Per l’inaugurazione, che si terrà l’8 aprile alle ore 19, potremo assaporare 30 torte deliziose per i 30 anni della Fondazione insieme a Cocktail e accompagnati dal Dj set di Giorgio Valletta!
Ma approfondiamo i contenuti delle tre mostre.
The Land Shall Not Be Owned (8 aprile – 1 giugno) è la prima mostra in Italia di Marwa Arsanios. Al centro dell’esposizione c’è Who is Afraid of Ideology? (2017–in corso), una serie di film che indaga sfruttamento e riappropriazione della terra in Medio Oriente e Sud America. La mostra include la première internazionale del quinto capitolo, coprodotto dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, oltre a disegni, ricami e sculture. Arsanios esplora l’auto-organizzazione femminile contro strutture patriarcali, intrecciando ecologia, femminismo e approcci decoloniali.
Il capitolo più recente, Who is Afraid of Ideology? Parte 5: Right of Passage (2025), prende avvio dal diritto di passaggio degli animali attraverso la proprietà privata, stabilito per legge, e approfondisce la storia del movimento e del lavoro animale a partire da un momento pre-capitalista nel Monte Libano. Esamina l’insediamento animale e l’appropriazione industriale come l'inizio della colonizzazione e del modello di produzione capitalista che ha accompagnato questa trasformazione nella regione. Il progetto connette la privatizzazione della terra all’insediamento semi-industriale degli animali e introduce una dimensione più immaginifica, collegandola al passaggio degli animali nei sogni e nell’inconscio. L’animale politico e l’animale si incontrano nello spazio onirico. Animazione in 2D frame by frame, finzione sceneggiata e documentario si intrecciano per esplorare le forme di movimento e insediamento attraverso il cinema. Il film tenta di pensare la forma cinematografica in modo topografico e geologico, mentre la macchina da presa diventa un animale in transito. L'animazione è realizzata in collaborazione con Vinita Gatne. Il progetto si svilupperà ulteriormente in dialogo con donne contadine senza terra e sfollate, esplorando un’altra dimensione del passaggio, del diritto, della terra e del movimento.
La mostra è un progetto itinerante e la prossima tappa è prevista presso Artium, Basque Museum-Centre of Contemporary Art, a Vitoria-Gasteiz. A cura di Agustin Pérez Rubio e Bernardo Follini.
Bird Dream Machine instaura una nuova lettura del lavoro di Teresa Solar Abboud, concentrandosi sulla produzione più recente dell’artista per presentare un’installazione ambientale delle sculture Tuneladora [Tunnel Boring Machine] del 2024. Presentandosi come frammenti ibridi e interconnessi di parti di becchi e pinne, le sculture giocano sulla dualità tra l’argilla ruvida e terrosa delle basi e la resina liscia e lucida delle forme che si protendono, così da evocare sia esseri preistorici che compongono il sottosuolo, che le macchine che lo scavano. Attraverso questo contrasto, Solar Abboud non solo fa riferimento a differenti linguaggi materiali, affetti e industrie – come la geologia e la meccanica – ma allude anche a scale temporali differenti, dal primordiale al moderno. Come descrive l’artista: “Questi lavori sono un tentativo di abitare i molteplici tempi della Terra – la sua età geologica e quella degli esseri compressi che la compongono – così come il tempo degli esseri umani, delle loro interferenze e strumenti di conoscenza”. Disposte una accanto all’altra in una stanza circolare, la ripetizione di questi frammenti crea un ritmo e un movimento che richiama la forza centrifuga di un vortice. Come se crescessero e sbocciassero, l’installazione circolare sembra sfuggire all’idea di progresso lineare per incarnare una molteplicità, suggerendo un infinito orizzonte di possibilità.
La mostra rappresenta l’ultimo capitolo di un progetto suddiviso in tre episodi concepito in collaborazione con il Centro de Arte Dos de Mayo (CA2M) di Madrid e il Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA).
L'opera in ceramica, Tappeto (2025), prende in prestito il titolo da una breve poesia di Giuseppe Ungaretti, che descrive come i colori di un tappeto siano intrecciati, ciascuno separato, ma connesso all’altro. Collocata all’ingresso della galleria, l’opera introduce i concetti di dualità, interazione e ambiguità all’interno della mostra.
I titoli dei dipinti di Evenfall alludono all'antichità classica, portando alla luce figure meno conosciute, come Elagabalo, il giovane imperatore di origine siriana il cui tumultuoso regno sull'Impero Romano è stato successivamente cancellato dalla storia, o Eros e Thanatos, personificazioni dell'amore e della morte nella mitologia greca. Le loro narrazioni illustrano come la storia e la mitologia si intreccino nel tempo, come Elagabalo, in passato sovrano storico evolutosi in figura di culto e successivamente mistero quasi dimenticato, o come Eros e Thanatos, divinità minori nella letteratura orfica, legate alle credenze religiose dell'Orfismo e a Orfeo stesso, la cui esistenza storica rimane incerta. I ritratti di Perucchini sembrano distogliere lo sguardo, come se guardassero oltre la cornice e invitassero silenziosamente lo spettatore a considerare cosa giace al di fuori dell'immagine rappresentata. Dettagli come una lettera e una carezza evocano ricche narrazioni, offrendo ai pubblici un'intimità emotiva che invita a riconsiderare ulteriormente i classici.
Portando alla luce elementi a lungo oscurati all'interno dei canoni a noi familiari, Perucchini riformula l'idea dei classici come una costruzione in un continuo processo di interpretazione. Anziché confermare queste storie consolidate, i suoi dipinti le rivelano nuovamente come misteri, in attesa di essere svelati e ricomposti dallƏ spettatorƏ. In questo modo, l’artista restituisce la continua trasformazione della narrazione mentre si muove tra la geografia e il tempo, sfumando i confini tra storia, mitologia e fede.
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Via Modane, 16 - Torino
Giovedì: 20
- 23 (entrata
gratuita)
Venerdì, sabato e domenica: 12
- 19
Lo spazio espositivo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo rimarrà chiuso dal 20 marzo al 6 aprile




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