculture di Paul Kneale. Hanno la forma delle antenne paraboliche, il disco rivolto verso il cielo, i profili illuminati dalla luce rossa dei tubi al neon. In mezzo a una vigna, messa a dimora da poco, l’installazione Flat Earth Visa appare come una specie di coltivazione. E' l’inizio di un programma dedicato al paesaggio del Roero e delle Langhe, patrimonio Unesco, nel quale l’arte pubblica si prefigge di declinare, con equilibrio e attenzione, la delicata relazione natura-cultura.
- 1995. Campo. È il titolo di una delle prime mostre della Fondazione, curata da Francesco Bonami alle Corderie dell’Arsenale a Venezia, itinerante in uno spazio industriale a Sant’Antonino di Susa, vicino a Torino, e al Konstmuseum di Malmö, in Svezia. 27 artisti – tra i quali Vanessa Beecroft, James Casebere, Olafur Eliasson, Shirin Neshat, Catherine Opie, Wolfgang Tillmans – al lavoro con la fotografia, riuniti intorno a un’idea di spazio fisico, il campo: «come luogo veneziano di incontro e di sosta, come cornice dello sguardo». Una mostra-seme che Francesco, con il suo talento e la sua professionalità, ha fatto crescere nella nostra storia e dalla quale sono nati Campo 6, l’anno dopo alla GAM di Torino e nel 2012, Campo, il nostro corso per curatori italiani.
- 2016. Reboot The Planet! Auditorium della Fondazione a Torino. Febbraio. Gli studenti della IVD del Liceo Artistico Cottini, raccontano l’incontro con Adrián Villar Rojas, avvenuto qualche tempo prima, in mezzo all’installazione intitolata Rinascimento. Nella sala priva di luce artificiale, tra le grandi pietre corrose da acqua e vento, i ragazzi e le ragazze hanno chiesto ad Adrian di come si sceglie il titolo di una mostra, del suo primo studio, nella cucina della madre. Hanno parlato delle passioni, della musica, dei film, dei Radiohead e di Star Wars. L’intervista è diventata un video, il primo del progetto Easy Pieces, concepito dal nostro Dipartimento educativo. Anno dopo anno si è arricchito delle domande di altri giovani e delle risposte di altre artiste e artisti: Ed Atkins, Rachel Rose, Monster Chetwynd, Berlinde De Bruyckere.
- 2002. Estate. La sede di Torino, progettata dall’architetto Claudio Silvestrin, sta per essere inaugurata. C’è il sole. La luce filtra e si espande all’interno. Arriva in visita Harald Szeemann che ha appena curato due Biennali, a Venezia nel 2001 e nel 1999. Entriamo, attraversiamo le sale. Mi sembra che quell’uomo alto e sorridente, quel curatore leggendario, tenga a battesimo lo spazio, il nostro progetto.
- 2003. La Fondazione si fa committente e partecipa alla produzione della monografica di Doug Aitken, in collaborazione con Serpentine Galleries. A febbraio New Ocean, trasforma lo spazio di Torino in un percorso immersivo, scandito da spettacolari video installazioni a scala ambientale. In questa fantasmagoria, i visitatori diventano viaggiatori, esploratori di terre di confine: i deserti argentini, il ghiaccio e l’acqua del Circolo Polare Artico. Una mostra azzurra. Un sogno.
- 1997-2001. Sulla terrazza di Guarene passiamo intere giornate a parlare di arte. Il piccolo paese tra le colline diventa un crocevia, un punto di incontro di artisti di tutto il mondo. Ogni anno, arrivano a Palazzo Re Rebaudengo per lavorare e partecipare a un doppio premio, il Premio della Fondazione e il Premio Regione Piemonte, assegnati a un’opera e a un progetto. Mi è sempre piaciuto dare fiducia e spazio alle idee. Su quella terrazza mi ricordo anche di molti curatori, di Carlos Basualdo, di Daniel Birnbaum, di Iwona Blazwick, Richard Flood, Yuko Hasegawa, Lars Nittve, Hans Ulrich Obrist, Vicente Todolí. Mi ricordo soprattutto di Okwui Enwezor che a Guarene sarebbe poi tornato per la personale di Giuseppe Gabellone. Ci manca molto.
- 2012. Alla Whitechapel di Londra, il 25 settembre inaugura Think Twice, un progetto dedicato alla Collezione Sandretto Re Rebaudengo, a cura di Francesco Bonami e Achim Borchardt-Hume. 4 mostre, una di seguito all’altra, fino al settembre 2013. Per un anno la Collezione abita a Londra. Si inizia con Bidibidobidiboo di Maurizio Cattelan, il piccolo scoiattolo suicida del 1996. Poi verranno The Acquired Inability to Escape di Damien Hirst, Love Me di Sarah Lucas, la Bang Bang Room di Paul McCarthy e Viral Research di Charles Ray. È del 1986 e sembra parlarci di oggi. La Collezione è abituata a viaggiare. Mi ha insegnato a viaggiare, ospitata nei musei di Atene, Parigi, Quito, Berlino, Shangai.
- 2015. Emissary in the Squat of Gods, la personale di Ian Cheng, curata da Hans Ulrich Obrist, apre il 23 aprile a Torino. Possiamo sederci sulla grande pedana bianca e guardare la video proiezione a parete. È infinita. Se torniamo a rivederla, non sarà mai la stessa. Il video è un mondo, un ecosistema virtuale abitato da esseri, voci e suoni, animati da un algoritmo. Il lavoro è il primo capitolo di una trilogia, una co-produzione della Fondazione. Nel 2017 è stata presentata al MoMA di New York. Nel febbraio 2020, a Madrid, nelle sale storiche della Fundación Fernando de Castro, Emissaries ha inaugurato l’attività della Fundaciòn Sandretto Re Rebaudengo Madrid.
"Ian Cheng è il nostro emissario dal futuro" - conclude quindi la newsletter - "Ci ha fatto sporgere sul futuro. È stata una vertigine. L’arte contemporanea ci allena alla complessità. L’intelligenza che riceviamo dagli artisti, dalle opere e dalle mostre, arricchita e restituita dai visitatori, ha tracciato il percorso di questi 25 anni. Da questo itinerario - condiviso giorno per giorno con ognuna delle persone che compongo il mio staff, alle quali va il mio grazie una ad una - proviamo oggi ad attingere l’energia per pensare, ripensare, figurarci, per quanto possibile, i cambiamenti del mondo che viene".
Ricordo che in questo difficile momento di emergenza sanitaria la Fondazione Sandretto ha aperto le porte al pubblico attraverso il virtuale, e che sull’home page www.fsrr.org e nelle pagine social sono disponibili contenuti ed iniziative. Ecco una serie di riferimenti utili:
Try This at Home: attraverso post su Instagram, vengono coinvolte le famiglie, gli studenti e gli insegnanti a casa con contenuti e laboratori grazie all'e-book Art at Times: una mappa interattiva per esplorare il mondo dell'arte contemporanea, disponibile in italiano e in inglese. https://www.ispeakcontemporary.org/ebook
La vita della mostra: anche se non è possibile visitare Aletheia di Berlinde De Bruyckere dal vivo, ogni giorno su Instagram e su Facebook  viene condiviso un racconto, un modo alternativo per continuare a riflettere: dai laboratori per famiglie alla performance degli studenti del Liceo Cottini; dai corsi di formazione per insegnanti all'esperienza degli studenti del Liceo Cavour, mediatori per una sera; dalle attività di accessibilità a quelle con i bambini della scuola dell'infanzia.
Let's read: nasce nel ciclo di incontri che la Fondazione ha ideato con le Biblioteche Civiche Torinesi, da anni impegnate nella promozione e diffusione dei Gruppi di lettura. Possiamo leggere da casa e condividere l’esperienza sulle Instagram Stories con l'hashtag #letsread. Creeremo una raccolta di voci, parole e immagini per tenerci uniti, con un tema comune: quello del cambiamento e della trasformazione, un filo rosso che attraversa e intreccia la programmazione espositiva della Fondazione nel 2020. 
I Speak Contemporary: è il progetto di e-learning per avvicinare all'arte contemporanea utilizzando la lingua inglese, nato nell'ambito del Progetto Diderot, realizzato dalla Fondazione CRT. Sul sito www.Ispeakcontemporary.org sono disponibili le video lezioni dedicate a sei artisti contemporanei: Maurizio Cattelan, Gabriel Kuri, Ragnar Kjartansson, Goschka Macuga, Paola Pivi e Hans-Peter Feldmann. Il sito contiene video, testi di approfondimento, laboratori, un ricco archivio di immagini e link e un blog. Alla pagina Instagram @Ispeakcontemporary ogni settimana troverete nuovi contenuti, focus su opere, mostre e artisti e interviste a studenti e insegnanti. 
 
 

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