venerdì 4 aprile 2025

Flashback Habitat propone fino al 27 luglio 2025 la mostra FONDATO SUL LAVORO. Una riflessione sulle questioni più urgenti attraverso 26 opere di epoche differenti


Da giovedì 3 aprile a domenica 27 luglio, negli spazi di Flashback Habitat, è possibile visitare la mostra Fondato sul lavoro.

Fondato sul lavoro, con le sue ventisei opere che attraversano epoche differenti, vuole essere testimonianza di questioni che oggi quanto mai si rivelano urgenti. Il ruolo dell’artista non è quello di restare in disparte e in silenzio, ma di “gridare” e denunciare, attraverso la sua acuta visione del mondo, le ingiustizie e le sopraffazioni sociali.

Il lavoro è al centro del patto sociale, principio fondativo della Repubblica e motore dell’avanzamento della società. Ma quale lavoro? Per chi e a quale prezzo?

La mostra esplora il tema nella sua complessità, svelandone le contraddizioni e i mutamenti. In un momento storico segnato da precarietà, diseguaglianze e dall’emergenza globale delle morti sul lavoro, la questione assume una rilevanza ancora più profonda, dando voce a chi resta spesso invisibile.

La Repubblica Italiana non si fonda semplicemente sull'articolo della Costituzione, ma sulla centralità dell'essere umano, in cui il lavoro gioca un ruolo fondamentale. Per questa ragione, si è scelto di intitolare la mostra declinando la parola "Fondato" al maschile, proprio per sottolineare quanto sia il lavoro a essere radicato nell’essere umano, nella sua identità. È il momento di tornare a mettere l’essere umano al centro della riflessione.

Il percorso espositivo si snoda tra linguaggi ed epoche differenti, dal IV secolo a.C. fino a oggi, intrecciando l’eredità artistica del passato con le urgenze del presente. L’Anonimo Ceramista Attico, Gerhard van Steenwijck e il Ceramista Cinese della Dinastia Yuan offrono un affresco sulla storia del lavoro domestico. Le opere riflettono una realtà sociale che attraversa i secoli, dove il lavoro domestico era svolto prevalentemente da donne, spesso giovani e provenienti da ceti sociali più umili. Un lavoro durissimo e spersonalizzante, privo di autonomia e diritti, che costringeva a rimanere silenziosi e invisibili.

La mostra intende abbracciare e aprire una più ampia riflessione anche sul lavoro sessuale, rappresentato dal Nudo femminile di Renato Guttuso. Con il suo stile crudo e diretto, l’artista racconta la condizione sociale della donna con un’attenzione precisa: il corpo come oggetto, spesso segnato e sfruttato. La prostituta protagonista dell’opera mette in discussione le nostre percezioni e ci costringe a guardare in faccia una realtà che non possiamo ignorare: l’esistenza del sex work.

Nel solco della riflessione politica e sociale, si inseriscono Sandro Mele con Folklore Globale e Turi Rapisarda con I Mille. La serie fotografica di Rapisarda documenta la migrazione degli operai meridionali verso il Nord Italia durante il boom economico, ispirandosi alla storica spedizione dei Mille di Garibaldi. L’opera omaggia il coraggio e la dignità di questi lavoratori, ma critica anche il sistema che li ha sfruttati senza garantire pari opportunità. Realizzata nel 1992, la serie presenta ritratti a grandezza naturale, simbolo di una lotta silenziosa per un riscatto economico e sociale.

Lorenzo Viani, invece, racconta il dramma delle mogli dei pescatori, documentando il dolore e la resistenza di chi aspetta. Enterramiento de diez trabajadores di Santiago Sierra svela il lato più brutale del lavoro, le condizioni di sfruttamento e mercificazione dell’essere umano. I protagonisti sono dieci lavoratori senegalesi che accettano per un’esigua somma di denaro di essere sepolti sotto la sabbia per un'intera giornata. Gianluca e Massimiliano De Serio, attraverso il linguaggio cinematografico, raccontano le storie di chi lavora ai margini, accendendo i riflettori sul caporalato. Il cortometraggio dell’artista croato Igor Grubic How Steel Was Tempered segue la storia di un padre che porta il figlio in una vecchia fabbrica in disuso dove un tempo lavorava. L’opera non solo esplora l’evoluzione del sistema economico e sociale, ma diventa anche metafora di riconciliazione intergenerazionale. L’edificio, simbolo del florido passato industriale, diventa il contesto in cui padre e figlio si ritrovano. Alla fine, il figlio comprende finalmente il duro lavoro e i sacrifici del padre, risanando il loro legame.

Cosimo Calabrese con Zona Ilva e Pierfrancesco Lafratta con Diorama si confrontano con le conseguenze della crisi e dell'abbandono in cui imperversa il territorio tarantino: rimane una città sospesa tra sopravvivenza e morte, tra la necessità del lavoro e l’emergenza sanitaria e ambientale di un luogo fagocitato dall'industrializzazione. In Elisa Arcangelo Sassolino richiama una figura femminile che può essere interpretata come simbolo di forza, determinazione e vulnerabilità, facendo riferimento a una condizione di fatica e sacrificio spesso associata al lavoro e alla lotta quotidiana. L’opera di Sassolino evoca inoltre un forte senso di resistenza, di sforzo prolungato, di un corpo che persiste e si oppone, pur nell'inevitabile consapevolezza dei suoi limiti. Il linguaggio astratto di Giuseppe Santomaso ci parla anche lui del lavoro in fabbrica. La sua Trancia è uno strumento usato per tagliare o forare materiali duri come il metallo, rappresentazione del duro lavoro e sacrificio legato alle attività industriali.

Con Una sola vita, Francesco Sena porta lo spettatore dentro il conflitto tra il corpo umano e l’ambiente industriale, mostrando la consunzione del materiale e dei corpi: sette candele antropomorfe - come protagoniste di un funerale di stato - restituiscono la memoria di sette operai morti per incuria e superficialità. E ancora sulle conseguenze dell’inquinamento industriale, Per l’eternità di Luca Vitone racconta gli effetti, le cicatrici, l’amara eredità dell’impatto che l’eternit ha avuto sulla vita delle persone e sul territorio piemontese. Quella polvere bianca è un nemico invisibile ma presente, cristallizzato nelle voci, nelle testimonianze di chi quella tragedia l’ha vissuta, nella paura che suscita la memoria del vento, che per analogia diventa paura di respirare.

Con un altro linguaggio, Ottavia Brown dà voce alle vittime del lavoro con una canzone: Non solo le stelle brillano è il brano che l’artista dedica alle “Radium Girls”, giovani donne avvelenate mentre dipingevano quadranti luminosi con vernici al radio. Di notte, come delle bellissime lucciole, splendevano loro stesse del colore dei quadranti che pitturavano. Corpi trasformati in opere d’arte involontarie, destinate a portare il segno di un’ingiustizia fatale.

Dare luce a ciò che è nascosto, marginalizzato o dimenticato è proprio uno dei compiti che Flashback si assume con forza, ponendolo al centro attraverso un dialogo continuo tra arte e vita, tra opere e quotidiano. Con questo approccio, l’arte non viene percepita come un mondo separato, relegato alle gallerie o ai musei, ma come un elemento vivo e attivo, capace di parlare delle sfide e delle speranze dell’esistenza umana. L’arte diventa così una lente di ingrandimento sulla realtà, ma anche un mezzo per comprenderla, criticarla e, in ultima analisi, trasformarla.

Artist*: Turi Rapisarda, Lorenzo Viani, Esemplari filatelici, Gianluca e Massimiliano De Serio, Luca Vitone, Anonimi Carcerati Indiani, Sandro Mele, Antico Ceramista Attico, Santiago Sierra, Ceramista Cina Dinastia Yuan, Pierfrancesco Lafratta, Carlo Fornara, Giuseppe Santomaso, Artista Cina Dinastia Ming, Alessandro Bulgini, Gerhard van Steenwijck, Giuseppe Pennasilico, Domenico Antonio Mancini, Leonard D. Abbott e Helen G. Haskell, Igor Grubic, Renato Guttuso, Ottavia Brown, Arcangelo Sassolino, Cosimo Calabrese, Francesco Sena.

Gli spazi di Flashback Habitat, sede dal 2022 di Flashback Art Fair, grazie alle direttrici Ginevra Pucci, Stefania Poddighe il Direttore Artistico Alessandro Bulgini, sono animati tutto l’anno con una programmazione che spazia dalle serate jazz, alle presentazioni di libri, agli incontri e dibattiti culturali. L”Habitat” accoglie espressioni artistiche diversificate, mettendo al centro il valore umano come elemento fondamentale.

Il Circolino Bar/Bistrot con la sua programmazione e la ristorazione è aperto tutte le settimane da giovedì a domenica.

Flashback Habitat

Corso Giovanni Lanza 75 a Torino

Fondato sul Lavoro

3 aprile - 27 luglio 2025

Inaugurazione mercoledì 2 aprile ore 18.30

Apertura al pubblico da giovedì 3 aprile 2025

a cura di Alessandro Bulgini

da un’idea di Francesco Sena

testi di Ginevra Pucci

flashback.to.it

info@flashback.to.it

t. +39 393 64 55 301

Orari

giovedì, 18:00 - 24:00

venerdì, sabato e domenica, 11:00 - 24:00

 

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