In attesa di poterla visitare di persona, vi segnalo che la
Galleria Franco Noero ha condiviso sul web la mostra allestita nella galleria di
Via Mottalciata Entre
o céu e o inverno (Between Heaven and Winter),
prima personale dell’artista brasiliano Marepe
in
Italia.
La
mostra raccoglie una serie di opere che coprono un ampio arco
temporale della carriera dell’artista e della sua ricerca
espressiva, lavori che toccano alcuni dei temi a lui più cari, fino
alla sua ricerca più recente. Vivendo e lavorando nella città di
Santo Antônio de Jesus nel Nord del Brasile, la poetica di Marepe è
permeata da una ricca mescolanza di tematiche che fanno chiaro
riferimento ai tratti tipici del territorio da cui proviene, la
regione di Bahia, alla manifattura e ai commerci del luogo, alle
tradizioni popolari del Recôncavo Baiano, nonché ai ricordi
personali, familiari e d’infanzia, probabilmente alle numerose ore
spese nella ferramenta di proprietà del padre o al tempo passato ad
osservare l’ingegnosità dei venditori ambulanti di Bahia.
Un
elemento fondante e ricorrente nelle opere di Marepe è legato
all’appropriazione di oggetti d’uso quotidiano, quelli che
appunto sono disponibili nei mercati o nei negozi che vendono cose
utili e funzionali, che sistematicamente vengono decontestualizzati,
reinventati e assemblati in composizioni che esprimono associazioni
del tutto personali e inaspettate, in modo da ridefinire così la
loro natura, forma e significato. Sebbene influenzato dalla corrente
Dadaista, per Marepe l’utilizzo del ready-made
è radicato in ben altre necessità. Di fatto l’artista fa
riferimento alle proprie composizioni scultoree definendo gli oggetti
che li compongono come necessidades
(necessità) piuttosto che ready-mades,
cogliendo e sfruttando le caratteristiche che individuano la forte
rilevanza sociale ed economica che essi rappresentano per il
territorio rurale Brasiliano e, in particolare, per la regione di
Bahia.
Marepe incoraggia una modalità di osservazione e di studio di oggetti a noi familiari che mettono a nudo qualità che di norma sarebbero nascoste o inosservate ai più. Ed è cosi che i Radiador, semplici radiatori per il funzionamento dei condizionatori, diventano tele nude su cui abbozzare paesaggi, animali e figure riconducibili alla sua infanzia; come in Os très, una grande tela dipinta con colori acrilici che raffigura una scena familiare in cui un ragazzo vestito di tutto punto dai colori accessi, presumibilmente l’artista, è intento a giocare con una piccola automobile in legno. L’aspetto ludico e spensierato dei radiatori è presente anche in Simulador de caminhada, in cui strumenti di norma utilizzati per l’esercizio fisico sono adornati da sfere di vimini, cristalli, bustini e setole di scopa quasi a sfiorare il soffitto, e in AquecimentoCorporal da Seleçåo de Santo Antonio de Jesus, unico video in mostra, in cui una squadra di calcio brasiliana, nell’intento di riscaldarsi per l’inizio di una partita, trasmette un senso di spontaneità e allegria attraverso il canto coreografato degli atleti. In Abrigo, letteralmente ‘rifugio’ in portoghese, una rete a doghe in legno fa da base per una costruzione precaria composta da cuscini per sdraio, una sovra copertura per tetti in eternit, una coperta foderata di alluminio e quattro brocche in argilla coronate da cappelli di paglia comunemente usati nelle regioni del Tropico per proteggersi dal torrido sole. La struttura, se pur a prima vista piacevole, è un diretto riferimento dell’artista allo stato di crisi dei migliaia di senzatetto nelle principali metropoli Brasiliane.
In Carro de Bandeirolas
un’automobile giocattolo in legno
replica le dimensioni di una vettura reale. La tradizionale
carrozzeria in acciaio è in questo caso sostituita da una
moltitudine di bandierine colorate in alluminio raffiguranti la
moneta nazionale del Brasile, il real. Il legno è anche l’elemento
principale di As Cabras,
due capre chiaramente sproporzionate rispetto alla loro reale stazza.
Le due sculture sono contemporaneamente un riferimento preciso e
un’esaltazione dell’importanza sociale ed economica che questa
specie ricopre nel nord-est del Brasile e un’allusione alla
produzione artigianale e in numero esiguo degli arredamenti
modernisti in Brasile tra gli anni ’50 e gli anni ’70. Concha
Acústica è l’installazione posta
nello spazio centrale della galleria ed è costituita da otto
elementi che appaiono come delle casse acustiche o custodie di
strumenti composti con elementi improvvisati, grandi catini di
plasticaaccoppiati e poggiati su sgabelli in legno sistemati a
cerchio, un’allusione forse ad un’orchestra da camera o ad una
banda. I colori, le forme e la composizione richiamano uno dei luoghi
più evocativi e storici della città di Salvador di Bahia, la famosa
Concha Acústica
del Teatro Castro Alves, centro culturale con più di 50 anni di
attività e molto caro all’artista. Concha
Acústica riporta anche ad uno dei
lavori più emblematici di Marepe, Cabeça
Acústica(1996), una vera e propria
‘testa acustica’ composta da due elementi concavi in metallo
zincato che fungono da involucro e una fessura in cui lo spettatore è
invitato a inserire la testa. L’osservatore, inserendo la testa
all’interno dello strumento, attiva l’oggetto
performativoisolandosi da tutti i suoni esterni e divenendo così
tutt’uno con l’opera d’arte stessa.
Un
elemento fondante e ricorrente nelle opere di Marepe è legato
all’appropriazione di oggetti d’uso quotidiano, quelli che
appunto sono disponibili nei mercati o nei negozi che vendono cose
utili e funzionali, che sistematicamente vengono decontestualizzati,
reinventati e assemblati in composizioni che esprimono associazioni
del tutto personali e inaspettate, in modo da ridefinire così la
loro natura, forma e significato. Sebbene influenzato dalla corrente
Dadaista, per Marepe l’utilizzo del ready-made
è radicato in ben altre necessità. Di fatto l’artista fa
riferimento alle proprie composizioni scultoree definendo gli oggetti
che li compongono come necessidades
(necessità) piuttosto che ready-mades,
cogliendo e sfruttando le caratteristiche che individuano la forte
rilevanza sociale ed economica che essi rappresentano per il
territorio rurale Brasiliano e, in particolare, per la regione di
Bahia. Marepe incoraggia una modalità di osservazione e di studio di oggetti a noi familiari che mettono a nudo qualità che di norma sarebbero nascoste o inosservate ai più. Ed è cosi che i Radiador, semplici radiatori per il funzionamento dei condizionatori, diventano tele nude su cui abbozzare paesaggi, animali e figure riconducibili alla sua infanzia; come in Os très, una grande tela dipinta con colori acrilici che raffigura una scena familiare in cui un ragazzo vestito di tutto punto dai colori accessi, presumibilmente l’artista, è intento a giocare con una piccola automobile in legno. L’aspetto ludico e spensierato dei radiatori è presente anche in Simulador de caminhada, in cui strumenti di norma utilizzati per l’esercizio fisico sono adornati da sfere di vimini, cristalli, bustini e setole di scopa quasi a sfiorare il soffitto, e in AquecimentoCorporal da Seleçåo de Santo Antonio de Jesus, unico video in mostra, in cui una squadra di calcio brasiliana, nell’intento di riscaldarsi per l’inizio di una partita, trasmette un senso di spontaneità e allegria attraverso il canto coreografato degli atleti. In Abrigo, letteralmente ‘rifugio’ in portoghese, una rete a doghe in legno fa da base per una costruzione precaria composta da cuscini per sdraio, una sovra copertura per tetti in eternit, una coperta foderata di alluminio e quattro brocche in argilla coronate da cappelli di paglia comunemente usati nelle regioni del Tropico per proteggersi dal torrido sole. La struttura, se pur a prima vista piacevole, è un diretto riferimento dell’artista allo stato di crisi dei migliaia di senzatetto nelle principali metropoli Brasiliane.
In Carro de Bandeirolas
un’automobile giocattolo in legno
replica le dimensioni di una vettura reale. La tradizionale
carrozzeria in acciaio è in questo caso sostituita da una
moltitudine di bandierine colorate in alluminio raffiguranti la
moneta nazionale del Brasile, il real. Il legno è anche l’elemento
principale di As Cabras,
due capre chiaramente sproporzionate rispetto alla loro reale stazza.
Le due sculture sono contemporaneamente un riferimento preciso e
un’esaltazione dell’importanza sociale ed economica che questa
specie ricopre nel nord-est del Brasile e un’allusione alla
produzione artigianale e in numero esiguo degli arredamenti
modernisti in Brasile tra gli anni ’50 e gli anni ’70. Concha
Acústica è l’installazione posta
nello spazio centrale della galleria ed è costituita da otto
elementi che appaiono come delle casse acustiche o custodie di
strumenti composti con elementi improvvisati, grandi catini di
plasticaaccoppiati e poggiati su sgabelli in legno sistemati a
cerchio, un’allusione forse ad un’orchestra da camera o ad una
banda. I colori, le forme e la composizione richiamano uno dei luoghi
più evocativi e storici della città di Salvador di Bahia, la famosa
Concha Acústica
del Teatro Castro Alves, centro culturale con più di 50 anni di
attività e molto caro all’artista. Concha
Acústica riporta anche ad uno dei
lavori più emblematici di Marepe, Cabeça
Acústica(1996), una vera e propria
‘testa acustica’ composta da due elementi concavi in metallo
zincato che fungono da involucro e una fessura in cui lo spettatore è
invitato a inserire la testa. L’osservatore, inserendo la testa
all’interno dello strumento, attiva l’oggetto
performativoisolandosi da tutti i suoni esterni e divenendo così
tutt’uno con l’opera d’arte stessa.
Marepe (Santo Antônio de Jesus, 1970) vive e lavora a Santo Antônio de Jesus, Bahia, Brasile. ll suo lavoro è stato oggetto di esposizioni personali presso istituzioni pubbliche e private internazionali, tra le quali: Estação Pinacoteca, San Paolo, Brasile (2019); Tate Modern, Londra, Regno Unito (2007); Centre Pompidou, Parigi, Francia (2005). Ha partecipato a numerose mostre collettive in istituzionali internazionali, tra le quali: SescBelenzinho, San Paolo, Brasile (2019); ‘MASP, San Paolo, Brasile (2018); Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo, San Paolo, Brasile (2017); Seattle Art Museum, Seattle, USA (2017); Today Art Museum, Beijing, Cina (2016); MAM São Paulo, San Paolo, Brasile (2014); Walker Art Center, Minneapolis, USA (2012); Itaú Cultural, San Paolo, Brasile (2011); Hiroshima City Museum of Contemporary Art, Hiroshima, Giappone (2009); MoMA PS1, New York, USA (2008); Museu de Arte Moderna de São Paulo, San Paolo, Brasile (2007); ICA – Institute of ContemporaryArts, Londra, Regno Unito (2006); Museum of Contemporary Art, Chicago, USA (2005); ContemporaryArtsMuseum, Houston, USA (2004). Tra biennali e le mostre collettive internazionali ricordiamo la partecipazione a: TRIO Bienal - Rio Three-DimensionalBiennial, Rio de Janeiro, Brasile (2015); 50a Biennale di Venezia, Venezia, Italia (2003); 25a Biennale di San Paolo, San Paolo, Brasile (2002); 26a Biennale di Pontevedra, Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Spagna (2000); Guarene Arte 99, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, Italia (1999); Biennale di Gravura, Curitiba, Brasile (1998); Biennale di Recôncavo, Centro Cultural Dannemann, São Felix, Brasile (1995; 1993; 1991).
Un
testo dell’artista accompagna la sua mostra:
“La
mostra unisce opere recenti e inedite ad alcune del passato, tutte
riflettono la durezza di alcuni momenti del mio percorso, ma sono
sempre permeate allo stesso tempo da un senso di fede. Questa è la
parola che spiega meglio la mia insistenza nel procedere. Il cantante
brasiliano Gilberto Gil ha scritto: ‘Mesmo a
quem não tem fé, a
fé costuma
acompanhar, pelo sim, pelo não’ (La fede segue anche
quelli che non ne hanno, in ogni caso). In tempi di estrema
incertezza, in cui valori distorti alterano e mettono a rischio la
stabilità di diritti acquisiti, la fede è l’unico motivo
ricorrente per dare senso alla vita. Mai prima d'ora ho visto così
tante persone camminare per le strade con la parola fede stampata
sulle loro magliette. Mentre in Brasile si vive la stagione estiva,
in Italia è pieno inverno. Due emisferi opposti dunque, motivo per
cui la mostra è intitolata Entre o céu
e o inverno (BetweenHeaven and Winter). Attraverso questo titolo
ho voluto esprime la volontà di ricordare ai visitatori che il mio
luogo d’origine sono i Tropici, come nel titolo del documentario
prodotto da Elisa Gomes dedicato all’artista brasiliana Maria
Martins: ‘Maria, Não Esqueça que Eu
Venho dos Trópicos
(Maria, Non dimenticare che vengo dai Tropici). Maria Martins è
stata uno dei grandi amori di Marchel Duchamp che non potevo mancare
di menzionare, poiché ideatore del ready-made artistico.
Questa mostra mi ricorda costantemente il film di Fellini Le notti
di Cabiria, quando l’attrice Giulietta Masina esclama: ‘che
lumi strani’. Forse questa mostra ha la stessa luce.” Le immagini della mostra sono visibili a questo link




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